Bernardo Mingrone e Pierangelo Maurizio sono stati ascoltati questa mattina dalla commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi

Bernardo Mingrone, ex manager dell’area finanza di Banca Mps, è stato ascoltato questa mattina dalla commissione d’inchiesta parlamentare sulla morte di David Rossi, insieme a Pierangelio Maurizio, giornalista che nel corso degli anni ha ricostruito la vicenda. Mingrone è uno dei testimoni chiave della storia della tragica morte dell’ex responsabile della comunicazione di Rocca Salimbeni in quanto fu uno dei primi a chiamare i soccorsi per tentare di salvare la vita di David Rossi.

“Ricordo che quella sera ero in ufficio – afferma Mingrone -, lavoravo alla chiusura del bilancio. All’improvviso arrivò il portiere Massimo Riccucci e in modo concitato mi disse che c’era un problema con David Rossi. Mi accompagnò sull’altro lato della direzione generale, dove stava l’ufficio di Rossi, avevo capito che era successo qualcosa di grave, quando entrai vidi la finestra aperta e immaginai quello ciò che era accaduto, perciò esitai prima di guardare di sotto. Non sono entrato nel vicolo perchè ero al telefono con i soccorsi ed avevo paura ad andargli vicino, non sono un medico”.

Nel racconto di Mingrone ci sono diversi punti mancanti: “Non ricordo Giancarlo Filippone, l’ho incontrato magari in qualche occasione, ma non ho un ricordo particolare di lui. Mi hanno chiesto tante volte se la porta di Rossi era chiusa prima del mio ingresso nel suo ufficio, ma non ricordavo nulla. In quei momenti c’era molta apprensione e non ho fatto caso a queste cose. Non ricordo nemmeno di aver incrociato Carolina Orlandi. All’ambulanza non ho dato l’indirizzo di Ponte Pio ma quello di Salimbeni, erano momenti concitati. Non so se Filippone mi aveva detto il nome del vicolo oppure no. Le mail? Non so quale fosse il loro contenuto”.

Tuttavia Mingrone ricorda molto bene una cena avvenuta pochi giorni prima del tragico evento: “Spesso in quei giorni di crisi – racconta ancora Mingrone – capitava David non venisse messo al corrente di quello che avveniva in Cda e questo lo disturbava. In generale era molto ansioso. Durante una cena, verso fine febbraio, ci raccontò che aveva perduto il padre da non molto tempo ed era stressato dalla possibilità che gli inquirenti lo potevano associare a Mussari. Dava l’impressione di essere perseguitato dalle autorità e di essere molto turbato da tutto ciò”.

Non ho una certezza che si sia suicidato – spiega Mingrone -, non ho una prova, ma ho una forte sensazione riguardo quella sera a cena. In base a queste cose credo che sia suicidato, credo che sia la spiegazione più semplice, ma non scommetto nulla”.

Pierangelo Maurizio invece ha insistito molto sulle conclusioni errate della prima indagine relative al caso Rossi: “Nella prima ricostruzione erano sbagliati molte elementi – afferma Maurizio -. Innanzitutto in quel caso veniva detto che Rossi si era buttato all’indietro, di testa, ma oggi sappiamo che non è così. Poi c’è l’autopsia, con la morte che veniva registrata dopo pochi istanti. Ma anche in questo caso, grazie al filmato del New York Post, sappiamo che è avvenuta dopo molto tempo. Infine, anche i taglietti che aveva sulle dita non possono essere archiviati con facilità come atti autolesionistici, bisognerebbe fare un’analisi più approfondita”.

Sono nato a Melito di Porto Salvo (RC) e mi sono diplomato al Liceo Classico di Reggio Calabria. Dopo la maturità, ovvero sia più di sei anni fa, mi sono trasferito a Siena, una città che ormai è più di una seconda casa. Qui ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e una magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Da sempre appassionato alla scrittura, il mio proposito è quello di raccontare ciò che mi accade intorno in modo obiettivo.

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