Le storie di Siena e dei senesi nella rubrica di Arianna Falchi

Il filo di Arianna, stavolta si aggroviglia attorno alle zampine dei gatti della colonia di San Prospero.

A raccontarci la loro storia, sono le volontarie Marzia Pasqui e Mariarosa Greco

Il nostro filo oggi ci fa conoscere le vibranti fusa che riecheggiano in San Prospero e ci fa conoscere gli aMici della colonia felina. Sono tanti, belli, paffuti, simpatici (quasi tutti) e hanno dalla loro parte l’amore e la dedizione costante delle volontarie che, ogni giorno, si prendono cura dei gatti della colonia di San Prospero. Oggi, a raccontarci la vita di questi baffuti animali, sono Mariarosa Greco e Marzia Pasqui, due delle tenaci volontarie che mettono in campo tutto il loro impegno, ricevendo in cambio un grande amore felino.

Come è nata la colonia felina di San Prospero?

“Mi sono trasferita a San Prospero nel 2017 – racconta Mariarosa Greco – e da sempre seguivo l’associazione A.Mici Miei. Mi ero accorta che in zona c’erano tantissimi gatti, ma per me è iniziata con un incontro speciale: uscendo dal cinema in fortezza, mi sono imbattuta in un gatto che sembrava smarritissimo. Lo portai dalla mia mamma e chiamai Mariangela di A.Mici Miei: era solo fuggito. Mi disse che a San Prospero c’erano tante tate volontarie e le contattai. Insieme a loro e a Marzia abbiamo iniziato a sterilizzare in quest’area, visto che molti gatti stavano intorno ad un condominio di Via Fiume e si erano eccessivamente moltiplicati: molti provenivano da un’area privata, siamo riuscite a sterilizzare anche loro. Abbiamo formalizzato la colonia sotto la gestione di A.Mici Miei: è una realtà tutto sommato nuova, ma c’è un gruppo di gatti compatto che siamo riuscite a sterilizzare”.

Quanti sono i gatti della colonia?

“Da quando ci hanno liberato dopo il lockdown abbiamo ripreso a sterilizzare e dare in adozione: almeno 30 gatti”.

In questi giorni si è parlato molto del ritrovamento di spugne fritte e polpette avvelenate, proprio nella vostra zona. Cosa ne pensate?

“Via Oberdan, la strada vicina alla colonia, è tappezzata di cartelli di pericolo – raccontano le volontarie -. Abbiamo fatto denuncia per le polpette, anche perché la colonia si trova davvero a pochi metri da dove sono state ritrovate. In realtà, abbiamo anche pensato che potesse essere un gesto mirato per i mici, ma in molti che vivono il quartiere ci ringraziano per il nostro lavoro e per aver gestito la situazione. Essendo gatti sterilizzati, non lasciano odori, non si azzuffano, non creano disagi”.

Come sono gli spazi della colonia felina?

“Qui non c’è area comunale dove loro possono stare: li curiamo in un pezzettino minuscolo di verde dove riusciamo ad accudirli con delle postazioni, ma non abbiamo aree dove mettere le cucce anche per l’inverno: sono tutti pezzi di privati che mettono a disposizione le loro proprietà. L’idea è quella di diminuire la colonia il più possibile dandoli in adozione, tenendo quelli meno adatti alla vita in famiglia”.

Parlateci di loro, i veri protagonisti…

“Cercano davvero una famiglia, ci seguono sempre. Si strofinano alle gambe, fanno le fusa e giocano tanto. Ne abbiamo sempre 6 o 7 da dare in adozione”.

Quali sono le differenze tra l’adottare un cucciolo o un gatto adulto?

“Dipende dai caratteri! Come per le persone, non si può mai sapere. Anzi, da grandi magari si può riuscire a conoscerlo meglio perché il suo carattere è già formato. Ci sono gatti con caratteri tremendi, è sempre un’incognita. Quelli che sono da noi li conosciamo benissimo e sappiamo che caratteri hanno: ci vuole sicuramente più pazienza per quanto riguarda l’habitat. Il gatto piccolo ha meno memoria del suo storico e fa meno fatica ad adattarsi. A livello di attaccamento dipende dal carattere del gatto… E da quello del padrone! Molti hanno bisogno di tanto tantissimo affetto. Si fidano, si è instaurato un rapporto di fiducia. Ci vuole più pazienza e attenzione sia per non farlo scappare che per instaurare un rapporto di fiducia. Noi, ad esempio, abbiamo adottato dei gatti adulti affettuosissimi”.

Com’è la vita di una volontaria?

“Noi abbiamo creato gruppo whatsapp delle volontarie di San Prospero. Vorremmo poi fare una menzione speciale per la persona che si è occupata delle catture per le sterilizzazioni: la signora Granai, bravissima, che se ne occupa da 30 anni. Con le altre ci diamo i turni per andare a nutrirli, gli prepariamo il cibo e glielo portiamo: è un po’ particolare perché la zona risulta leggermente scoscesa, stiamo cercando aree nuove ma adesso non ne troviamo ed è difficile spostare i gatti da dove sono abituati a mangiare. Poi, andiamo a monitorare la colonia per capire se ci sono new entry. Qualcuno li abbandona lì perché sa che ci sono altri gatti. Ovviamente controlliamo il loro stato di salute: ultimamente abbiamo avuto due gattini infortunati: uno con un sasso nell’orecchio e un altro che si era fatto male alla fronte. Tutte cose che non accadrebbero in una casa”.

La signora Granai

Perché lo fate?

“Questa è una cosa che sentiamo. Dobbiamo farlo. Li vediamo in difficoltà ed il desiderio è quello di trovare la soluzione migliore per loro e per il proprietario che vuole adottare. Vogliamo tutelarli. Qui c’è lavoro per tutti, nonostante il gruppo siamo poche. Cerchiamo aiuto”.

Come si deve fare per darvi una mano o per adottare uno dei gatti?

“Chiunque voglia dare una mano o adottare uno dei gatti della colonia, può mettersi in contatto con noi, siamo sempre disponibili e reperibili. Se qualcuno vuole adottare può interfacciarsi con noi: un po’ di preaffido e magari una visita a casa (Covid permettendo). Ci occupiamo noi di prenderli per non stressarli troppo. A parte questo, tutti quelli che volessero venire a vedere la colonia e conoscere i mici, sono sempre i benvenuti! Anche solo per due coccole”.

Penna e cuore, dal 1991. Credo nella potenza delle parole, unica arma di cui non potrei mai fare a meno. Finisco a scrivere sui giornali un po' per caso, ma è quella casualità che alla fine diventa 'casa' e ho finito per arredarla a mio gusto. Sono esattamente dove vorrei essere. Ovvero, ovunque ci sia qualcuno disposto a leggermi.

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