La campionessa di Chiusi, insignita a dicembre del Sanese d’Oro, spiega a “Al Bar dello Sport” questa forma particolare di canottaggio. “Sogno di vedere un mio atleta vestire la maglia azzurra. Ci sono buone possibilità già quest’anno…”

A Tokyo abbiamo ammirato il bronzo di Alice Volpi nel fioretto femminile a squadre, l’argento di Diana Bacosi nel tiro al volo e il record italiano nella staffetta 4X100 di Irene Siragusa, ma in futuro potremo vedere qualche altro sportivo nel nostro territorio lottare in una nuova disciplina, il costal rowing (canottaggio costiero). Ne è convinta Chiara Sacco, campionessa internazionale di questa forma particolare di canottaggio che si pratica in mare, “dove non vince solo chi è più forte ma anche chi è più abile. Bisogna saper ‘surfare’ le onde, virare le boe senza saltarle”, spiega Sacco, protagonista dell’ultima puntata di “Al Bar dello Sport”.  

Presto vedremo questa disciplina alle Olimpiadi (probabile a Los Angeles 2028). “Non credo che potrò partecipare, visto che mi avvicino ai 40 anni – scherza Sacco – però ci sono tanti ragazzi giovani e sono sicura che l’Italia avrà gli stessi risultati del canottaggio tradizionale, anzi forse di più”. Magari potrebbero arrivare dai giovani che Chiara allena, nella “Canottieri Dopolavoro Ferroviario Chiusi”, società da lei fondata nel 2013 con Federico Feri e Michele Botarelli. “Il mio sogno è di vedere uno dei miei atleti vestire la maglia azzurra, e un paio di ragazzi, uno di Chiusi e una di Sarteano, potrebbero farlo a livello giovanile già quest’anno”.

Chiara Sacco lo scorso dicembre è stata premiata come “Sportivo dell’Anno” 2020 dal Gruppo Stampa Autonomo Siena, un riconoscimento che negli anni è andato a campioni come Gigi Datome, Simone Pianigiani, Paolo Lorenzi e Alice Volpi. “È stata un’emozione grandissima – spiega – non me l’aspettavo perché io faccio sport principalmente per stare bene con me stessa. È stato un anno ricchissimo di soddisfazioni, prima il riconoscimento della Regione Toscana a marzo e poi il “Sanese d’Oro”, che ho fatto incastonare e lo porto sempre con me sul collo”.

Chiara Sacco, oltre ad essere una grandissima sportiva, è anche un esempio di vita, una persona con una storia bellissima da raccontare. “Ero una bimba in sovrappeso, alla prima visita medica agonistica che ho fatto mi dissero che ero obesa di terzo grado. I ragazzini mi prendevano in giro, il bullismo lo subivo già all’epoca. Ho fatto tanti sport, dalla pallavolo al calcio al nuoto, ma non avevo mai trovato la mia dimensione. Il 17 luglio 1994 uno dei miei amici disse che iniziava canottaggio. “Allora vengo anche io!”, risposi. Iniziammo per scherzo. Nel giro di qualche mese vidi modificare il mio corpo, acquisii autostima e raggiunsi i miei risultati, tanto che all’età di 18 anni fui selezionata per il mondiale juniores. Ma rinunciai, perché morì mio padre. Finii per smettere, il grande amore che provavo si era trasformato in qualcosa di indescrivibile. Quando sento parlare di abbandono dello sport, credo bisognerebbe creare un tessuto sociale nelle piccole realtà per sostenere i ragazzi a livello psicologico”.

Dopo un 2021 super a livello di traguardi e riconoscimenti, cosa si aspetta Chiara Sacco dal 2022? “Esco adesso da un intervento, mi sono operata a novembre al plesso brachiale. Inizio come sempre da una gara di fondo a Torino. A marzo ci sono alcuni meeting, sempre di canottaggio normale. Ad aprile tenteremo il sesto record del mondo indoor di costal rowing, remeremo per tre giorni consecutivi senza fermarsi mai. Poi ci campionati italiani in estate e a settembre speriamo di fare i mondiali Master in Francia, sono due anni che saltano per il Covid”.

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