Teatro Povero di Monticchiello

Il 56° autodramma va in scena tutte le sere da sabato 30 luglio a domenica 14 agosto in piazza della Commenda nel borgo della Valdorcia

Il titolo dello spettacolo per l’estate 2022 del Teatro Povero di Monticchiello, “Ultima chiamata”, è, come spesso accade, un gioco di parole che mette al centro la situazione storica mondiale, vissuta in un piccolo paese, e, allo stesso tempo, guarda all’importanza dei mezzi di comunicazione e al loro utilizzo.

A partire dall’estate 1967 la comunità del piccolo borgo, con le varie generazioni, ha messo in scena il proprio autodramma, un’opera sempre diversa alla quale gli abitanti hanno partecipato e partecipano come autori, attori, tecnici delle luci e del suono… e alla quale lavorano dall’inverno precedente. E così è avvenuto in questo 2022, rispettando il ruotare ciclico delle stagioni tipico della vita contadina.

Sfondo “naturale” dell’autodramma è, come sempre, la mezzadria. E quest’anno lo spettacolo si muove attorno al motto latino Nihil sub sole novum (“niente di nuovo sotto il sole”), grazie alla regia di Gianpiero Giglioni e Manfredi Rutelli.

La scena iniziale si svolge nel circolo Caffè La Pace di Monticchiello nei giorni che precedono l’invasione sovietica dell’Ungheria, fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1956. È nella sede del Partito comunista monticchiellese che si trovava l’unico telefono del paese. Ed è proprio nella sezione del Pci del paese che si aspetta la chiamata del Partito da Roma per sapere l’esito della rivoluzione ungherese: il telefono svolge il ruolo di mezzo di comunicazione.

In pieno clima da guerra fredda nell’ufficio postale di Monticchiello sono radunati, in gran segreto, il responsabile locale della Democrazia cristiana, Maramai dottor Galeazzo, il parroco don Gregorio e, con l’impiegato dell’ufficio postale, Sua Eccellenza il Prefetto, giunto da Siena per capire come fosse possibile che l’unico apparecchio telefonico del paese era in mano comunista. La notizia tanto aspettata si diffonde nel paese e nelle campagne tramite la radio.

Se l’autodramma ruota intorno al telefono, come mezzo per mantenere i contatti e, ai giorni nostri, come vero e proprio mezzo di informazione o, a seconda dell’uso che ne viene fatto, di disinformazione, le donne hanno un ruolo fondamentale. Accompagnate dai figli piccoli, si ritrovano nella sezione del Partito comunista per cucire la bandiera della pace con i pezzi di stoffa che riescono a recuperare dalle compagne nei vari poderi. Ed è proprio mentre sono impegnate a cucire la bandiera per la manifestazione pacifista che arriva la telefonata attesa.

Un salto temporale, con immagini iconiche degli ultime decenni, e lo spettacolo conduce gli spettatori, prima, ai giorni nostri, funestati dalle notizie della pandemia, della guerra e della crisi climatica, eventi per i quali il genere umano potrebbe essere davvero arrivato all’ultima chiamata. E, con il passaggio di consegne fra la nonna, Rosa, e la nipote, Giada, dopo il discorso del Direttore, si passa in un futuro distopico (nemmeno troppo lontano, visto che è il 2026, l’anno, tra l’altro, del 60° anniversario dal primo autodramma del Teatro Povero): i “poteri forti” obbligano la popolazione ad abbandonare le comodità e il progresso tecnologico, per tornare a vivere, come un tempo, in un passato di privazioni e di regressione.

Con le parole “un filo che unisce e non che divide” la comunità di Monticchiello con il suo Teatro Povero lancia un accorato appello alla pace.

Per assistere allo spettacolo è possibile prenotare online oppure al numero di telefono 0578 75 51 18 dal martedì alla domenica in orario 10-13 e 15-18 e il lunedì solo mattina (contatti alternativi in caso di non funzionamento della linea principale: 0578 75 52 73 oppure 338 76 46 516).

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