Nel corso degli anni siamo stati invasi da negozi di cravatte, mutande, grembiuli, caramelle disposti a pagare affitti altissimi ma che restano solo pochi anni

Io li chiamo negozi “usa e getta” e ne è pieno il mondo. Quale sia l’obiettivo commerciale è difficile da capire per un profano, ma sicuramente è un progetto di marketing del quale fanno le spese tutte le città. E che sarebbe da evitare.

Basta fare un piccolo sforzo di memoria per ricordare quando Siena, come moltissime altre città, si è riempita di negozi di cravatte. Sembrava che ogni uomo avesse la necessità di cambiarne almeno due al giorno da quanti ce n’erano. Poco dopo si sono tutti trasformati in negozi di slip da uomo e da donna. Peraltro di qualità non eccelsa. Un baleno e sono scomparsi per lasciare il posto alle confezioni personalizzate di grembiuli e strofinacci. Ma chi li comprava, mi chiedo?

Il fatto anomalo è che sono scomparsi non solo da Siena, ma da quasi tutto il resto del mondo dove erano nati come funghi. Si passa poi alle cialde per caffè, poi caramelle così dolci da far venire la nausea solo a guardarle, ed ecco il più raffinato tartufo a prezzi da capogiro. Nel mezzo metterei anche i fotografi di iride e, vedrete che fra poco arrivano, perchè in giro per l’Europa li ho visti ovunque, i negozi che vendono paperelle di tutte le fogge.

I negozi “usa e getta” non portano valore aggiunto alla città se non ai locatari dei fondi, vivono per tempi brevi, quanto basta per sfruttare la novità, e poi scompaiono. Come è accaduto adesso all’Arco dei Rossi, dove lo stesso fondo si è trasformato in pochi anni da venditore di cialde a commercio di prodotti del tartufo, per poi chiudere di nuovo.

Credo che la città di Siena non abbia bisogno di questo settore commerciale. Avrebbe bisogno di ritrovare il commercio serio cittadino, portato avanti da imprenditori locali che, però, hanno difficoltà a pagare le cifre richieste per l’affitto dei fondi. E soprattutto hanno bisogno di tempo per consolidare la loro clientela.

Non credo che ci sia un modo legale per limitare le richieste di aperture dei negozi “usa e getta”, specialmente perchè queste catene sono disposte a pagare affitti alti senza battere ciglio. L’unica possibilità sarebbe quella di aiutare le attività locali che intendono investire nel centro storico. A Firenze ci ha provato il sindaco Nardella con la deliberazione numero 10 del 4 maggio 2020 del consiglio comunale di Firenze.

All’articolo 8 della delibera si legge:

Nelle Vie dei Tornabuoni, Maggio, Lungarno Corsini, dei Fossi e nelle Piazze di Santa Trìnita, degli Antinori, dei Frescobaldi, nei locali direttamente prospicienti sulla pubblica via, sono ammesse solo le seguenti attività:

a. commercio al dettaglio del settore di alta moda, prêt-à-porter e abbigliamento firmati;

b. librerie;

c. gallerie d’arte e antiquari;

d. arredamento e design;

e. banche e assicurazioni;

f. commercio di oggetti preziosi;

g. commercio di orologi;

h. commercio di oggetti d’arte, cose antiche o articoli di antiquariato, articoli di numismatica e filatelia;

i. artigianato tradizionale e artistico come definito dalla L.R. n. 53/2008 purché compatibile con il contesto in base alle normative tecniche vigenti;

j. commercio al dettaglio di fiori e piante.

Sul Ponte Vecchio è vietata l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, ed è ammesso solo il commercio dei generi di:

a. oggetti preziosi;

b. orologi;

c. oggetti d’arte, cose antiche o articoli di antiquariato, articoli di numismatica e filatelia.

Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare

1 commento

  1. Giusto! Anche da turista fa piacere vedere negozi ” local” vecchie botteghe storiche, altro che tutte queste insegne di catene , fra l altro poco eleganti, trovabili in qualsiasi citta. Bisogna far la differenza, far trovar a chi gira per le vie dei prodotti del territorio e non solo cibo poi! Delle belle boutique autoctone fanno piacere!

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