Le storie di Siena e dei senesi nella rubrica di Arianna Falchi

Il racconto di Sara Vanni, ex studentessa dell’Università di Siena, campionessa del gioco Reazione a Catena su Rai Uno insieme a Le Sibille, diventata bersaglio (ma non vittima) degli odiatori del web

Oggi il nostro filo accende la tv e… “ma quella la conosco!” Un bel paio di occhiali, il linguaggio forbito e, nonostante i commenti di qualche leone da tastiera (o detto alla senese ‘strullo da tastiera’), un sorriso contagioso che accompagna un’ironia pungente. Sara Vanni, originaria di Diamante in Calabria, 29 anni, laureata in lettere all’università di Siena, ha conquistato il cuore dei tanti telespettatori che, in queste sere d’estate, hanno tifato per lei e Le Sibille durante il gioco di Rai Uno ‘Reazione a Catena’, dove le tre ragazze hanno mantenuto il titolo di campionesse per ben 13 puntate. Oltre al successo in tv, Sara ha letteralmente spopolato anche sul web grazie alla sua simpatia e all’autoironia brillante, sempre pronta allo scherzo e al gioco. Purtroppo, in questi anni le piattaforme social ci hanno tristemente abituati anche a numerose manifestazioni di odio e cyber bullismo. Sara, mantenendo sempre il suo spirito battagliero e il sorriso sulle labbra, ha dovuto fare i conti anche con queste persone che, nascoste dietro ad uno schermo e a profili falsi, hanno attaccato con offese e minacce lei e le altre due ragazze che compongono il trio de Le Sibille, arrivando a minacciare anche amici e famiglia.

Iniziamo con le presentazioni…

Intanto, io sono Sara, questa è la cosa fondamentale. Di base sono un’insegnante di italiano storia e geografia in un liceo di Torino. Poi sono anche cantautrice e podcaster. I miei podcast trattano di psicologia, sessualità, mondo del lavoro e società. E sono una Sibilla!

Anche Siena sul tuo percorso…

Sì! Ho fatto a Siena la triennale in lettere con indirizzo spettacolo, poi ho proseguito con la specialistica a Roma. Proprio a Siena ho conosciuto Giovanna, la caposquadra de Le Sibille. Anche lei studiava lettere ed è nata un’amicizia che dura ormai da 9 anni. L’altra componente del gruppo, Valentina lavorava alla mensa Bandini. In un certo modo, possiamo dire che il trio ha mosso i primi passi proprio a Siena.

Come sono nate Le Sibille?

Giovanna ha mandato l’iscrizione dopo aver pubblicato un annuncio dove ricercava delle compagne. Abbiamo risposto io e Valentina, così sono nate Le Sibille. Ci chiamiamo così perché… fondamentalmente siamo strane! Abbiamo sogni premonitori, io sono appassionata di astrologia e diciamo che tutte e tre siamo in connessione con l’universo.

Come è stato l’impatto con la tv?

Buono, anche se essere in tv ci ha ovviamente esposte ad un pubblico nazionale. Forse per la nostra natura spigliata, siamo state prese un po’ di mira: all’inizio abbiamo ricevuto commenti offensivi sui social per l’aspetto fisico. Frasi come “perché non ti fai una plastica” o “perché non ti copri la faccia”.

Poi cosa è successo?

I commenti sono degenerati ed i toni si sono talmente alzati che sono dovuta passare alle vie legali. Tra i commenti c’erano anche insulti al mio orientamento sessuale, sui giornali nazionali se ne è parlato molto… ironicamente parlando, sono diventata la Chiara Ferragni dei gay! Ma credo che il fulcro del problema sia un altro.

Ovvero?

Che sia per l’orientamento sessuale, per l’aspetto fisico o per qualsiasi altra cosa, il fattore principale è sempre lo stesso: l’odio. Vorrei che venisse sottolineato questo: c’è bisogno di educazione, un’educazione che escluda l’odio gratuito e che faccia capire che le parole hanno un peso, sempre. Un sacco di ex campioni dei giochi tv mi hanno scritto in questi giorni è mi hanno raccontato di aver vissuto delle esperienze simili. Mi ha contattata una concorrente dei Soliti Ignoti raccontandomi la sua storia: nel programma non andò molto bene e commise molti errori. Questo bastò a scatenare la furia degli haters che arrivarono ad offese molto personali.

Chi sono questi odiatori?

Penso che siano persone che magari non hanno raggiunto i loro obiettivi. Questo crea in loro una grande frustrazione e cercano di affossare il prossimo. È la cosa più semplice che mi viene da pensare. Sono persone arrabbiate con il mondo è spesso non ci mettono la faccia. Tanti dei commenti che hanno fatto a me provengono da profili fake, creati appositamente per scrivere commenti d’odio verso il malcapitato di turno. Il più delle volte se la prendono con persone vitali, che hanno allegra e spensieratezza. Inizialmente ero ironica anche su questo, mi faceva ridere il fatto di aver raggiunto una popolarità tale da avere degli haters. Qquando mi hanno detto di fare la plastica, rispondevo con gif e vignette. Una volta, quando mi hanno insultata per i denti, ho risposto “me li rifaccio con i soldi della vincita”.

Come si combatte tutto questo?

Sensibilizzando le persone su certi temi e, a mio avviso, implementando i supporti psicologici per le persone. Sarebbe bello che venissero potenziati i consultori, ad esempio. Credo che il lato psicologico delle persone dovrebbe essere una priorità: invece, spesso passa in secondo piano e ancora non se ne riesce a comprendere l’importanza. Vorrei che i centri appositi, i consultori, fossero più accessibili e più valorizzati.

Togliendo questa triste parentesi, quali sono gli aspetti positivi? È comparsa anche in pagine come Trash Italiano e Alpha Woman…

Fin quando non sono degenerati gli insulti, è stato tutto molto bello. Ero felice che agli altri arrivasse la mia ironia. Contribuivo anche io a fare i meme ed i fotomontaggi simpatici. Questa è la parte bella del web. Poi ci hanno scritto persone dall’estero per sostenerci: Germania, Brasile, Svizzera, Venezuela… e poi ovviamente tutti i sostenitori da ogni parte d’Italia. Si sono appassionati al nostro trio per la simpatia. Facendo una sintesi, le persone ci hanno ringraziato per aver portato una ventata di freschezza in Rai e in tanti ci hanno fatto i complimenti per la preparazione culturale.

Penna e cuore, dal 1991. Credo nella potenza delle parole, unica arma di cui non potrei mai fare a meno. Finisco a scrivere sui giornali un po' per caso, ma è quella casualità che alla fine diventa 'casa' e ho finito per arredarla a mio gusto. Sono esattamente dove vorrei essere. Ovvero, ovunque ci sia qualcuno disposto a leggermi.

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