Successo della spettacolo di Buffa al Politeama di Poggibonsi

Il 16 ottobre 1968 oltre cinquant’anni fa, nello stadio Olimpico di Città del Messico i velocisti statunitensi Tommie Smith e John Carlos fecero la storia. Non solo arrivarono primo e terzo nella finale dei 200 metri piani alle Olimpiadi. Non solo Smith stabilì il nuovo record del mondo, con 19,83 secondi, nonostante avesse un tendine infortunato e nonostante avesse corso gli ultimi 10 metri alzando le braccia. Dopo essere saliti sul podio per la premiazione Smith e Carlos ricevettero le medaglie, si girarono verso l’enorme bandiera statunitense appesa sopra gli spalti e aspettarono l’inizio dell’inno. Quando le note di The Star-Spangled Banner risuonarono nello stadio, Smith e Carlos abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri. A decine di metri di distanza, il fotografo John Dominis scattò loro una foto che sarebbe diventata una delle più famose del Novecento, simbolo di un decennio di proteste per i diritti civili dei neri.

Parlare del passato per tramettere un messaggio al presente e anche al futuro. Questo è l’intento dell’intenso spettacolo di Federico Buffa, dal titolo “Due pugni guantati di nero”, che si è tenuto ieri, sabato 3 Ottobre al Politema di Poggibonsi.

Il più famoso cantastorie dello sport Italiano,(nonchè giornalista, commentatore e opinionista) raccontava le Olimpiadi del 1968 a città del Messico riguardante il gesto di Smith e Carlos sul podio dei 200 metri piani. Lo spettacolo (ad ingresso gratuito) è stato organizzato in collaborazione con Siena Ambiente per il progetto Ri-conoscere l’Ambiente, con lo scopo di raccogliere più fondi possibile per la salvaguardia. Un progetto che sta molto a cuore a Buffa stesso, già visto più volte impegnato in progetti del genere. “Due pugni guantati di nero” è uno spettacolo che parla del passato, ma rifacendosi al presente dove l’argomento principale, ovvero la segregazione, rimane più attuale che mai in un anno turbolento come il 2020.

Accompagnato dal grande maestro del pianoforte Alessandro Nidi, Federico Buffa ha saputo mantenere lo sguardo degli spettatori incollato alla vicenda dello spettacolo anche grazie ad una presenza scenica più unica che rara. Lo spettacolo della durata di un’ora e quindici minuti ha lasciato stupiti tanti fan che hanno aspettato addirittura dopo la fine per complimentarsi con Buffa e strappare autografi e foto. “L’avvocato”, così soprannominato fin dai suoi primi anni di carriera per la sua laurea in giurisprudenza, si è a sua volta fermato e ha ricambiato regalando un’altra emozione a tutti i suoi fans. Lo spettacolo porta lo spettatore a riflettere su quello che è l’argomento principale, e ci fa capire quanto in realtà il 1968 idealmente è più vicino di quanto si possa pensare. L’interpretazione di Buffa, alternata a seconda del tono musicale, alle volte leggera alle volte molto tesa e dura, ci porta direttamente indietro nel tempo come se le parole prendessero vita. Proprio la variazione di durezza del racconto tramite un climax di emozioni tiene in alcuni momenti senza respiro lo spettatore, immerso totalmente nel racconto.

21 nato a Siena, studente di Scienze della comunicazione, grande appassionato di Basket e innamorato della mia città.

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