Un rubrica scritta da una donna che racconta grandi storie di donne

Artista poliedrica, dalla presenza forte e la voce indimenticabile, Cristina Ferri è una donna che ha contribuito a rendere grande il nome di Siena in Italia e nel mondo. 

Iniziati gli studi musicali sin da piccolissima, con la fortuna di avere una famiglia che la incoraggiava, Cristina ha iniziato a studiare alla Rinaldo Franci come pianista e già a undici anni per lei sono arrivati i primi provini. “A quattro anni già dicevo a mia madre ‘sono portata: ho i piedini per ballare e le mani per suonare’ – racconta Cristina -. Vengo da una famiglia non abbiente, che non mi ha mai fatto mancare niente, ma che per farlo ha dovuto fare tanti sacrifici”.

La vocazione comunque è istantanea, e probabilmente inizia a soli nove mesi di vita, quando la piccola Cristina, insieme alla mamma, va a teatro per la prima volta. “Sono stata a teatro per la prima volta a soli nove mesi, ad assistere al Trovatore, mia madre mi ha raccontato che sono rimasta in silenzio tutto il tempo, come incantata”.

Il tempo passa e Cristina inizia a dedicare cuore ed anima alle sue due passioni, la musica ed il teatro: “Un’estate con la mia amica Silvia Bertodi siamo andate a seguire i corsi all’Accademia Chigiana con Carlo Bergonzi, considerato il più grande tenore verdiano del secolo scorso. Io avevo diciotto anni e la mia amica un po’ di più, eravamo ragazzine, e chiedemmo al Maestro se volesse sentirci cantare, lui accettò e disse ‘tra le due preferisco la tua amica’”. Ma Cristina non si fa scoraggiare né intimorire, si impegna e studia in alcune delle migliori accademie italiane, grazie agli sforzi dei genitori e alle borse di studio vinte, finché qualche anno dopo, a 21 anni, debutta proprio con il Maestro Bergonzi.

Cristina racconta di quell’esperienza come se la avesse ancora di fronte agli occhi, come se riuscisse, forte della consapevolezza acquisita negli anni, a tornare indietro nel tempo e guardarsi da fuori: “Ho debuttato al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia in una produzione importante, davanti 1500 persone, con un’opera di Mascagni, un toscano, nel ruolo protagonista del soprano. Ero terrorizzata, mi ricordo ancora nel momento prima di entrare in scena iniziò a tremarmi la gamba, ma il vestito con la gonna enorme che avevo mi salvò, nascondendo il tremolio – racconta Cristina -. Durante il secondo atto dovevo salire su una scala, io che soffro di vertigini, questa non era stata agganciata bene e mi venne indietro. Una serie di cose che è normale che succedano a teatro, che adesso gestirei senza problemi, ma che allora, al mio debutto, mi misero in difficoltà”.

Dopo il debutto, il successo, quasi immediato, e la nascita della sua fama di ‘animale da palcoscenico’, data dalla particolarità di Cristina di essere non solo soprano e quindi cantante, ma anche un’attrice in grado di far emozionare il pubblico con la sua presenza scenica. Ma quello del teatro è un mondo spietato, in cui non manco le difficoltà. “Mi ricordo quando durante la produzione di un Don Giovanni il direttore cambiò idea all’ultimo momento su chi dovesse fare donna Elvira, quindi strappò il contratto della cantante che era già stata scelta di fronte ai suoi occhi”.

Per una donna, una mamma poi, le difficoltà nel fare carriera rischiano sempre di essere maggiori di quelle di un uomo. “Sono contraria a chi dice che uomini e donne sono uguali: non lo siamo biologicamente e non lo siamo in questa società – ha detto Cristina. – Essere mamma non mi ha tolto nulla, anzi, è stata mia figlia a permettermi di essere la donna che sono oggi, migliorandomi sin dal primo momento in cui è nata. Mentre per quanto ci siano dei miglioramenti nella condizione lavorativa delle donne, grazie soprattutto a noi donne, spesso ancora oggi essere donna vuol dire subire dei preconcetti. Una donna per diventare direttore d’orchestra deve impegnarsi cento volte di più di quanto deve fare un uomo per lo stesso incarico (e meno male che ad oggi esistono le donne direttrici d’orchestra). Così come una donna manager guadagna meno di un uomo manager, la stessa cosa accade purtroppo nel mondo del teatro. A tutto questo vanno aggiunte le avances, che ci sono e ci saranno sempre, anche velate, alle quali devi sottostare. Accade sia per le donne che per gli uomini. Perché il mondo dello spettacolo è un mondo non tutelato”.

Mancanza di tutele che è diventata particolarmente evidente e non ignorabile durante il covid, quando Cristina era già un artista affermata con una figlia ancora piccola da amare e a cui badare. “Il periodo del covid per me è stato molto difficile, perché per vari motivi mi sono ritrovata da sola con mia figlia e non ho avuto l’aiuto che mi aspettavo. Io sono figlia del popolo di Siena, posso permettermi di dire che Siena mi vuole bene, negli anni ho ricordato Ettore Bastianini gratuitamente, e non tutti lo fanno questo. Ma, lo stesso bene che mi hanno voluto i senesi non me lo hanno voluto le istituzioni, che con il tempo si son dimenticate dei loro ‘figli’, intenti a portare il nome della città nel mondo. Quando ho avuto bisogno delle istituzioni senesi, ad esempio durante il covid, il loro aiuto non c’è stato”.

Una Siena che, nelle parole di Cristina, non può che sembrare il ritratto sbiadito di quella che era un tempo, fucina di artisti di ogni genere, nelle cui strade si cantava e si ballava, in cui ci si vestiva bene per andare la domenica a teatro: “La Siena dove sono cresciuta io andava sempre a teatro, mi ricordo di rappresentazioni cui la gente assisteva in piedi.  C’era la tradizione di vestirsi bene e andare con la famiglia. Se fossi cresciuta nella Siena di oggi, e non in quella che era negli anni Settanta e Ottanta, probabilmente non sarei diventata chi sono, perché non avrei avuto stimoli sufficienti. Noi senesi dobbiamo produrre arte, musica, pittura, scultura, e fare in modo di far diventare noi artisti il motore culturale della città. Siena non vuole essere guardata, vuole parlare, e per farla parlare dobbiamo essere noi artisti a darle voce, creando qualcosa di nuovo.”

Alle giovani donne e ai giovani uomini che sognano la carriera d’artista, Cristina dedica alcune parole e qualche consiglio: “Siamo gli ultimi Peter Pan di questo mondo che non ci vuole più far sognare o rendere l’anima più leggera. In fin dei conti siamo dei funamboli in una società priva di empatia. Dovete impegnarvi tanto per raggiungere i vostri obiettivi, investire su voi stessi e sulla formazione. E soprattutto, una volta che mettete piede in questo mondo, che è meraviglioso con le luci accese e dopo no, non dovete mai temere del giudizio altrui”.

Eleonora Rosi
Sono una giovane studentessa della facoltà magistrale di Lettere, maremmana di nascita, ho lasciato l'Argentario da quattro anni per vivere e studiare a Siena. Mi interesso di politica, ambiente e attualità, con il proposito di capire e raccontare la cronaca di un territorio tanto antico e ricco di storia quanto vivo e vitale come quello senese.

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