Tiziana del Monaco, coordinatrice della provincia di Siena dell’associazione Tni: “In 14 mesi perdite enormi, gli indennizzi hanno coperto solo il 4,7%”

Lunedì mattina con il blocco dell’autostrada A1 si è tenuta l’ennesima protesta dei ristoratori. La manifestazione è nata dall’iniziativa del Tni (Tutela nazionale imprese), un’associazione creata circa un anno fa che comprende albergatori, ristoratori e titolari di bar. A marzo 2020 infatti un gruppo di ristoratori toscani si riunisce spontaneamente attraverso un gruppo di Facebook per condividere ognuno le proprie difficoltà; dopodiché il gruppo è cresciuto, le adesioni sono aumentate e da semplici ristoratori toscani è diventata un’associazione che difende i diritti di tante attività in tutta Italia. Abbiamo ascoltato oggi la coordinatrice dell’area della provincia di Siena, Tiziana Del Monaco, titolare di un ristorante a Siena che ha spiegato le loro richieste e la motivazione della protesta di lunedì.

“Con il primo lockdown ci siamo trovati ad affrontare una problematica – afferma Tiziana Del Monaco – che non conoscevamo e non sapevamo dove ci avrebbe portati. L’associazione coinvolge 44 mila imprese e l’obiettivo è uscire da questa situazione difendendo gli interessi della nostra categoria. Siamo un’associazione apartitica, non ci sono interessi politici all’interno e questo ci consente di portare avanti i nostri obiettivi con più leggerezza. Noi siamo ristoratori che vogliono cercare di recuperare la dignità delle persone perché ognuno di noi ha una storia alle spalle con mille difficoltà. Vogliamo tornare a vivere e a garantire un futuro alle nostre famiglie e questo non è risarcibile dallo stato, può essere recuperato solo tornando a lavorare. Lunedì abbiamo messo in atto questa protesta, non è in stile Tni perché noi abbiamo fatto 26 manifestazioni ma tutte pacifiche. In precedenza abbiamo fatto una marcia su Roma partendo da Firenze, 300 chilometri a piedi; abbiamo fatto anche un presidio a oltranza di 10 giorni dove abbiamo dormito nelle piazze a Roma, ma non è mai servito a niente. Cerchiamo solo un tavolo di mediazione ma ci siamo accorti che viene ascoltato solo chi protesta violentemente. Vogliamo portare avanti sia il mantenimento economico delle aziende che la salute dei cittadini. L’unico modo per far arrivare il nostro disagio era quello di creare un disagio, mi dispiace ma ci hanno portato a questo.”

In questi giorni il governo ha emesso le nuove modalità di riapertura che inizieranno da lunedì 26 aprile. Rimane la classificazione per colori, ma se la regione si trova in zona gialla i ristoranti potranno lavorare a pranzo e a cena, solo con tavoli all’aperto e con il coprifuoco che rimane invariato alle 22, quindi alle 21:30 circa dovranno interrompere la loro attività. Solo dal primo di giugno sarà possibile per i ristoranti apparecchiare all’interno dei locali, ma mantenendo la distanza di 2 metri fra un tavolo e l’altro; il coprifuoco, al momento, è previsto fino al 31 luglio.

“Le nuove modalità di riapertura ci hanno demoralizzato ancora di più – continua la ristoratrice senese -. In Toscana sono tanti mesi che siamo chiusi in zona arancione e i contagi sono rimasti più o meno invariati, quindi i ristoranti non sono il luogo esclusivo del contagio. Non possiamo essere l’unica categoria che viene sempre sacrificata. Chiediamo uno strumento di ripartenza; le nuove misure sono una presa in giro perché molti ristoranti non hanno nemmeno spazio all’esterno. Non è possibile lavorare secondo il meteo perché quando abbiamo fatto la spesa per la sera, ho richiamato un dipendente dalla cassa integrazione ma inizia a piovere sono costretta a buttare via tutto perché non posso offrire ai miei clienti posto all’interno. Non è pensabile lavorare con così tante incognite. Noi chiediamo l’annullamento o lo spostamento del coprifuoco, per dare la possibilità alle persone di mangiare. Poi chiediamo di poter lavorare anche all’interno dei locali con tutti quei protocolli che abbiamo sempre rispettato; distanziamento, mascherina, santificazione, come stanno facendo anche le mense e li autogrill. Chiediamo inoltre di togliere l’obbligo di pagamento attraverso il Pos perché in tutte le altre attività è possibile pagare con contanti; non è una misura per l’evasione, ma un modo per far arricchire le banche. Pagare in contanti non significa pagare senza ricevuta, ma incassare realmente una somma di denaro senza pagare commissioni bancarie. Io personalmente ho avuto 140 mila euro di perdita e ho ricevuto dallo stato un indennizzo pari al 4,7% delle perdite subite. Sono dovuta ricorrere all’indebitamento perché non sono riuscita a pagare tutti i costi fissi.”

L’intervista a Tiziana del Monaco.

Sono Lorenzo Vullo, un ragazzo di 23 anni, nato a Siena e laureato in Scienze Politiche e relazioni internazionali. Mi piace lo sport, la cultura, la politica e ho molto interesse per le nuove forme di comunicazione. Nel mio breve percorso lavorativo ho uno stage presso la redazione giornalistica di Radio SienaTV.

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