Docenti precari accusati di farsi strumentalizzare politicamente. Vigni, Terzani e Secchi Tarugi: “Siamo apolitici e apartitici. Abbiamo bussato a tutte le porte e continueremo a farlo. Il 2 settembre saremo a Roma”

Si sarebbe dovuto tenere ieri l’incontro tra amministrazione comunale e docenti precari per la firma del documento condiviso da presentare al governo ma, per sopraggiunti impegni urgenti del sindaco, la sottoscrizione del testo è rimandata alla prossima settimana. “Siamo dispiaciuti perché era meglio mettere un tassello in più, ma la firma è solo rinviata: vedremo il sindaco e l’assessore nei prossimi giorni” raccontano Giacomo Vigni, Manola Terzani ed Elena Secchi Tarugi del Direttivo Precari Scuola Toscana.

Nonostante la lunga battaglia portata avanti e l’aver da sempre specificato di non avere schieramento politico e partitico, i docenti precari senesi raccontano di aver ricevuto accuse da alcune forze politiche: “Il fatto di aver chiesto aiuto al sindaco e di aver concordato la firma del documento, non è stato visto di buon occhio da alcune parti politiche che ci hanno accusato di farci strumentalizzare. Vorremmo chiarire fin da subito che siamo totalmente apolitici e apartitici e che il coinvolgimento del sindaco di Siena è arrivato in funzione al suo ruolo, in quanto primo cittadino”.

I docenti rimarcano la loro volontà di coinvolgere quante più parti possibili nella loro battaglia: “Abbiamo bussato a tutte le porte, di ogni colore, chiedendo aiuto e presentando le nostre istanze. Il sindaco ci ha dato udienza e ci ha offerto il suo contributo: speriamo che lo facciano anche altri. Detto questo, abbiamo scelto di non schierarci proprio perché cerchiamo l’aiuto di tutti“.

Dopo un’estate all’insegna delle proteste e di un continuo lavoro di diffusione, dal Governo e dal Ministero non sono ancora giunte risposte. Sfuggono, inoltre, le linee che detteranno il rientro a lavoro dei docenti a settembre, in quanto le graduatorie hanno subìto variazioni: “Ancora nessuna indicazione. Siamo ad agosto e ancora non sappiamo quando saremo chiamati, anche perché c’è stato il rinnovo delle graduatorie che sono diventate provinciali, quindi ci sarà uno stravolgimento. Questo ha comportato un’ansia ulteriore: oltre a non avere la stabilizzazione, non sappiamo neanche in quale scuola saremo. Rischiamo di iniziare in una scuola per poi essere nuovamente spostati”.

Come già annunciato in passato, i docenti precari di tutta Italia si ritroveranno a Roma per manifestare: “Per il 2 settembre, stiamo organizzando un’imponente manifestazione, coordinandoci anche con altre realtà nazionali. L’obiettivo è quello di portare le nostre istanze ed il nostro documento a chi di dovere: la mattina saremo a Montecitorio ed il pomeriggio davanti al Miur”.

Le interviste integrali a Giacomo Vigni, Manola Terzani ed Elena Secchi Tarugi

Arianna Falchi
Penna e cuore, dal 1991. Credo nella potenza delle parole, unica arma di cui non potrei mai fare a meno. Finisco a scrivere sui giornali un po' per caso, ma è quella casualità che alla fine diventa 'casa' e ho finito per arredarla a mio gusto. Sono esattamente dove vorrei essere. Ovvero, ovunque ci sia qualcuno disposto a leggermi.

1 commento

  1. Non basta compilare un modello, o farselo compilare, per richiedere delle supplenze per definirsi “precario” e tanto meno docente. I contratti sono a TD e pure in deroga per i non abilitati. Abilitazione e ruolo di dovrebbero ottenere tramite concorsi selettivi (sul serio). Le condizioni di un contratto a TD nella PA, e in particolare nel comparto scuola, sono molto più vantaggiose rispetto a quelle che si possono ottenere, senza raccomandazione, nel privato.
    Tali contratti occasionali e, nel migliore dei casi, fortuiti, non danno alcun diritto, se non a quello dello stipendio.
    Ci sarebbe anche da dire su come si ottengono i punteggi per scavalcare altre persone in terza fascia, che potrebbero aver ottenuto il titolo equivalente presso atenei o facoltà più impegnative.
    Il docente è colui che cura il germe dell’intelligenza, dovrebbe essere selezionato tra i migliori elementi della società e adeguatamente retribuito, diciamo 3-4 volte lo stipendio attuale. Con questa pseudo politica, che tende a rendere il posto da insegnante un ammortizzatore sociale, siamo destinati al regresso.

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