Il professore ha detto di essere contrario ad un nuovo lockdown totale: “Produce più danni che benefici, non è necessario”

Negli ultimi giorni il dibattito intorno alla pandemia si è concentrato sugli effetti delle varianti del Covid. Un argomento che riguarda purtroppo molto da vicino Siena, visto che in provincia, dopo Chiusi, lunedì è stata rilevata la presenza della variante brasiliana anche nel comune di Monteroni d’Arbia. Per avere delle informazioni precise su quanto sta accadendo, abbiamo deciso di intervistare Emanuele Montomoli, professore universitario e fondatore di Vismederi.

“Il fatto che ci siano delle nuove varianti è abbastanza normale – spiega il professore – è un virus molto instabile, come quello dell’influenza va incontro a mutazioni, per cui era abbastanza prevedibile che prima o poi ci sarebbero state. Al momento sono note in letteratura quattro tipi di mutazioni diverse: quella inglese, quella brasiliana, quella sudafricana e ovviamente quella di Wuhan”.

Quello che tutti si chiedono è quanto queste varianti possono essere pericolose: “Oggettivamente questo allarmismo è immotivato – afferma Montomoli – ad oggi non ci sono evidenze che queste mutazioni sono più aggressive, più virulente o più trasmissibili rispetto al ceppo originario. Certo, bisogna stare attenti perché, qualora queste variazioni dovessero progredire nella popolazione, la troverebbero quasi del tutto scoperta, mentre ormai per il ceppo di Wuahn una certa parte di popolazione aveva già gli anticorpi, sia per la vaccinazione che per l’infezione naturale del virus. Sarebbe un po’ come ripartire da capo”.

Al tempo stesso però è importante capire se i vaccini sono in grado di garantire la protezione contro queste mutazioni: “Questo andrà studiato meglio nel prossimo periodo – spiega il professore – le grandi aziende si stanno già attivando, per esempio Pfizer sta già facendo degli studi per vedere la percentuale di soggetti protetta dal suo vaccino anche con il virus mutato. Ad oggi stando ai numeri che si vedono in letteratura non ci sono motivi per allarmarsi più di tanto, diciamo che una certa percentuale di grossa protezione del vaccino sui virus mutati ce la possiamo aspettare”.

Stessa cosa si può dire per gli anticorpi monoclonali sviluppati dalla Fondazione Toscana Life Sciences: “Vale lo stesso discorso dei vaccini – afferma Montomoli – gli anticorpi monoclonali vanno testati. Abbiamo fatto dei test preliminari e sembra che siano in grado di neutralizzare queste nuove varianti di virus, per lo meno la variante inglese quasi certamente, per le altre varianti siamo in fase di test e sembra che dovrebbero essere efficaci anche nei confronti delle nuove mutazioni”.

Un altro tema che ha fatto molto discutere negli ultimi giorni è quello sulla necessità o meno di un nuovo lockdown totale: “Non sono un negazionista ma secondo me le misure drastiche come il lockdown producono più danni che benefici alla nostra società – spiega il professore – sarebbe sufficiente far rispettare le regole della zona gialla. Il problema è che abbiamo visto che quando la Toscana era in giallo, ci sono stati alcuni comportamenti da parte di alcuni cittadini e anche di alcuni negozianti e ristoratori che non sono stati in linea con le disposizioni della zona gialla”.

E’ innegabile che ci troviamo di fronte ad un aumento dei contagi, tuttavia ci sono delle differenze rispetto ad un anno fa: “In questo momento i numeri ci preoccupano – dice Montomoli – ci sono tanti contagi. Ma in questa seconda ondata abbiamo una sorveglianza molto capillare sul territorio quindi riusciamo a diagnosticare tutti i soggetti sintomatici, paucisintomatici e anche molti asintomatici, ed è chiaro che i numeri crescono. Durante la prima ondata riuscivamo a diagnosticare solo coloro che si recavano in ospedale, quindi i numeri sembravano minori. Quando sento dire che i numeri della seconda e terza ondata sono superiori rispetto alla prima, dico che è quello che ci aspettavamo, perché andiamo a cercarli in modo più dettagliato”

Purtroppo ci vorrà del tempo prima della fine della pandemia: “Con l’influenza spagnola del 1918 – spiega il professore – ci sono voluti cinque anni per sconfiggere la pandemia, poi il virus ha cominciato a circolare tra la popolazione in modo ordinario. Ma non sono sicuro che ora faremo prima, anzi ci vorrà di più. Nel 1918 il virus ha circolato liberamente, noi ora con le restrizioni cerchiamo giustamente di limitare la circolazione del virus, ma in questo modo ci vorrà più tempo per l’immunità di gregge. Ridurremo sicuramente il numero di morti, però è probabile che si allungheranno i tempi di convivenza con questo microrganismo”.

L’intervista completa a Emanuele Montomoli.

Sono nato a Melito di Porto Salvo (RC) e mi sono diplomato al Liceo Classico di Reggio Calabria. Dopo la maturità, ovvero sia più di sei anni fa, mi sono trasferito a Siena, una città che ormai è più di una seconda casa. Qui ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e una magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Da sempre appassionato alla scrittura, il mio proposito è quello di raccontare ciò che mi accade intorno in modo obiettivo.

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