Il ricordo affettuoso di Eleonora Mainò: “Un uomo di cavalli di un tempo che non c’è più”

Si svolgerà domani alle 16 la benedizione del feretro di Enrico Brandani, per tutti il “Bobo”, che è scomparso la notte scorsa, nella camera ardente che è stata allestita nella stalla della Contrada dell’Oca, quella che non ha mai smesso di essere la sua casa. Mercoledì mattina poi ci sarà la cremazione.

La morte di Enrico Brandani ha destato il cordoglio della città intera, senza distinzione di contrada e di età, come dimostra la quantità enorme di messaggi che sono apparsi sui social. A testimonianza dello spessore del personaggio che ci ha lasciato, portando con sè, inevitabilmente, un pezzo di storia di Siena e del Palio.

Pubblichiamo di seguito il ricordo affettuoso che la nostra Eleonora Mainò ha fatto del Bobo.

“Il Bobo. Forse solo da grande ho saputo come si chiamava di nome perché per me, come mi diceva il mi’ babbo, era il Bobo dall’Oca.
Lui lo chiamava così e così per me così si è sempre chiamato.
Il vuoto che lascia nella sua famiglia e nella sua gente si amplia in maniera esponenziale nel vuoto che lascia tra le mura di questa città.
Quelle persone autentiche che gli leggevi il sorriso o il dissenso nel viso, che sapeva stare con quelli del suo tempo ma che si divertiva a stare anche coi ragazzi giovani, consapevole della sua esperienza ma curioso dei nostri giorni, così come si dovrebbe essere. Con una vita piena alle spalle ma ancora con la voglia forte di due chiacchiere, un rocchio, un ricordo o una polemica. Quei senesi nel senso pieno del termine. Un uomo di cavalli di un tempo che non c’è più e che ha visto nelle stalle delle nostre contrade persone epiche, quel tempo in cui i barbareschi erano medici e farmacisti e stregoni e molto altro ancora, con segreti inenarrabili nella memoria. Quel tempo che nella pellicola della memoria adesso avrà anche il suo volto.
Una voce storica, che anche durante la pandemia aveva allietato le famose serate sui balconi, con quel tono aulico e nostalgico dei nostri vecchi, che cantavano col petto largo e le spalle dritte.
La sua espressione, dopo tante battaglie, mentre va a prendere il cavallo ci racconterà per sempre, se ce ne dovessimo dimenticare, che la contrada è, per noi privilegiati, il posto in cui tornare sempre e per sempre e comunque.
Con orgoglio aveva visto la coccarda sul cappello di Riccardo, il nipote, perché per quei senesi i valori arrivavano sempre prima dei colori.
A lui e a Gianna lascia una valigia enorme di vita da raccontare e rivivere.
Ciao Bobo, ragazzo degli anni 30.
Mi piace salutarti così”.

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