Il nostro collaboratore Pietro Fanti, “in missione” in Spagna, ci racconta la sua esperienza in Erasmus

Da Chianciano a Bilbao, in punta di penna. Il nostro collaboratore Pietro Fanti, “in missione” in Spagna, ci racconta la sua esperienza in Erasmus, tra (dis)avventure, nuove conoscenze e incontri fortuiti, con un pizzico di ironia.

Questa devo scriverla anche se non fa ridere (o piangere) come i troiai cucinati dal mio coinquilino spagnolo. Alla fine dei conti, la bacheca di Facebook è anche un diario dove custodire pubblicamente ciò che succede durante la nostra vita.

L’altra sera, con altra gente in Erasmus qui a Bilbao, siamo andati in un bar fuori dal San Mamés a vedere la partita dell’Athletic. Per l’occasione si era unito anche un ragazzo italiano, Lorenzo Gremigni, al quinto anno di Medicina all’Università di Pisa. Il suo nome l’avevo letto qualche volta nei gruppi whatsapp dell’Erasmus, che ormai so diventati più dei capelli che ho in testa (anche se a dir la verità ci vuole poco). Mi pareva di averlo risentito, ma non ricordavo assolutamente in quale contesto.

Durante la partita, visto che eravamo vicini di posto, ci siamo conosciuti un po’ meglio: io, dalla mia, devo sempre spiegare che sono in Erasmus a scrivere la tesi e che ho 27 anni perché, dopo la triennale, sono stato fermo per due anni cercando di lavoricchiare in qua e là. Gli ho detto che facevo il telecronista per una televisione locale e che ho seguito la Pianese dal 2017 al 2019, anno in cui hanno vinto il campionato e sono passati in Serie C.
Ed è qui, come si dice dalle nostre parti, che “il topo tosse”.

Lo stesso Lorenzo Gremigni, nella stagione 2018/2019, era il difensore titolare del Ponsacco, la squadra che doveva ammazzare il girone E di Serie D e che, alla fine, arrivò ad un punto dalla stessa Pianese, fallendo il ritorno tra i professionisti all’ultima giornata e consacrando le Zebrette alla leggenda. Lorenzo mi ha detto che seguiva sempre le sintesi delle partite su YouTube, e che per l’appunto la mia voce – come successo a me per il suo nome – gli ricordava qualcosa che però non riusciva a contestualizzare: praticamente, ormai tre anni fa, sto ragazzo mi aveva ascoltato per 38 domeniche, ricordandosi tutte le puttanate che dicevo (compreso, ovviamente, il “gatto di Varsavia”).
Chianciano, Pisa, Piancastagnaio, Ponsacco…Bilbao.
Pazzesco.

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