Le storie di Siena e dei senesi nella rubrica di Arianna Falchi

Oggi il filo di Arianna incontra la regina di Siena: Piazza del Campo.

Alla vigilia dei quattro giorni del Palio che non c’è, la Piazza si racconta

Alla vigilia dei quattro giorni del Palio che non c’è, il nostro filo ha deciso di incontrare una dei principali protagonist: la signora Piazza del Campo. Non servono presentazioni per la regina di Siena, che anche senza tufo si mostra in grande spolvero, apparendo più bella che mai, anche se avvolta da un velo di malinconia, un po’ come tutti noi. La Piazza del Campo ci racconta le sue sensazioni alla vigilia del terzo Palio mancato. E il nostro filo ascolta le sue parole, trascinato tra colonnini e pietre, innamorandosi, commuovendosi, sperando. Sperando forte.

Signora Piazza del Campo, ancora senza Palio. Come si sente al riguardo?

Eh.

…Eh?

Eh! Mi sento vòta! Gnuda come un cittino appena nato, come se m’avessero levato la Torre, come se Sunto ‘un potesse più sona’. Mi sento come si sente una mamma quando ‘un vede i su’ figlioli da tanto tempo e, credetemi, è brutto parecchio. Ma lei lo sa che giorno è domani? Domani dovevano dà i ‘avalli. E invece nemmeno una bestia, nemmeno uno zoccolo, niente tufo.

Le mancano i contradaioli?

Da morì! Mi mancano più quelli di tutta quell’altra roba. Mi manca sentilli arriva’ da lontano, con que’ vocioni pieni delle loro canzoni, con i musi sudati e zuppi d’attese, con quell’occhi che sembrano volemmi abbraccia’ co’ lo sguardo. ‘Un lo so mi’a se mi so spiega’ bene, perché è difficile, compli’ato, ve la vorrei fa sentì l’emozione che si prova. Che io alla fine so’ una spettatrice, io guardo la vita che in me si compie, du’ volte l’anno. E senza di loro, che vita è? Però, da una parte, so’ anche orgogliosa.

Perché?

Come perché, gazzilloro d’un filo! So’ orgogliosa perché nelle strade della mi’ Siena, la vita ‘un s’è mai spenta. Me l’hanno raccontato i vicoli, gli spifferi tra i muri, la pietra serena. Me l’ha mormorato Fonte Gaia in una notte serena. M’hanno detto di mani che si so’ tese, di un impegno silenzioso, m’hanno detto di canti pe’ le strade e di una passione sempre accesa, mai sopita. M’hanno raccontato di tanto coraggio. E io mi so’ commossa. Perché ho capito che questi qui, che qualcuno di so’ pazzi, hanno portato il loro ardore anche fuori dalla mi’ conchiglia. E che soddisfazione. Che soddisfazione!

Ma lei il Palio lo farebbe?

Oh nini, io il Palio lo farei tutti i giorni! Senza tante beghe eh! Si buttala terra e via, tanto noi si sa come fa’. Però…

Però?

Però gnamo.

Gnamo dove?

Oh nini, ma te l’hai capito il Palio che è o no?

Me lo dica lei…

Il Palio è amore. Passione, lacrime, sudore, è monta’ in palco e sta a sede’ appiccicati, fitti ‘ome penne di nana. Il Palio è aspetta’ l’assegnazione in dieci in un triangolo d’ombra, tutti pe’ mano, abbracciati a quello, a quell’altro. Il Palio ti vole vede’ nel muso, e i musi devano esse’ scoperti. Andare dietro il cavallo in cento, du’gento, in mille! Il Palio è corressi incontro all’ultimo scoppio di mortaretto, è cerca’ chi si ama e abbracciallo stretto, berciagli “oh! S’è vinto, madonnina santa, s’è vinto!” e dopo abraccia’ quello accanto, anche se ‘un c’hai mai parlato prima. Il Palio è esse’ piccini e dassi la mano pe’ un perdessi, è scambiassi i bicchieri a cena, scambiassi l’anima, il cuore, il pensiero. Il Palio, senza stacci troppo a ragiona’, ve lo di’o io che è. So’ le persone. Quelle che s’amano, quelle che gli daresti du’ troni, quelle che vengano quattro giorni l’anno e quelle che ce le trovi sempre. E se bisogna stassi a du’ metri, me lo spieghi te che Palio è?

E lo Straordinario?

Allora ‘un l’hai ‘apito.

Il Palio è SEMPRE Straordinario.

Penna e cuore, dal 1991. Credo nella potenza delle parole, unica arma di cui non potrei mai fare a meno. Finisco a scrivere sui giornali un po' per caso, ma è quella casualità che alla fine diventa 'casa' e ho finito per arredarla a mio gusto. Sono esattamente dove vorrei essere. Ovvero, ovunque ci sia qualcuno disposto a leggermi.

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