In occasione dei 100 anni del Pci il libro di Primamedia editore

“La vita che ho vissuto mi racconta che ho ancora qualcosa da dire e che parla con la voce dei senza voce ancora dentro di me”. Così Emanuele Macaluso si raccontava in un’intervista inedita nel libro di Gianni Manghetti I capi del PCI, storia di un gruppo dirigente visto da vicino, in uscita per primamedia editore, il prossimo mese di febbraio. 

L’autore, economista, studioso di finanza, a partire dalla metà degli anni Settanta e fino alla morte di Berlinguer, ha collaborato direttamente con molti di loro. È stato responsabile del settore finanziario durante i due governi Andreotti di solidarietà nazionale e ha potuto conoscerli da vicino.

La sua testimonianza, resa con stile discorsivo, consente così di approfondire, in occasione dei 100 anni del PCI, le figure di Macaluso, Tortorella, Natta, Ingrao, Seroni, Barca, Reichlin, Di Giulio, Chiaromonte, Napolitano, Pecchioli, Longo, Bufalini, Berlinguer. Il libro, ricco di aneddoti molti dei quali inediti, si compone anche di due interviste esclusive a Emanuele Macaluso e Aldo Tortorella. “Mi chiedi che cosa ha pesato di più sulla mia vita niente mi è più chiaro: il mondo dei contadini sfruttati – racconta Macaluso nell’intervista inedita che apre proprio il libro – E ancora i minatori per i quali ho lottato come sindacalista in tutto il dopoguerra. Il mio riformismo nasce da lì. Quelle sofferenze mi hanno impedito di cadere nell’attendismo, voglio dire che mi hanno evitato di proiettarmi, di fronte alla miseria degli uomini, al di là, verso il sole dell’avvenire. Ogni giorno era buono per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, ogni giorno poneva la necessità di trovare soluzioni coerenti con i conflitti sociali. Senza aspettare un domani messianico, perché è nell’oggi che gli uomini soffrono”. Il libro descrive quel gruppo dirigente che per lunghi anni governò il Pci, facendone la storia ma contribuendo anche alla profonda trasformazione del Paese: dalle difficili posizioni in politica estera al “Compromesso storico”, dagli anni della solidarietà nazionale alla strategia dell’alternanza democratica; fino ai tentativi compiuti a partire dal 1968 per conseguire l’autonomia dall’Unione Sovietica.

Gianni Manghetti vive a Roma. Già presidente della Cassa di Risparmio di Volterra, ha controllato anche le assicurazioni, un mestiere del quale ricorda solo che le giornate sfrecciavano più veloci dei treni ad alta velocità. Ha anche insegnato economia aziendale a studenti universitari e diplomati in ragioneria. A settant’anni, dopo aver scritto tanto su banche e assicurazioni, ha pubblicato il suo primo libro sull’umanità delle persone incontrate per caso, “Vite pendolari. Ad alta velocità?”. Ha proseguito a scrivere romanzi, a raccontare le sofferenze e le risposte degli uomini tese a rendere più lieve il peso sui loro capi e sulle loro anime.

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