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Ecogazzetta: Il ruolo del gas nella guerra in Ucraina

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La guerra in russo-ucraina e la questione energetica italiana

In caso di blocco delle esportazioni l’Ue potrebbe rimanere senza gas già da aprile

Accanto all’hashtag #stopwar sta diventando virale in questi giorni anche quello #noalricattodelgas, che si riferisce alla dipendenza italiana da parte delle esportazioni russe di gas che, a detta di alcuni, metterebbe la nostra nazione, e non solo, in una posizione di debolezza di fronte alla Russia. La guerra in Ucraina ha spiazzato tutti noi, e ha fatto tornare in Europa un incubo che ormai speravamo appartenesse al passato, sono giorni frenetici in cui le nostre aspettative sono continuamente ribaltate, come si evolverà la situazione? Sicuramente, i futuri passi diplomatici italiani ed europei dovranno tener in considerazione anche la questione energetica, che è un importante e per nulla secondario, elemento in gioco nel conflitto russo-ucraino.

Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) circa il 38,2% del gas naturale consumato in Italia annualmente proviene dalla Russia, ed infatti il presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto nel dibattito energetico apertosi successivamente all’escalation russa in Ucraina dicendo che: “Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato”. Una soluzione radicale che segna un passo indietro nel cammino della transizione energetica.

Questo, nel caso in cui la Russia decidesse di rispondere alle sanzioni occidentali ed europee a suo carico bloccando le esportazioni di gas, ma uno scenario di questo tipo non rappresenterebbe un problema solo italiano, ma continentale. Commerzbank, una delle principali banche tedesche, ben radicata nel mercato europeo, ha ipotizzato che, in caso di chiusura dei rubinetti del gas da parte della Russia l’Ue potrebbe rimanere al secco di energia già da aprile. Avremmo quindi circa un mese per prepararci e ricercare metodi alternativi di sostentamento energetico, o le nostre industrie potrebbero rimanere ferme e le nostre strade restare buie di notte.

A detta di Draghi: “Le vicende di questi giorni dimostrano l’imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni”. Il paradosso starebbe nella ridotta produzione italiana di gas, che ad oggi è ferma ad un quinto di venti anni fa, e nel viceversa assolutamente non ridotto consumo nazionale, rimasto stabile nel corso del nuovo millennio.

Legambiente Toscana non ci gira intorno: ”Con i se e con i ma non si fa la storia, ma lasciatecelo dire, se oggi l’Unione Europea avesse una maggiore capacità di autoprodurre la propria energia tramite fonti rinnovabili, e non fosse così dipendente dal gas fossile, probabilmente avremmo uno strumento in più per fare pressione sulla Russia e tutelare la popolazione ucraina”.  Affermazioni forti, che mettono in luce non tanto la criticità di una situazione particolare, che pure è estremamente drammatica, quanto l’inefficienza di fondo di un sistema, che rende l’Italia e l’Europa vulnerabili ed esposte a crisi energetiche future. “Purtroppo – prosegue Legambiente Toscana – avevamo ragione quando dicevamo al governo italiano e alle istituzioni europee che continuare a investire sulle fossili, oltre ad aggravare l’attuale condizione climatica, avrebbe creato delle dipendenze troppo forti da paesi la cui democrazia è a rischio o un concetto discutibile, Russia in primis”.

Nelle prossime settimane dovremmo vedere molti cambiamenti all’orizzonte, le nazioni europee stanno lavorando per svincolarsi dalla dipendenza energetica russa, ma non sarà facile per loro. Nelle proteste per la pace che si stanno susseguendo in Europa in questi giorni il gas è uno dei temi chiave, nel 2022 è chiaro quasi a tutti che guerra ed energia sono due temi che è necessario affrontare insieme, che la questione ambientale è anche una questione politica. Dobbiamo aspirare a un cambiamento che non sia solo ambientale, ma anche sociale e politico al contempo, che coinvolga i rapporti di potere fra le nazioni e le classi dirigenti, in modo da non farci trovare mai più sotto scacco, #stopalricattodelgas.

Sono una giovane studentessa della facoltà magistrale di Lettere, maremmana di nascita, ho lasciato l'Argentario da quattro anni per vivere e studiare a Siena. Mi interesso di politica, ambiente e attualità, con il proposito di capire e raccontare la cronaca di un territorio tanto antico e ricco di storia quanto vivo e vitale come quello senese.

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