“Qualora i manager che negli ultimi dodici anni hanno guidato Mps fossero rimandati a giudizio, emergerebbero le gravissime responsabilità degli organi di vigilanza”

L’Associazione Buongoverno ha commentato l’iscrizione nel registro degli indagati di sette persone nell’inchiesta che riguarda i crediti deteriorati di Banca Mps.

“La diffusione della notizia – afferma l’Associazione Buongoverno -, relativa alla richiesta di proroga dei Pm di Milano per il completamento della fase istruttoria inerente i crediti deteriorati di BMps, ha evidenziato l’incremento del numero dei soggetti indagati per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Viene di fatto confermato il contenuto di numerose istanze inoltrate agli organi di vigilanza e alle Procure, di vari interventi nelle assemblee dei soci, di lettere inviate alla Banca sulla materia oggetto di indagine, da parte di rappresentanti della nostra associazione”.

“Seppur lentamente, indubbiamente per la complessità e la mole dei documenti, si sta palesando l’articolato scacchiere originato dalla scellerata acquisizione di Banca Antonveneta – continua l’Associazione Buongoverno -, seguita da altrettanto fallimentari operazioni a catena atte a celare i suoi disastrosi effetti. Qualora i Pm dovessero propendere per il rinvio a giudizio dei manager che negli ultimi 12 anni di sono succeduti alla guida di BMps, si evidenzierebbero anche le gravissime responsabilità degli organi di vigilanza che non si sono attivati con forza per porre un freno alla deriva disastrosa della Banca, e dei governi, in relazione alla qualità delle nomine stesse”.

“Verrebbe approfondita con chiarezza anche la spinosa questione dell’ enorme importo dei crediti deteriorati – prosegue l’Associazione Buongoverno -, all’origine delle errate impostazioni a bilancio, cresciuto in modo drammatico a partire dal 2008, quando, da un volume in linea a quello delle banche italiane più performanti, passa alla enorme cifra di 48 mld., equivalente a 2,5 volte la media del sistema bancario italiano. Oltre alla quantità ereditata da Antonveneta, che al momento dell’acquisto aveva un portafoglio crediti gravemente degradato, un notevole contributo è attribuibile alla dissennata strategia creditizia attuata da Mussari e Vigni“.

“Confidiamo quindi che i magistrati milanesi rivolgano la loro attenta opera d’indagine a questo aspetto – conclude l’Associazione Buongoverno -, anche in considerazione che il 67% del totale dei 48 mld. è stato erogato su circa 9.000 pratiche, verificando quindi le responsabilità nella concessione dei suddetti crediti, palesando i beneficiari e le modalità di concessione. Ricordiamo tra l’altro che la concessione irregolare di credito può configurare il reato di appropriazione indebita aggravata punita dall’art, 646 del Codice Penale. Contiamo pertanto nello scrupoloso lavoro dei Pm ed auspichiamo la definitiva e rapida conclusione delle indagini”.

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