Si terranno dal 22 ottobre al 9 novembre le prove del concorso per la posizione di docente di ruolo nelle scuole secondarie. Manola Terzani, rappresentante del Direttivo Precari Scuola Toscana ha spiegato le sue perplessità in merito al concorso

Si partirà il 22 ottobre e si proseguirà fino al 9 novembre. E’ questa la timeline fissata dal Ministero dell’Istruzione in merito al concorso straordinario per la posizione di docente di ruolo nelle scuole secondarie. A presentare la domanda ben 64 mila precari che almeno da tre anni insegnano nelle scuole italiane. Con l’annuncio, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si sono però riaccese le proteste dei docenti precari. Abbiamo fatto il punto della situazione con Manola Terzani, rappresentate del Direttivo Precari Scuola Toscana, in prima linea nella battaglia per la stabilizzazione della categoria che rappresenta.

“Così come è stato strutturato, il concorso, non permette di dimostrare il valore aggiunto di noi docenti. Noi come comitato non siamo contrari al concorso ma alla modalità con cui viene svolto e soprattutto crediamo di non meritarci il trattamento che stiamo ricevendo”. Sono queste le parole con cui Manola Terzani spiega la situazione in cui molti docenti precari riversano, sopratutto ora alla luce delle date fissate per il concorso. Fra questi anche le centinaia di precari in provincia di Siena.

Nel “pessimo trattamento” di cui parla Manola Terzani rientrano anche le accuse espresse nei confronti degli insegnanti precari e che spesso si rintracciano nei social network. Post a cui non si sottraggono nemmeno alcune delle schiere politiche. E’ il caso di un commento di un esponente del Movimento 5 Stelle, che ha scritto: “Tra i precari ci sono un miliardo di ignoranti che si sono buttati nelle scuole per mancanza di alternative. Facciamo selezione perché abbiamo una scuola a pezzi anche per questo”.

Al di là delle polemiche, a suscitare diverso sgomento tra i docenti precari è stata la stessa decisione in merito alle date del concorso, decisione che sarebbe stata presa alle spalle dei docenti e dei sindacati: “Il Ministero dell’Istruzione – spiega Terzani – ha prima comunicato le date, poi ha convocato i sindacati, è inconcepibile in un paese democratico. Soprattutto perché i sindacati portano avanti le istanze dei lavoratori. In questo caso non c’è stato dialogo, noi la vediamo come un’imposizione”.

Dialogo che non sembra esserci stato nemmeno in questa estate tormentata e nonostante le proteste a Montecitorio, i flash mob organizzati dai docenti stessi perché mossi dal bisogno di essere semplicemente ascoltati. “E’ tutta l’estate che proviamo a contattare il Ministro Azzolina, non c’è stato un contraddittorio, siamo andati a Roma, abbiamo incontrato delegazioni dei partiti del Governo, non abbiamo mai avuto un confronto, piuttosto abbiamo ricevuto un muro di gomma. Tante parole ma nessuno che poi davvero ha fatto qualcosa”.

Intanto però, sebbene la laurea, i vari titoli di studio e l’esperienza che gli insegnanti precari hanno già maturato negli anni, il 22 ottobre inizierà la prima delle tre selezioni che si svolgeranno per l’assunzione a tempo indeterminato di nuovi insegnanti. Successivamente sarà la volta di quelli ordinari per infanzia e primaria e per le secondarie di primo e secondo grado, per circa 46 mila cattedre. Per il concorso straordinario la prova scritta durerà 150 min, sarà composta da cinque domande a risposta aperta più un quesito in lingua inglese livello B2. Come spiega Manola Terzani: “E’ il livello richiesto per chi è laureato in lingua. Chiaramente chi è laureato il lettere non possiede le conosce per sostenere una simile prova”.

Ma le problematiche sembrano essere partire già da prima della decisione del concorso “hanno fatto partire le graduatorie a metà agosto, con domande per l’iscrizione al concorso del tutto incomprensibili per come erano esposte. Dopo questo ci siamo dovuti mettere a reinserire tutti i nostri titoli di servizi e di studio dentro le graduatorie provinciali, fatte a metà agosto. Non si fa partire il rinnovo delle graduatorie cambiando totalmente il sistema, tra l’altro con dei criteri opinabili, come per esempio l’inserimento ex novo di categorie di lavoratori che prima hanno fatto tutt’altro e che ora con i titoli passano davanti ai precari storici”.

E chi poi non può fisicamente partecipare al concorso perché in quarantena? “Perde il concorso automaticamente. Non è accettabile, soprattutto in una situazione come quella che stiamo vivendo da un punto di vista di emergenza sanitaria, affrontare un concorso simile. Noi siamo tutti i giorni a contatto con i ragazzi, molti di noi sono in quarantena perché hanno avuto casi positivi nelle classi e potrebbe ricapitare”.

Su questo punto sono intervenuti gli stessi sindacati con una lettera inviata ai gruppi parlamentari di Camera e Senato per chiedere un “ripensamento della procedura”. La Ministra Azzolina ha però replicato garantendo l’assoluta sicurezza nello svolgimento della prova. Non sono mancate nemmeno le proposte da parte di alcune forze politiche volte al rinvio del concorso sotto il periodo di Natale, per evitare un sovraccarico nelle scuole, dato che molti insegnanti per partecipare alla prova non potranno essere fisicamente nelle classi.

Una proposta che è stata lanciata anche in una ulteriore lettera stesa dai precari della scuola di Massa Carrara e sottoscritta dallo stesso Direttivo della Provincia di Siena. Destinata a Mattarella la lettera solleva alcuni interrogativi: “Nella non tanto remota possibilità che alla data del concorso si sia impossibilitati dallo svolgere il concorso, perché in quarantena o ancor peggio contagiati, quale è la soluzione proposta affinché i precari, in attesa da almeno trentasei mesi di una azione da parte del Ministero che permetta la nostra entrata ufficiale nel mondo della Scuola, non rimangano di nuovo fermi un giro? Nel caso in cui venisse prorogato lo stato di emergenza sanitario, invece di ostinarsi a voler procedere con le prove concorsuali, non sarebbe opportuno rinviare a data da definirsi?

Interrogativi a cui per ora non vi è ancora stata data risposta ma che fanno sollevare ulteriori dubbi, conclude Terzani: “Qual è a questo punto la volontà? Si vuole mettere il precario in una situazione umiliante perché per avere giustizia devo pagare a mie spese. Il precariato purtroppo non finirà così”.

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