Scopertura straordinaria del pavimento del Duomo di Siena: “Come in cielo, così in terra”, dal 17 agosto al 7 ottobre 2020

La bellezza dell’imponente Duomo di Siena, una meraviglia che avvolge lo spettatore, un abbraccio totale che rapisce lo sguardo, sia in cielo, che in terra. Dal 17 agosto al 7 ottobre 2020, l’Opera della Metropolitana di Siena scopre il magnifico pavimento marmoreo della Cattedrale, una commistione di genio e arte, di mani sapienti che si sono alternati nella realizzazione di un’opera che attraversa i secoli della storia umana dal ‘300 all’ ‘800.

Come in cielo, così in terra‘, le cinquantasei tarsie che compongono il pavimento del Duomo tornano alla luce per una scopertura straordinaria e svelano le meraviglie realizzate da importanti artisti, tutti senesi͟, tranne il pittore umbro Bernardino di Betto detto il Pinturicchio.

Un percorso coerente e affascinante, con le tre navate che raccontano i temi dell’antichità classica e pagana, mentre nel transetto e nel coro si possono ammirare scene della storia del popolo ebraico, dalla salvezza compiuta e realizzata dalla figura di Cristo, sempre protagonista ma mai rappresentato nei graffiti del pavimento. Presente, invece, sull’altare, dove la Cattedrale di Siena converge, così come la storia artistica e spirituale del luogo.

Un viaggio simbolico alla ricerca dei più alti valori dello spirito umano: come in cielo, così in terra. Il prezioso tappeto di marmi è unico, non solo per la tecnica utilizzata, ma anche per il messaggio delle figurazioni, un invito costante alla sapienza, a partire dalle navate con i protagonisti del mondo antico, scarmigliate sibille e filosofi, fino ai soggetti biblici sotto la cupola, nel presbiterio e nel transetto.

Il percorso si apre con l’iscrizione d’ingresso, davanti al portale centrale, un invito a entrare “castamente” nel Virginis templum, la casa di Maria, testimonianza del forte legame che i cittadini senesi hanno da secoli con la loro ‘patrona’: Sena vetus civitas Virginis.

La Madonna si definisce anche come Sedes Sapientiae, sede di Sapienza e, subito dopo, la scritta è seguita dalla celebre tarsia con l’Ermete Trismegisto, il sapiente egiziano, il primo grande teologo dell’antichità.

Seguono filosofi come Socrate e Cratete nella tarsia del Pinturicchio, Epitteto, Aristotele, Seneca ed Euripide che corredano la Ruota della Fortuna e invitano al distacco dai beni terreni, futili, anzi ingombranti per dedicarsi al pensiero filosofico.

Si passa dunque all’itinerario biblico in cui Domenico Beccafumi, rispetto agli artisti delle precedenti generazioni, si avvale di nuovi modi stilistici rinnovando la tecnica del commesso marmoreo. L’artista invece di utilizzare pietre di vario colore accosta marmi di sfumature diverse rispetto alla tinta di base. Attraverso le gradazioni tonali del grigio-verde, Beccafumi riesce così a ottenere risultati sorprendenti di chiaro-scuro, in cui luci e ombre delineano le figure con una tale abilità artistica, da sembrare capolavori realizzati con la tecnica silografica o pitture monocrome.

Beccafumi compie tale rivoluzione nel fregio con Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia che si inserisce tra i due pilastri che sorreggono la cupola, verso il presbiterio. La fonte principale del soggetto è un passo dell’Esodo (17,1-7, ma si veda anche Numeri 20,1-13), in cui il popolo d’Israele, dopo la traversata del Mar Rosso, in marcia verso la terra promessa, è costretto a sopportare la mancanza d’acqua, fino al miracolo in cui Mosè percuoterà la roccia in Horeb, alla presenza degli anziani: «da essa sgorgherà acqua e il popolo berrà». Secondo l’interpretazione di san Paolo, nella prima lettera ai Corinti (10, 4), la pietra rappresenta il Cristo, dalla quale sgorga la salvezza per quegli uomini che attingono acqua dalla sua sorgente: «tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo».

Per prenotare la visita o per ulteriori informazioni +39 0577 286300 – opasiena@operalaboratori.com

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