Covid, la rabbia di una nostra lettrice: “Ho altre patologie e sono stata male. L’unico aiuto è stato quello del mio medico di base”

Una giovane donna, una senese, madre di un bambino piccolo, che si è ammalata di Covid pochi giorni prima di Natale. Il suo è un calvario che viene raccontato con voce ferma e determinata, anche se si percepisce la sofferenza e la frustrazione provata in quei giorni. Ad oggi, dopo essere guarita, ancora non è arrivato il certificato di fine isolamento e il Green Pass non si è riattivato.

“Il 21 dicembre ho fatto un tampone rapido ed è risultato positivo. Prima di farlo, però, in quanto stavo poco bene, ho chiamato subito l’asilo di mio figlio per comunicare che il bambino sarebbe rimasto a casa per precauzione. Dopo il test positivo, il mio medico mi ha fatto la richiesta per il molecolare, ma non sono riuscita ad averlo prima di tre giorni”. In quei tre giorni d’attesa, però, è salita la preoccupazione: “Stavo male e la mia saturazione non era ottimale, in quanto si aggirava intorno gli 88/90. Per fortuna il mio medico di base mi ha subito dato la terapia. Allora abbiamo deciso di richiedere il tampone domiciliare perché non stavo bene, ma mi hanno detto che non sarebbero riusciti a venire e di andare il giorno dopo al drive-throught dove era segnata la prenotazione”.

Purtroppo, anche qui proseguono i disagi: “La mattina successiva mi sono presentata lì e, sorpresa, la pronotazione non c’era. Mi sono arrabbiata tantissimo e ne è nata una forte discussione: ho fatto presente il mio stato di salute e che essere curata è un mio diritto. Alla fine hanno effettuato il tampone ed il giorno di natale è arrivato il risultato”.

Una volta accertata la positività, inizia un calvario fatto di informazioni confuse e abbandono: “L’unico contatto con la Asl è stato per informarmi che avrei ricevuto la mail con il certificato di inizio quarantena. Una volta arrivata la mail, sono riuscita a parlare con una persona solo un’altra volta, dove mi informavano che per il tracciamento risultavo in coda ed avevo 400 persone davanti. Il 2 gennaio ho fatto un altro tampone andando di mia spontanea volontà, facendo il calcolo dei giorni che dovevano passare dal tampone positivo. Il risultato negativo è arrivato il tre ed è arrivato anche il Green Pass che dura 48 ore. Da lì, non ho ancora ricevuto la lettera di fine isolamento e ovviamente non ho il Green Pass di guarigione“.

Un limbo frustrante e una confusione che non aiuta a trascorrere in maniera serena i giorni di malattia ed isolamento. Inoltre, un vero e proprio disagio, anche economico, per i lavoratori.

Ho una mia attività e non ho modo di lavorare. Quando vengono richieste le tasse o si devono pagare le bollette, però, la pazienza non esiste. Non posso uscire, prendere un caffè, portare in giro mio figlio. Sono completamente privata dei miei diritti, nonostante abbia seguito le regole e le procedure nel dettaglio: oltre ad essere guarita, sono anche vaccinata. In questi due anni ho fatto prevenzione, rinunce… e alla fine vengo abbandonata così“.

Il pensiero della nostra lettrice, va al professionista che più di tutti l’ha sostenuta durante la malattia: “Devo ringraziare di cuore il mio medico di base che ogni giorno, anche a Natale, mi ha seguita e monitorata chiamando più volte al giorno. Ho anche patologie pregresse, quindi dovevo essere seguita in maniera particolare. Devo ringraziare lui se non sono finita in ospedale. Se non lo avessi avuto al mio fianco, visto il totale abbandono, sarei sicuramente stata ricoverata”.

Alla luce dei fatti e del ‘girone infernale’ fatto di burocrazia, assenze e confusione, il viaggio dei malati Covid porta a compiere delle riflessioni: “Il sistema non funziona più. Fondamentalmente, sono più tutelati quelli che non si vaccinano e non rispettano le regole. Questa storia mi ha cambiata tanto. Sono sempre stata ligia e corretta nei confronti di tutti, ma se il mio lavoro deve essere vanificato così, la prossima volta forse ci penserò due volte“.

Penna e cuore, dal 1991. Credo nella potenza delle parole, unica arma di cui non potrei mai fare a meno. Finisco a scrivere sui giornali un po' per caso, ma è quella casualità che alla fine diventa 'casa' e ho finito per arredarla a mio gusto. Sono esattamente dove vorrei essere. Ovvero, ovunque ci sia qualcuno disposto a leggermi.

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