Sono stati presentati oggi i lavori di restauro delle facciate di Palazzo Chigi Piccolomini alla Postierla e Palazzo Buonsignori Brigidi

I lavori di restaurazione delle sedi della Pinacoteca nazionale di Siena (Palazzo Chigi Piccolomini alla Postierla e Palazzo Buonsignori Brigidi) sono iniziati il 26 settembre 2022 e sono finiti, anticipando i tempi previsti, lo scorso 13 giugno. Per entrambi i palazzi si è trattato di operazioni di restauro conservativo con azioni di ripristino e riconfigurazione degli apparati decorativi.

Nel caso di Palazzo Chigi Piccolomini alla Postierla si è intervenuti sulla pulitura degli intonaci e integrazione delle lacune, oltre alla sostituzione delle imposte.

A Palazzo Buonsignori Brigidi, sede principale delle collezioni della Pinacoteca, i lavori hanno riguardato la pulitura e il restauro degli apparati decorativi in travertino e sulle tre tipologie di superfici in cotto. La pulitura è stata eseguita con impacchi di agenti pulenti e micro-sabbiatura. Si sono inoltre consolidate le merlature e bonificato il vecchio sistema di allontanamento dei volatili sostituendolo con un sistema meccanico più efficace. L’esecuzione dei lavori ha permesso nuove ricerche grazie alla presenza del ponteggio.

Nel caso di Palazzo Buonsignori Brigidi la facciata di origine quattrocentesca subi un restauro di tipo mimetico-ricostruttivo nell’Ottocento. Era necessario capire quanto dell’originale paramento murario fosse restato a seguito di quest’ultimo intervento.

Da un’accurata analisi autoptica, svolta dal prof. Fabio Gabbrielli, del Dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali dell’Università degli Studi di Siena, è risultato, diversamente da quanto si poteva immaginare, che la facciata ha conservato in larga parte la tessitura muraria e gli elementi architettonici originali, quali trifore, portali, ferri e decorazioni. Altrettanto sorprendente si è rivelato lo stato di Conservazione della finitura verosimilmente originaria delle superfici laterizie, analizzata dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Marco Giamello, del Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente della medesima università.

Intervista a Axel Hémery e a Stefano Casciu

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