Silvia Antares Rivelli: “Non sono disagi adolescenziali né si possono risolvere con la forza di volontà. Sono malattie, seconda causa di morte tra le ragazze giovani, dietro solo agli incidenti stradali”

La dottoressa Silvia Antares Rivelli, psichiatra, psicoterapeuta ed istruttrice Mindfulness, è una professionista da sempre impegnata nella lotta al disturbo del comportamento alimentare, soprattutto nei giovani. Dell’argomento si è parlato molto qualche giorno fa, quando sono stati messi a rischio i fondi per le cure, poi è nuovamente calato il silenzio. Eppure, abbiamo portato anche testimonianze, di disturbo alimentare si piò anche morire, e per questo continueremo a tenere alta l’attenzione sulla problematica.

Dottoressa Rivelli, cosa è il DCA e quali sono le categorie più a rischio?
Con l’acronimo DCA si indicano i disturbi della sfera psico-fisica che alterano il comportamento alimentare in modo disfunzionale. Sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati all’alimentazione che determinano un alterato consumo di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.
Oltre a patologie note come l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, il BED (Disturbo da Alimentazione Incontrollata) o lObesità, possiamo trovare forme di cui si è incominciato a parlare in epoca più recente, come l’ARFID (Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo), l’Ortoressia (un’iperattenzione all’alimentazione con atteggiamento integralista verso una dieta ricca ed equilibrata, tale da sfociare quasi in un’ossessione), la Vigoressia (chiamata anche Anoressia Inversa, che è un disturbo dell’immagine corporea, caratterizzato dalla continua e ossessiva preoccupazione per l’allenamento, la massa magra, la dieta ipocalorica e iperproteica) ed altri quadri clinici che rientrano nella categoria NAS (Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati) che include quei disturbi che non soddisfano i criteri di uno specifico disturbo dell’alimentazione ma comprende tutte le forme più sfumate ed articolate in via di strutturazione. Direi che queste ultime sono le forme più difficili da riconoscere e pertanto è più difficile intervenire con tempestività.
I DCA costituiscono un folto gruppo di disturbi particolarmente perniciosi sul piano della salute, basti pensare che nella fascia d’età giovanile l’anoressia rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali, e negli Stati Uniti costituiscono la prima causa di morte per malattia mentale. Gli studi evidenziano un aumento del DCA nella fascia femminile tra i 12 e 25 anni  soprattutto per quanto riguarda la Bulimia e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata o BED, inoltre il rapporto maschi/femmine che è stimato pari a 1:9 si sta progressivamente modificando, essendo il numero dei maschi in crescita.

Cosa fare se abbiamo il sospetto che noi o una persona cara sia colpito da un disturbo alimentare?
La tempestività del trattamento è uno degli ingredienti più efficaci ai fini della prognosi quindi il primo passo è la diagnosi che deve essere il più possibile precoce ed accurata in modo da poter indirizzare la persona con DCA verso il percorso migliore per la sua situazione. Generalmente è il Medico di Medicina Generale a costituire il primo anello di una catena che poi si articolerà nei vari altri livelli di intervento. Solitamente il trattamento dei DCA si avvale dell’interconnessione di professionisti appartenenti ad ambiti disciplinari diversi quali Medici di Medicina Generale, Nutrizionisti, Psichiatri, Psicoterapeuti.

Mi preme sottolineare che la diffusione di un’accurata e scientifica informazione può davvero essere considerata un salvavita.

C’è ancora chi pensa che i disturbi alimentari non siano malattie ma disagi adolescenziali  risolvibili con la  forza di volontà…
Purtroppo questo è un vecchio e persistente luogo comune molto difficile da sradicare nella nostra società. L’errata convinzione che quasi tutti i disturbi psichiatrici si possano trattare con “iniezioni di forza di volontà” è un pregiudizio e bisognerebbe adoperarsi a livello sociale, anche tramite i canali d’informazione, affinché questi atteggiamenti vengano trasformati e sostituiti da approcci più efficaci: costruttivi e non già distruttivi.

Quando il DCA si presenta in un membro della famiglia cosa succede?
Potremmo soffermarci a disquisire a lungo su questo punto, ma credo sia fondamentale ricordare che la famiglia è un sistema biologico, un ecosistema, e come tutti gli ecosistemi è regolato da leggi complesse che possono non essere semplici da decodificare.
Innanzitutto in un ecosistema non esistono organismi isolati dal loro ambiente circostante, ma esiste un’interazione continua e complessa, una profonda interconnessione tra tutti i membri del sistema. Quindi, quando un membro di un gruppo relazionale manifesta un disturbo, un disagio, una qualche forma di sofferenza, non va dimenticato che ciò si rifletterà su tutte le persone che appartengono a quel contesto, che faranno del loro meglio per gestire la situazione. Purtroppo non tutti questi tentativi di problem solving si riveleranno efficaci, piuttosto, potranno generarsi dei fattori di rinforzo che potrebbero contribuire alla cronicizzazione della situazione.  Anche per questo ritengo che rivolgersi alle figure d’aiuto adeguate sia fondamentale ai fini del successo del trattamento dei DCA.

Quanto incide il ruolo della famiglia nella guarigione?
Tanto è stato detto e scritto a proposito del ruolo della famiglia nei DCA. Innanzitutto è bene precisare che il ruolo della famiglia nei DCA è stato molto studiato a proposito di comprendere se ci fossero dei meccanismi causali. Nel tempo abbiamo assistito ad un graduale superamento dei modelli concettuali relativi al ruolo della famiglia nello sviluppo di tali disturbi e ad uno spostamento verso il fronte dell’intervento psicoeducativo familiare finalizzato all’individuazione di eventuali dinamiche disfunzionali. In definitiva potremmo sintetizzare questo punto con questa frase: non è importante arrovellarsi per comprendere di chi sia la colpa, ma piuttosto orientare tutte le risorse verso la comprensione di quali siano le strategie più efficaci da mettere in atto per risolvere la situazione. A questo proposito possiamo affermare che la famiglia ha davvero un grande potere terapeutico ai fini della risoluzione di tali complesse situazioni.

Come mai è più colpito il genere femminile rispetto a quello maschile?
Questa è una domanda davvero difficile! Ad oggi infatti non conosciamo adeguatamente su quali fattori poggi tale differenza. Sono stati chiamati in causa fattori genetici, ormonali, sociali e culturali (improntati su magrezza, bellezza, perfezione).

A quanto ammonta il costo annuo per la cura di un paziente affetto da DCA?
Mah, per me è difficile “dare i numeri”. Quello che posso ricordare è che tra le varie voci che dobbiamo considerare, vanno inclusi i costi di eventuali consulenze mediche, di eventuale ricovero (anche in regime ambulatoriale), di trattamenti farmacologici, psicologici, nutrizionali, ambulatoriali, specialistici multidisciplinari, ecc.. Si tratta sicuramente di cifre considerevoli che variano da caso a caso ma che nel loro ammontare complessivo non sono indifferenti sul bilancio sanitario e familiare.

Dal disturbo alimentare si guarisce?
Dipende dai casi e da ciò che si intende per guarigione. Essendo un disturbo del comportamento bisogna tenere conto di quando sia difficile modificare i comportamenti. I comportamenti radicano nelle abitudini e come diceva Einstein “è più facile spezzare un atomo che cambiare un’abitudine”.  Il disturbo del comportamento alimentare è come un fiume carsico che ogni tanto riaffiora in superficie, è insidioso per questo e non dobbiamo mai abbassare la guardia, mai coltivare certezze! È nell’insicurezza che dimorano la curiosità, l’interesse e l’attenzione.

"Quando pensi che tutto sia finito, è il momento in cui tutto ha inizio"

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