Le storie di Siena e dei senesi nella rubrica di Arianna Falchi

Oggi il nostro filo si innamora. Si innamora dei sorrisi dei bambini di Analaroa e Anivorano,

del cuore grande delle suore orsoline e del libro di Eleonora Vannucchi

che ci fa scoprire il Madagascar e la sua gente

Il nostro filo non conosce confini e oggi arriva in Madagascar. Un viaggio lunghissimo in un luogo di cui si sa poco ma che, oggi, trova spazio in un racconto dalle mille sfumature: a portarci per mano in quest’isola a largo della costa meridionale dell’Africa, è Eleonora Vannucchi, senese e civettina. Questa storia parte dai primi anni 2000 con la nascita della Onlus Sunrise, creata da Letizia Calosi. E poi arriviamo al 2008, quando Gualtiero Vannucchi, padre di Eleonora, compie questo viaggio in quest’isola stupenda, scoprendo quel Madagascar che tra poco andremo a raccontare. Un viaggio, quello di Gualtiero, che ha dato inizio a qualcosa di grande e che oggi Eleonora porta avanti mettendoci cuore e coraggio. Gualtiero Vannucchi scompare prematuramente il 5 ottobre del 2018 ma l’amore, si sa, non muore mai ed è capace di proiettare i sogni avanti nel tempo. Arriviamo all’8 novembre 2019, quando a partire stavolta è Eleonora, insieme alla madre Alessandra Filippone e all’amica Chiara Morandi. Da quel viaggio a mani tese e a cuore aperto, è nato il libro “Mahafinaritra ity toéranày, il nostro posto felice“: al suo interno, le immagini e i pensieri che la giovane contradaila della Civetta ha raccolto.

Eleonora Vannucchi, come è nata l’idea di questo viaggio?

Diciamo che il viaggio è iniziato prima di partire. Il sogno del mio babbo era tornare in Madagascar una volta in pensione, ritrovando i bambini di cui si era innamorato durante il suo viaggio. Avevo promesso di andare con lui e con mamma, sia per loro che per un mio personale desiderio. Appena scomparso, il primo pensiero lucido che ho avuto è che tutto l’aiuto che le persone
volevano offrire alla mia famiglia, andasse a questi bambini. Così, il giorno del funerale, con una foto di babbo in mezzo ai piccoli che aveva conosciuto, avevamo allestito una scatola per le offerte. Se qualcuno voleva ricordare Gualtiero, quello era il modo. A ottobre 2019 si è tenuto anche un concerto dove abbiamo continuato a raccoglier fondi, grazie anche all’associazione Sunrise Onlus. L’8 novembre dello stesso anno, siamo partite stando lì quasi un mese. I fondi raccolti, hanno dato il via ad un progetto che porterà alla realizzazione di una scuola.

Come e andato il viaggio?

L’associazione Sunrise si appoggia alle suore orsoline che fanno capo a Verona. Lì infatti, le suore malgasce vengono per fare una specializzazione e poi tornano in Madagascar: questo per noi è stato di aiuto, perché una volta arrivate abbiamo potuto comunicare con loro che hanno imparato l’italiano. L’unica suora italiana è suor Anselmina che coordina le suore da Antananarivo, la capatiale. I primi due giorni siamo state accolte da lei che, in passato, ha aiutato tantissimo Letizia a mettere in piedi l’associazione. Poi ci siamo spostate, accompagnate da un’altra suora ed un autista che guidava la jeep, ad Analaroa, un villaggio dove le orsoline hanno creato un istituto per i bambini (attualmente ne hanno 42) con disabilità fisiche date da malnutrizione o con disfunzioni congenite dovute alla malnutrizione della madre o condizioni poco igieniche. Loro li aiutano a recuperare e guarire per quanto possibile, stanno con i bambini 24 ore su 24. Ci sono anche alcune ragazze, infermiere e mestre, che li fanno mangiare, giocare e altro. In questi istituti, anche grazie ai fondi raccolti dall’associazione Sunrise, sono nate delle sale operatorie dove alcuni medici volontari dall’Italia vengono ad operare, magari durante le loro settimane di ferie. A volte, arrivano ad operare anche 50 bambini a settimana.

Quanto è importante l’intervento medico in loco?

Il problema iniziale non era solo l’operazione dei bambini. La capitale è lontana, sono 150 km e non è come in Italia dove spostarsi è facile, le strade sono molto mal ridotta e anche la benzina scarseggia: non tutte le famiglie se la possono permettere. Noi per spostarci da Antananarivo ad Analaroa, ci abbiamo messo almeno 10 ore. Quindi le operazioni nell’istituto permettono ad un numero più ampio di bambini di essere aiutati, magari raggiungendo l’ospedale della capitale solo una volta ogni 2 o 3 mesi per i controlli. Hanno anche la sala del dentista, altra cosa molto importante in quanto l’igiene orale a volte viene trascurata e possono nascere tantissime malattie.

Cosa avete fatto in quei giorni?

Siamo state lì 15 giorni a dare una mano. Giocavamo con i bambini che hanno dai 4 ai 13 anni, autavamo a lavarli, si mettevano a letto, aiutavamo le suore a coltivare l’orto o a ricucire i vestiti dei piccoli. Tutto questo ci faceva sentire bene. Sono andata lì nella speranza di aiutarli e fare qualcosa, ma era più il benessere che hanno dato a me, di quello che io ho dato a loro. Nessuno di loro sa l’italiano, studiano solo malgascio e francese, però non serviva fare discorsi: riuscivamo a capirci con i gesti e gli sguardi. Eppure si creava quell’empatia impensabile che non sarebbe possibile provare in altri luoghi.

Poi il viaggio è proseguito?

Sì, siamo andate ad Anivorano un villaggio in mezzo alla foresta, totalmente immerso nella natura di cui anche il mio babbo si era innamorato. Anche lì è nato uno di questi istituti ed abbiamo continuato con l’attività, cercando di aiutare il più possibile. In quell’istituto i bambini sono un po’ più grandi, vanno dai 13 ai 16 anni. Siamo diventate parte di loro.

Da questo viaggio è nato un libro…

Il progetto del libro lo avevo in mente già prima di partire. Ho due grandi passioni che sono la fotografia e la scrittura. Qualche giorno prima di partire ho comprato una macchina fotografica ed ho voluto immortalare questi momenti per ricordarli anche tra tanti anni. In realtà, è stato il mio babbo a darmi l’idea: lui c’era stato nel 2008 e si era portato dietro un librino per fare un diario di bordo, qualcosa addirittura scritto in forma di poesia. Mentre ero lì scrivevo anche io, tra pagine di diario, pensieri e poesie.

Cosa si potrà trovare nel libro?

Sopratutto foto ma anche pensieri e piccole poesie che ho scritto durante quel viaggio. Ho messo insieme queste passioni ed ho voluto creare qualcosa che potesse far vedere alle persone che sono state generose con noi, una testimoniaza di ciò che avevano aiutato a fare. Volevo far capire cosa può scatenare anche solo un piccolo gesto. Nei mesi di lockdown ho messo tutto insieme. Ho riguardato foto e testi. Per la stampa mi sono affidata a Riccardo Cerpi delle Edizioni Il Leccio. Lui mi ha dato una grande mano nel costruire il tutto.

A breve si terrà la presentazione…

Volevamo fare una presentazione con tanta gente, ma ovviamente con il Covid è stata dura. Quest’inverno ho messo tutto insieme e a giugno riusciremo a fare la presentazione, sperando di poter invitare più persone possibili anche se le limitazioni ci saranno. Avevo voglia di fare qualcosa che portasse bene e serenità alle persone. Si terrà il 10 giugno nei locali della Magione, possibilmente all’aperto se il meteo ce lo concederà.

Penna e cuore, dal 1991. Credo nella potenza delle parole, unica arma di cui non potrei mai fare a meno. Finisco a scrivere sui giornali un po' per caso, ma è quella casualità che alla fine diventa 'casa' e ho finito per arredarla a mio gusto. Sono esattamente dove vorrei essere. Ovvero, ovunque ci sia qualcuno disposto a leggermi.

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