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“Mi ritengo fortunato della occasione che ho avuto”

“Mi ritengo fortunato della occasione che ho avuto. Esperienza, sia sotto il profilo umano, che professionale di grande accrescimento”. Giulio Griccioli commenta così la scelta fatta pochi mesi fa quando ha seguito Simone Pianigiani in quella che è stata la prima esperienza nel campionato di massima serie cinese per i due coach senesi. Un basket quello cinese in continua evoluzione, e ormai diventato per i giocatori americani una valida alternativa alla NBA o all’Europa. I Bejing Ducks, squadra della capitale allenata dai due senesi, lotta ormai per un posto d’accesso ai playoff con un campionato giocato in continuità grazie anche al metodo della “bolla” usato in Nba nella passata stagione e in G-league quest’anno.

Una cosa che in Italia è quantomeno impensabile da realizzare: “La bolla in cui stiamo giocando da Ottobre ne è un esempio. Senz’altro la grande organizzazione, dall’allestimento dei campi tra una gara e l’altra (si giocano anche 4 partite al giorno sullo stesso campo) -afferma il coach ex Mens Sana- alla copertura totale degli incontri tra televisione e internet che permettono di fruire di tutte le partite in diretta. In sostanza si vende il prodotto CBA“. Un basket quello cinese molto differente da quello di ambito europeo: “Innanzitutto i tempi di gioco, le partite sono di 48 minuti e questo, ad esempio, ha come effetto principale che l’inerzia della partita può cambiare più volte fino all’ultimo, oltre a far lievitare i punteggi. C’è più tattica, maggiore uso della zona e del pressing rispetto ai campionati di vertice europei”.

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Un punto di vista delle cose diverso quello fornitoci da Griccioli che comunque ci dà un suo parere sui campionati nazionali: “E’ una domanda da milione. Non c’è una soluzione univoca al contingente o per lo meno troppo onerosa e conflittuale con il non professionismo delle categorie inferiori. In un momento di emergenza tutti devono sacrificare qualcosa, certo che la cultura, lo sport ne fa parte di diritto, è stata la più sacrificata dalla situazione emergenziale-continua il coach senese- Adesso so che è stata fissata una ripartenza, ma la situazione mi pare tutt’altro che lineare. Nelle giovanili ad esempio si andrà con la mascherina a scuola, si eviteranno assembramenti all’interno della stessa, per poi fare allenamento di pallacanestro regolarmente, da qualche parte c’è qualcosa che non torna, ma è pur vero che prima o poi una parvenza di normalità bisognava pur darla. La mancanza di socialità, dovuta anche all’assenza di attività sportiva, non ha di sicuro giovato ai più giovani”. Un’Italia in crisi sotto tutti i punti di vista per quanto riguarda il basket e lo sport in generale.

Sono ormai lontani i tempi in cui i giocatori venivano in Italia per mostrare il loro talento per gli scout Nba: “L’innovazione che ci contraddistingueva come movimento è venuta meno negli anni, speravo, e tutt’ora spero, che da questo momento di difficoltà si tragga spunto per tornare ad essere lo sport capofila sotto questo profilo. La storia come dicevo è lunga, ma da allenatore non posso che constatare come la nostra figura sia andata, per responsabilità della categoria e del movimento in generale, svuotandosi del proprio ruolo di formazione e leadership. Credo che molto passi anche dal recupero della figura dell’allenatore come centrale rispetto al progetto tecnico e non solo dei club”.

Riguardo un ritorno in patri Griccioli non si esprime e afferma: “Al momento spero di restare qua almeno qualche anno, ma dipenderà anche dalla mia famiglia, ad oggi sacrificata dalla mia assenza, magari col miglioramento della situazione potranno seguirmi, quest’anno non è possibile farlo”. Il coach dunque continuerà la sua avventura cinese che in questa stagione potrebbe vederlo protagonista anche ai playoffs. Un ambasciatore dell’eccellenza senese nel mondo ormai da tempo.

21 nato a Siena, studente di Scienze della comunicazione, grande appassionato di Basket e innamorato della mia città.

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