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Difficoltà di apprendimento, in provincia di Siena numeri preoccupanti: le cause e le possibili soluzioni

Riconoscere e valutare un disturbo dell’apprendimento nei bambini che frequentano i primi anni di scuola non è un compito semplice ma potrebbe aiutare i ragazzi stessi e le loro famiglie in maniera determinante. Arrivare a trattare certe problematiche in età avanzata può mettere a rischio il percorso scolastico e portare addirittura all’abbandono degli studi.

Gli ultimi dati rilevati dall’Istat presentano un quadro molto chiaro sia per i dati nazionali ma anche per quelli regionali e provinciali ed evidenziano delle oscillazioni in termini di percentuali che meritano delle osservazioni più approfondite.

E’ Valentina Campanella, direttrice del Centro Dedalo di Siena, primo centro in città ad essere accreditato con la sua equipe dalla Regione Toscana al rilascio di certificazioni valide ai fini scolastici e che fa parte della rete Nazionale SOS Dislessia, a fare il punto della situazione su queste problematiche.

“Il dato nazionale riporta una capacità di individuare difficoltà di apprendimento nella scuola dell’infanzia di circa il 6,9%., del 37,9 % nella scuola primaria, 26,1 % alla scuola secondaria di primo grado e del 29,3 % alla scuola secondaria di secondo grado.” – afferma Campanella – “Ovviamente questa è la stima su base nazionale, dove si evidenzia un dato estremamente basso per quello che riguarda la scuola dell’infanzia ma che in età più avanzata può essere influenzato anche dal fenomeno dell’immigrazione e dalla stretta correlazione tra linguaggio e difficoltà scolastiche.

Questi dati si allineano sia nella Regione Toscana sia nella provincia di Siena. A livello Regionale l’individuazione di difficoltà d’apprendimento nella scuola dell’infanzia è del 5,4%, per poi passare al 32% nella scuola primaria, al 23% alla scuola secondaria di primo grado e al 38% alla scuola secondaria di secondo grado. 

Il caso di Siena

Nella provincia di Siena i dati riportano un 3,8% per l’individuazione di difficoltà di apprendimento nella scuola dell’infanzia, mentre per la primaria siamo intorno al 29%. Per la scuola secondaria di primo grado siamo intorno al 19%, mentre saliamo al 31% per la scuola secondaria di secondo grado.”

Alla luce questi dati occorre un’attenta riflessione, allo scopo di dare gli strumenti idonei a tutti gli studenti e di fornire l’opportunità di un successo formativo.

“La cosa importante che dobbiamo assolutamente evidenziare – continua Valentina Campanella” – non è solo il fatto che il dato più basso è quello della la scuola dell’infanzia, quando in realtà ci dovrebbe essere una programmazione che faciliti l’individuazione precoce, ma che il dato significativamente più alto sia a livello nazionale che provinciale è quello della scuola secondaria di secondo grado. Questa naturalmente è una riflessione per noi clinici e operatori del settore, ma anche poi tutta l’opinione pubblica.

E anche il sistema scuola, a partire dal Ministero dell’Istruzione dovrebbe  riflettere, visto che il secondo grado scolastico molto spesso rappresenta quel periodo e quel luogo all’interno del quale i ragazzi hanno già vissuto anni di insuccessi e molto spesso sono andati incontro anche a frustrazione e demotivazione nello studio. Molto spesso i ragazzi che hanno avuto percorsi scolastici estremamente faticosi, magari vedendosi riconosciuti un disturbo dell’apprendimento solo in terza o quarta superiore, hanno inevitabilmente la volontà di abbandonare la scuola. L’obiettivo è quindi quello di  cercare di sensibilizzare le istituzioni, ma anche tutte le agenzie educative e anche i medici e i pediatri, che sono i primi che in qualche modo ripercorrono lo sviluppo del bambino fin dalla prima tappa dell’infanzia, in modo da osservare bene fin da subito quali sono i segnali che possono portare ad un futuro disturbo dell’apprendimento.

Per evitare di arrivare a questi dati estremamente elevati, che portano poi ad un aumento della dispersione scolastica, è fondamentale e che si attivino campagne di screening sia nella scuola dell’infanzia sia nella scuola primaria, cercando di sensibilizzare al massimo questi primi percorsi al fine di consentire a tutti i ragazzi di avere delle pari opportunità di istruzione.

Altro aspetto da sottolineare è la tendenza a minimizzare il disagio dei figli scambiandolo per una scarsa attitudine all’attenzione o alla concentrazione. Questo tipo di problema però può essere risolto grazie all’intervento di professionisti specializzati nella diagnosi e nel trattamento delle difficoltà di apprendimento e di comportamento, che avviando un percorso specifico, prendono in carico il bambino curando anche l’aspetto del rapporto con la famiglia, e lo accompagnano verso l’autonomia nello studio attraverso una personalizzazione di tutti gli interventi.

I centri SOS Dislessia sono diffusi su tutto il territorio nazionale e rispondono alle esigenze nate da parte delle Famiglie e della Scuola di avere dei referenti Esperti di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), che possano farsi carico con competenza, professionalità ed umanità di tutti i bisogni portati da bambini e ragazzi che presentano difficoltà e sofferenza in ambito scolastico, in modo da garantire loro il diritto alla salute, allo studio, alla qualità della vita ed alla conoscenza.

Per contatti e informazioni Centro Dedalo Siena 0577236516 mail dedalocentro@gmail.com  Sito web www.centrodedalo.org

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