Geotermia

L’intervento di Nicola Bettollini, segretario provinciale del Partito Comunista

“La centralità della problematica che noi portiamo avanti da anni non è tanto la nuova centrale, che comunque non va fatta, perché è grande quanto dodici campi da calcio e s’inserisce in un contesto paesaggistico e ambientale che non è il suo. – è arrabbiato Nicola Bettollini, segretario della Federazione Provinciale del Partito Comunista, mentre spiega le ragioni che hanno portato Emanuele Dessì, un senatore del PC, a presentare un’interrogazione parlamentare sul progetto della centrale geotermoelettrica di Sorgenia in Val di Paglia.

“La cosa principale, – continua – è che la nuova centrale, come quelle esistenti sull’Amiata, che sono circa cinque – tutte di proprietà dell’Enel – sono centrali geotermoelettriche, i cui pozzi arrivano in profondità veramente elevate per estrarre il fluido geotermico, che viene successivamente reimmesso nel suolo attraverso i medesimi pozzi. Il danno principale è dovuto al fatto che il terreno dell’Amiata – a differenza, ad esempio, di quello del territorio di Larderello – è pieno di inquinanti: mercurio, arsenico, anidride carbonica, ammoniaca”.

Di motivi per essere arrabbiato Bettollini, che vive in quelle zone e che vede con i propri occhi e tocca con mano le conseguenze di uno sfruttamento estensivo della risorsa geotermica, ne ha tanti. I fluidi geotermici di cui parla, nel caso di una centrale a ciclo binario, come quella che si progetta a livello sperimentale in Val di Paglia, vengono continuamente estratti e reimmessi nel sottosuolo dalle centrali.

Problemi sismici, di salute e di sostenibilità ambientale

Le centrali amiatine, infatti, sono tanto remunerative in termini energetici ed economici quanto dannose per la salute; in primo luogo, la loro attività disturba la stabilità idrografica del terreno. La falda acquifera del bacino idrografico dell’Amiata è la più grande della Toscana, ed è gestita dall’Acquedotto del Fiora. Dal Fiora si riforniscono le tre provincie di Siena e Grosseto, Viterbo; in più, l’acqua in esubero viene convogliata in tutta la regione per rifornire gli altri acquedotti. Volendo tralasciare quei casi in cui, come in un film apocalittico, le acque del Fiora si sono colorate di rosso, è comunque un fatto, testimoniato dai dati dell’Arpat e dell’Ispra, che i livelli di inquinanti – con particolare riferimento a mercurio e arsenico – presenti nel fiume siano fuori le soglie massime consentite. Ma è un fatto anche che vi sono altri studi, di altrettanta attendibilità, che dimostrano che la contaminazione delle acque nelle zone geotermiche avviene indipendentemente dal fatto che la risorsa venga sfruttata o meno, che vi siano o meno centrali.

“E pensare che ogni anno gli impianti sull’Amiata prendono le sovvenzioni statali dedicate alle energie rinnovabili, e godono degli “oneri di sistema” che ogni cittadino paga in bolletta e che vanno direttamente nelle casse dell’Enel – dice Nicola Bettollini. “Come è possibile che in una montagna, lontana chilometri dalle fonti di inquinanti che abbiamo in Italia, al di fuori degli impianti produttivi, ad Abbadia, ad Arcidosso, a Santa Fiora, come è possibile che ci siano morti di tumori, malati polmonari e intestinali? Nella zona di Arcidosso e in quella di Abbadia la media dell’incidenza di questo tipo di patologie è superiore del 30% a quella nazionale! Come è possibile che in Amiata vi sia questo numero spropositato di morti per malattie legate ai polmoni e all’intestino?”.

Sono stati condotti molti studi in merito, fra cui il più celebre è sicuramente lo Studio in Vetta, contestato e contemporaneamente invocato da una molteplicità di attori, lo studio dà ragione a tutti e a nessuno, mentre la società che gestisce l’Acquedotto del Fiora dichiara che le criticità emerse e legate alla qualità dell’acqua sono, al 2022, già state tutte risolte.

Altro problema di non poco conto legato allo sfruttamento intensivo della risorsa geotermica è sicuramente quello sismico, secondo Bettollini: “Questo tipo di centrale causa i cosiddetti “sismi indotti”, perché l’estrazione va in profondità e il fluido geotermico è continuamente in movimento. Questi sismi hanno provocato delle vere e proprie voragini sull’Amiata, nella zona di Abbadia, ma si registrano migliaia di piccole frane anche nella vicina Val d’Orcia. I sismi sono così piccoli e ravvicinati l’uno all’altro da non poter essere di origine naturale, i terremoti non hanno questo comportamento: questi smontamenti sono causati dall’attività delle centrali”.

La Val di Paglia e il vicino patrimonio Unesco della Val d’Orcia, rischiano di fare la fine dell’ancor più vicino monte Amiata, dove il settore agricolo e quello turistico risentono da anni dell’impatto delle centrali; la zona si è riempita di fabbriche e stabilimenti del secondo settore che danno lavoro ai pochi abitanti rimasti – è forte il fenomeno dello spopolamento -, svuotandosi contemporaneamente però di tutte le coltivazioni agricole e del settore turistico. La Giunta Regionale ha dato la settimana scorsa il via definitivo del progetto per la nuova centrale di Sorgenia a ridosso della Rocca di Radicofani, mentre gli abitanti della zona e molti partiti – fra cui quello comunista – e comitati cittadini e di tutela dell’ambiente, stanno dando il tutto per tutto per rimandare l’irrimandabile e fermare il progetto della nuova centrale.

Considerando anche l’attuale contesto internazionale, e la situazione di crisi energetica che potrebbe generare da un momento all’altro per l’Italia e l’Europa intere, potrebbe sembrare utile investire in risorse rinnovabili come la geotermia. Sicuramente la proposta geotermica non è del tutto da scartare, la centrale sperimentale a ciclo binario è qualcosa che può spaventare, ma studi certi e approfonditi sulla sua dannosità d’altronde scarseggiano e dobbiamo ricordare che la scienza – l’unica a cui dobbiamo affidarci – la propone come risorsa sostenibile su cui investire.

Sono una giovane studentessa della facoltà magistrale di Lettere, maremmana di nascita, ho lasciato l'Argentario da quattro anni per vivere e studiare a Siena. Mi interesso di politica, ambiente e attualità, con il proposito di capire e raccontare la cronaca di un territorio tanto antico e ricco di storia quanto vivo e vitale come quello senese.

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