Ambra Chessa ha vinto la prestigiosa borsa Fulbright: congratulazioni dal Ministro Tajani

Un giovane medico, Ambra Chessa, di Colle Val d’Elsa, è stata selezionata per la prestigiosissima borsa di studio Fulbright, grazie alla quale potrà volare a New York per specializzarsi in una delle migliori università del pianeta.

Ambra, come nasce la passione per la medicina e l’ambito sanitario?
Varie attività di volontariato mi avevano fatto capire che mi sarebbe piaciuto mettere a
disposizione il mio tempo per fare del bene agli altri. Medicina mi offriva una via diretta per poter aiutare le persone. E’ stata una scelta azzeccata perchè amo quello che faccio. E’ un campo in continua evoluzione e aggiornamento, con sempre nuove scoperte scientifiche, tecnologie e terapie che consentono di migliorare la salute e il benessere delle persone.
Quali differenze principali noti tra la Sanità Svizzera, o Europea, e quella italiana?
Ho studiato, vissuto e lavorato in 6 diversi sistemi sanitari di 6 diversi paesi. Posso dire che i sistemi sanitari dei paesi europei sono più o meno equivalenti, le procedure diagnostiche e terapeutiche, nonché l’accesso ai farmaci, sono regolati da procedure
standardizzate o da normative europee. Sono tutti caratterizzati dagli stessi valori fondamentali che
guidano il sistema sanitario italiano : universalità, equità e solidarietà.
Il discorso è diverso per Stati Uniti e Svizzera. Entrambi si basano su sistemi sanitari privati, in cui
l’assicurazione sanitaria individuale gioca un ruolo fondamentale, ma vi è una differenza abissale tra i
due. In Svizzera, l’assicurazione medica è obbligatoria e le cure sono garantite. Per le persone a basso
reddito o senza reddito, l’assicurazione è completamente coperta dallo Stato, senza alcun rischio
finanziario per il paziente.

Come si arriva da una realtà locale e tradizionale della Val D’Elsa ad una delle
Università Migliori al Mondo, la Columbia University?

Riflettevo su questo aspetto qualche giorno fa, quando ho scoperto che la figlia di Bill Gates,
Phoebe Gates, si è laureata lo scorso maggio alla Columbia University, nello stesso corso di
laurea e programma a cui sto per iscrivermi. Mi sono chiesta quanto i nostri percorsi di vita
debbano essere stati diversi e quanto sia straordinario pensare che avrò accesso al suo stesso
livello di educazione…
Per poter essere ammessa alla Columbia, ho dovuto affrontare l’intero processo di selezione
richiesto agli americani e agli altri candidati internazionali. La preparazione inizia almeno un
anno prima, ma in realtà sarebbe dovuta iniziare una vita fa, visto che il CV deve essere
impeccabile. Gli americani si preparano fin dalle scuole elementari, spesso sin dall’asilo, se
aspirano ad entrare in università della Ivy League. Ci sono vari test, saggi da scrivere,
referenze da trovare, trafile burocratiche, colloqui orali ecc..
Gli americani nascono e crescono in questo sistema e sanno come affrontarlo. Da europei ed italiani,
facciamo fatica anche solo ad immaginarlo, per questo sono stata molto orgogliosa di vedere che tutte
le Università a cui avevo mandato la candidatura (tra cui Yale e la Johns Hopkins) mi avevano
accettata.
Hai dei consigli per i giovani concittadini che vogliono seguire questa strada ?
Assolutamente sì! Le lingue sono una finestra sul mondo, sono il mezzo per il successo. Partecipare ai
programmi Erasmus, è una via privilegiata e protetta per scoprire nuove realtà. Inoltre, penso
che sia fondamentale trovare buoni mentori. Sono stata fortunata perché sia all’estero che

all’Università di Firenze, dove mi sono laureata, molti dei miei professori ed il presidente del
corso di laurea, Prof. Prisco hanno creduto e supportato il mio progetto senza mai ostacolarmi.
Anche a loro dedico questo risultato.

Cosa hai provato a ricevere riconoscimenti come la borsa Fulbright e ad incontrare il
Ministro Tajani?

Sapevo quanto fosse competitiva la borsa Fulbright e quanto fosse difficile essere selezionata. Per il
mio programma erano disponibili circa 10 posti tra dottorandi e master. Ho pianto di gioia quando ho
ricevuto la conferma ed ero incredula quando ho ricevuto l’invito sia al Ministero degli Affari Esteri
che alla residenza privata dell’Ambasciatore Americano a Roma, a Villa Taverna. Tuttavia, ascoltare le
parole del Ministro Tajani, mi ha ricordato il senso di responsabilità che abbiamo verso le nostre
comunità.
Qual’è il tuo rapporto con Colle e la Valdelsa?
Colle è la città dove sono nata e cresciuta, dove vivono i miei genitori e ancora molti amici, quindi il
legame è profondo. Da un po’ di tempo a questa parte, per me è associata a momenti felici, come le
vacanze, poiché sono i soli momenti in cui riesco a tornare. Mi godo Colle e la Valdelsa da turista e mi
piace accompagnare i miei amici stranieri in città, spiegando e raccontando la storia del nostro
territorio. Ne rimangono tutti innamorati.
Cosa ti manca del tuo territorio?
Amo la Toscana e mi ritengo fortunata di aver le radici che affondano in una parte d’Europa e d’Italia
cosi meravigliosa e ricca di potenzialità. Mi manca la mia famiglia ed il senso di comunità che si crea
nelle piccole realtà come la nostra. Tuttavia devo ammettere che anche a Ginevra la qualità della vita è
ottima e la comunità internazionale è molto attiva ed unita, e questo attenua la nostalgia di casa. Spero
di poterci tornare presto.
Stai affrontando un doppio percorso di specializzazione sia in neuroscienze che in salute
pubblica: secondo te in Italia la salute mentale ha la giusta attenzione, oppure hanno
pesato Leggi come la Basaglia e i cambiamenti degli anni 80 ?

Sì, l’Ospedale di Ginevra, che ringrazio, mi concede l’opportunità di seguire un percorso di
specializzazione doppio e quindi di poter sviluppare una visione a 360 gradi della salute
mentale, inclusi gli aspetti politici e sociali.
Penso che nell’intero mondo occidentale, Italia compresa, negli ultimi anni l’attenzione verso
la salute mentale sia aumentata. La concezione delle malattie del cervello e della mente si è
evoluta e sempre più dignità viene e verrà attribuita a queste patologie, che, tra l’altro, stanno
aumentando in modo esponenziale. In Italia, l’ictus, la depressione e la demenza sono tra le
principali cause di morte e di perdita di qualità della vita. I dati sono noti e l’OMS e l’Unione
Europea non perdono occasione di ricordare agli Stati membri di aumentare l’attenzione ed il
budget destinato a queste condizioni. Ci sono tante sfide, ma penso che siamo sulla buona
strada.
Potresti essere definita un “cervello in fuga”. Cosa consiglieresti a chi amministra la
cosa pubblica per evitare la fuga dei giovani?

Risposte classiche suggerirebbero di offrire migliori prospettive di carriera, stipendi più alti, sicurezza
sul lavoro, stabilità… In realtà, spesso ci sono ragioni più profonde dietro la scelta di partire e che non sono sempre legate al lato professionale ed economico. Credo che la decisione di emigrare per
formarsi non debba essere ostacolata, ma anzi incoraggiata. “La fuga” è positiva e spesso è sinonimo
di curiosità, intraprendenza e coraggio, regalando all’individuo un bagaglio di competenze che non
potrebbe essere acquisito in nessun altro modo. Tuttavia, la sfida è capire come rendere attrattivo il
ritorno dei giovani talentuosi formati all’estero e si, in questo caso il minimo sarebbe offrire le stesse
condizioni lavorative che si trovano altrove.

Paolo Moschi
Un etrusco con gli occhi puntati sulla Valdelsa. Aperto a tutto quanto si muove nelle città e nei paesi a nord di Siena, per raccontare la vitalità di terre antiche e orgogliose, ma anche dal cuore grande

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