È la sede Gsk di Parma a sperimentare sull’anticorpo Vir-7831, mentre proseguono gli studi di Msd, Atea Pharmaceuticals e Pfizer per i farmaci anti-Covid

La gara della ricerca per arrivare ad ottenere una pillola da prendere non appena venuti a conoscenza della propria positività al Covid-19 continua, anche se per adesso non sembra poter dare risultati a breve. Il problema con il Coronavirus è la sua continua evoluzione e l’utilizzo delle cellule umane per riprodursi. Trovare un farmaco in grado di agire senza danneggiare il paziente non è facile, specie durante una lotta contro il tempo.

“Il momento preciso dell’infezione virale avvia un conto alla rovescia mentre il virus risveglia gradualmente il sistema immunitario, creando una stretta finestra di tempo dopo la quale un antivirale è probabilmente inutile”, lo ha dichiarato Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive dell’Università di Milano e primario del reparto Malattie infettive dell’Ospedale Sacco al Sole 24 ore.

In poche parole, qualsiasi sperimentazione clinica per un antivirale richiede operazioni raffinate, e “i pazienti devono avere infezioni confermate, ma se stanno già sperimentando gravi sintomi di Covid-19, potrebbero essere troppo lontani per trarne beneficio” ha spiegato ancora Galli.

Nonostante questo, la speranza di avere pur di un antivirale non manca. Ad esempio il colosso Msd presenterà a breve i dati di una terapia orale. È prossimo uno studio di fase 2/3 che determinerà se ‘molnupiravir‘ è in grado di impedire ai pazienti con sintomi lievi di sviluppare la malattia grave.

Anche Atea Pharmaceuticals sta sperimentando, il farmato AT-527 mira a un enzima chiave della replicazione virale, ispirandosi alla terapia in uso per l’epatite C. La fase 2 dovrebbe fornire i dati necessari entro fine anno, relativamente ai pazienti ospedalizzati e non.

Ma anche Pfizer, impegnata nella produzione del vaccino, non ha abbandonato la ricerca per un farmaco anti-Covid. Tale farmaco, che il mese scorso è entrato in fase di studio clinico, prende di mira il fulcro del processo di replicazione del virus, ovvero l’enzima 3CL.

Mentre si aspettano i risultati degli studi riguardo i tre principali farmaci contro il Covid-19, altri approcci stanno dando risposte incoraggianti nel ridurne la mortalità. Si pensi alla terapia con baricitinib, autorizzato per l’uso di emergenza della Fda in specifiche popolazioni di pazienti.

“Nei pazienti Covid ricoverati in ospedale baricitinib, in aggiunta allo standard di cura con corticosteroidi e remdesivir, ha portato a una riduzione del 38% della mortalità – ha aggiunto ancora Galli al Sole 24 ore –. Lo studio ha evidenziato una riduzione significativa della mortalità per qualsiasi causa entro il 28esimo giorno tra i pazienti trattati con 4mg giornalieri di questo farmaco, più lo standard di cura, compresi corticosteroidi e remdesivir. Un risultato netto a cui speriamo di contribuire con un ampio studio italiano, a cui parteciperanno una 30ina di centri, e che dovrebbe partire entro un massimo di 10 giorni”.

E insieme al farmaco, nella battaglia al Covid-19, si torna a parlare di anticorpi monoclonali, che devono aggiornarsi a ritmo dell’evoluzione del virus così da essere pienamente efficaci anche sulle varianti.

La Fda ha così chiesto a Lilly e Regeneron – ovvero le prime ad aver avuto l’autorizzazione all’uso degli anticorpi – di monitorare le mutazioni e di fornire riepiloghi mensili dei loro risultati. A breve, comunque, dovrebbe essere disponibile anche il report di Gsk in collaborazione con Vir Biotechnology, che ha un ruolo centrale sia in monoterapia che in combinazione con altri mAb.

Vir-7831 è un anticorpo monoclonale prodotto nel nostro centro di eccellenza di Parma che ha appena dimostrato un’efficacia, pari all’85%, nell’evitare l’ospedalizzazione o il decesso se somministrato agli esordi della malattia – ha spiegato al Sole 24 Ore Fabio Landazabal, ad di Gsk Italia –. Lo studio che ha dato questo risultato è stato interrotto per profonda efficacia ed è stata immediatamente richiesta l’autorizzazione all’uso di emergenza nei principali Paesi del mondo. Anche l’Italia fa parte dei Paesi dove questi risultati sono stati condivisi insieme alla disponibilità dell’azienda ad approfondirli”.

Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema ha iniziato la revisione in Europa, dal quale è attesa fra qualche settimane l’autorizzazione di Vir-7831 all’uso di emergenza, mentre oltreoceano, in America, la decisione dovrebbe arrivare entro pochi giorni.

Vir-7831 ha due caratteristiche particolarmente importanti che lo differenziano dagli altri anticorpi monoclonali di cui si è sentito parlare finora – ha continuato Landazabal –. Un doppio meccanismo d’azione che elimina il virus dalle cellule e ne impedisce l’entrata. La capacità dimostrata dagli studi preliminari è di essere efficace anche contro le varianti in quanto agisce su una parte del virus che finora non è mutata. Al momento è per l’uso in infusione per i pazienti all’esordio della malattia, sono comunque in corso altri studi per valutarne l’uso in profilassi, nei pazienti ricoverati e con una formulazione più semplice come quella per iniezione intramuscolare, ma è ancora troppo presto per conoscerne i risultati”.

“Sempre in tema Covid stiamo valutando altri due mAb – ha aggiunto l’ad di Gsk Italia –: il primo, chiamato otilimab, originariamente studiato per l’artrite reumatoide, ha dimostrato una potenziale efficacia nei pazienti più anziani e ospedalizzati; il secondo, denominato Vir-7832, è ancora nelle fasi iniziali di ricerca”.  

Il centro di Gsk individuato per la sperimentazione è quello di Parma, in quanto ritenuto non solo specializzato nelle produzioni più moderne e innovative, ma anche in grado di produrre i candidati farmaci che vengono usati per i trial clinici. È di fatti a Parma che vengono prodotti altri tre farmaci diversi per il trattamento di mieloma multiplo, asma grave e lupus esportati in tutto il mondo.

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