La ex collega di David Rossi scrive, per la prima volta, una lunga riflessione a commento di un articolo pubblicato sul blog “Eretico di Siena”

Una lunghissima riflessione, come non aveva mai fatto prima pubblicamente, sul suo coinvolgimento nella vicenda della morte di David Rossi e tutto quello che ne è conseguito. E’ quella che ha scritto Lorenza Bondi, ex collega di Rossi, in uno dei commenti all’articolo apparso oggi sul blog “Eretico di Siena”, in cui si parla dell’audizione dell’ex sindaco Pierluigi Piccini di fronte alla commissione parlamentare per la morte di David Rossi (oltre che dell’assoluzione di Berlusconi, ieri da parte del tribunale di Siena nel processo Ruby Ter).

Lorenza Bondi, a sua volta ascoltata dalla commissione lo scorso 9 settembre, critica innanzitutto il giornalismo sensazionalistico che “crea un’aura di suggestioni e complottismi di varia natura” scatenando errate fantasie e punta il dito contro chi, gratuitamente e non si sa a che titolo, si lascia andare ad affermazioni infelici, citando ad esempio quelle fatte dalla signora Giovanna Ricci in un suo post di qualche giorno fa.

Di seguito le parole scritte da Lorenza Bondi su l’Eretico:

Chiedo ‘ospitalità’ a questo blog, per la prima volta, per condividere alcune riflessioni scusandomi in anticipo per la prolissità, voluta però per fare trasparenza una volta per tutte portando alla luce certi comportamenti che, se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, capirete che si protraggono anche nell’attualità.

Inizio con una doverosa premessa. Comunque la si pensi, riguardo all’importanza investigativa e di qualsivoglia approfondimento sulla tragica vicenda del povero David Rossi personalmente ho plaudito alla costituzione anche di una apposita commissione parlamentare di inchiesta, e dico questo in maniera del tutto scevra da giudizio alcuno su indagini già esistenti, ma solo perché penso che ogni luogo atto ad approfondire è giusto che venga attivato.
Così come trovo altrettanto legittimo che ad occuparsi del caso siano anche i media sia quelli generalisti che, soprattutto, quelli che coprono la cronaca giudiziaria e/o di inchiesta, perché, anche in questi casi si tratta del loro lavoro.

Vorrei, però, soffermarmi a riflettere su un certo metodo di raccontare le cose.

Parallelamente a tutti i luoghi (sopra richiamati) deputati ad approfondire la circostanza, negli ultimi anni si è venuta a sovrapporre anche una modalità di narrazione ‘spettacolistica’ che adottando un registro narrativo sensazionalistico e denso di colpi di scena, ha messo alla gogna persone facendo passare messaggi subliminali di chissà quali opachi coinvolgimenti con la vicenda in questione. Devo ammettere che lo spunto per questo post mi è venuto dalla lettura della recente vicenda che vede protagonista il quadro dell’artista Pizzichini il quale ha preso come soggetto della sua opera la oramai famosa immagine di Giancarlo Filippone che guarda il povero David Rossi a terra collocandone il contenuto nel 33esimo canto dell’Inferno dantesco, quello in cui vengono puniti i traditori. Opera che – come si apprende dalla stampa locale – poi rimossa dal bello ed interessante percorso espositivo dedicato a Dante allestito all’interno del Rettorato (notizia riportata nell’articolo su La Nazione dello scorso 14 Ottobre dal titolo ‘Fatta rimuovere l’opera in segno di rispetto’ nonché qui https://www.gazzettadisiena.it/caso-rossi-rimossa-dalla-mostra-al-rettorato-lopera-di-carlo-pizzichini-che-ritraeva-filippone/). Ma non volendo trattare oltremodo le cose altrui mi soffermerò ad illustrare le cose che, invece, mi riguardano direttamente.

Lo scorso 9 Settembre ho avuto la mia audizione in Commissione di inchiesta e anche in tale occasione ho precisato come durante questi anni per la sottoscritta, e direi non solo (Giancarlo Filippone, a mio parere, ha subito un vero e proprio linciaggio mediatico che credo metterebbe a dura prova anche la tenuta nervosa e psicologica dei caratteri più robusti), ci sono stati particolari momenti storici in cui avrei dovuto passare le mie giornate alla Polizia Postale per rintracciare tutti i novelli Poirot e ‘leoni da tastiera’ di varia natura che si dilettavano a diffondere offese in rete anche nei miei riguardi (preciso che il resoconto della mia audizione è assolutamente tutto pubblico in quanto, a mia privata opinione, ritengo che pur essendo legittimamente consentita la secretazione laddove uno la valutasse opportuna, per quanto mi riguarda non l’ho appositamente richiesta ritenendo che la trasparenza proprio ai fini della ricostruzione dei fatti sia la cosa più giusta e corretta, soprattutto mettendo la trasparenza in correlazione alle gogne mediatiche).

Ed è qui che certi metodi narrativi mi fanno venire in mente il titolo di un brano di Ligabue, “Tra palco e realtà”: una cosa sono tutte le attività investigative (giornalistiche comprese); altra cosa sono gli effetti speciali.

I secondi, infatti, creano un’aura di suggestioni e complottismi di varia natura scatenando la fantasia di chi, magari complice una forma mentis meno strutturata (dostoevskijanamente parlando), si lancia in intemerate (altresì traducibile in “aprire bocca e lasciare andare”) verso il bersaglio di turno.

Personalmente, rispetto al passato (in cui avevo fatto solamente un esposto contro ignoti), dopo aver analizzato attentamente (molto attentamente) un certo ‘metodo’ narrativo, annessi storytelling e relativi e conseguenti impatti sui bersagliati di turno, ho valutato e deciso in questo girone di ritorno di non soprassedere più e di portare avanti un altrettanto legittimo metodo: quello della querela. Cosa che in linea generale, personalmente, ritengo essere la extrema ratio confidando nell’onestà intellettuale delle persone. Certe volte, però, ho compreso che si arriva ad un punto in cui la querela si rende doverosa, oltre che necessaria, per ristabilire la verità dei fatti.

Ritenendo la trasparenza un valore aggiunto che aiuta a distinguere tra la realtà e la strumentalizzazione, non ho difficoltà alcuna in questa sede (dato che è tutto pubblico) a riportare la circostanza di aver sporto querela nei confronti di Maurizio Montigiani per alcune sue affermazioni fatte lo scorso 26 Agosto durante la presentazione in Fortezza del libro del titolare di questo blog (link https://www.gazzettadisiena.it/ascheri-pronto-a-confrontarmi-con-qualunque-esponente-della-famiglia-di-david-rossi/ minuto 1:37:00 circa) in quanto lo stesso in quell’occasione (all’interno di un ragionamento più complesso, ascoltabile nel sopra riportato link) rivolgendosi ad Ascheri ebbe testualmente a dichiarare “La domanda è: perché la liquidi così brevemente visto che quella è la spiegazione di chi è la persona a cui alle 18.43 Lorenza va ad aprire la porta di Via dei Rossi, entra da lì, è inutile dar noia al portiere, entra e riesce da lì, non era in grado di sostenere quel colloquio, quella persona chiedeva di più per quello che era successo in via Vallerozzi tre giorni prima, per questo è stato riaperto un filone. Tutto questo, che è la parte che io conosco, nel libro non l’ho trovata, perché?”.

Sempre per trasparenza e verità dei fatti debbo comunicare, anche, di aver ritirato la querela medesima in quanto lo stesso Montigiani ha provveduto, in data 14 Ottobre u.s., a postare sulla propria pagina Facebook un commento pubblico nel quale ha precisato che la ‘Lorenza’ a cui faceva riferimento non era la sottoscritta e scusandosi al contempo, anche, per gli eventuali fraintendimenti che si fossero generati (riporto di seguito il testo del post “Con riferimento alle mie affermazioni rese a margine della presentazione del libro del Prof. Raffaele Ascheri ‘Cronaca di un suicidio annunciato’, avvenuta in data 26/08/2021 presso la Fortezza Medicea di Siena, tengo a precisare che la ‘Lorenza’ a cui ho fatto riferimento nel mio intervento (come il soggetto che alle ore 18:43 del 6 marzo 2013 avrebbe aperto la porta di servizio di via dei Rossi di Banca MPS) non si tratta della Dott.ssa Lorenza Bondi (all’epoca dei fatti addetta all’Area Comunicazione di MPS) e che pertanto non ho inteso ipotizzare alcun suo coinvolgimento nella vicenda relativa alla morte di David Rossi. Mi scuso con la stessa ove le mie affermazioni fossero state mal interpretate. In fede, Maurizio Montigiani”).

E poi si arriva ai giorni nostri in cui mi viene segnalato un post scritto da una certa Giovanna Ricci (soggetto che personalmente non conosco affatto) il cui nome crederei di aver letto su La Nazione di Sabato 16 Ottobre u.s. in quanto destinataria di misura restrittiva (leggasi arresti domiciliari) per ipotizzerei stalking, dato che nell’articolo si legge che la stessa aveva già avuto un divieto di avvicinamento a non oltre 300 metri rispetto al luogo in cui, evidentemente, si era recata (per la lettura dell’accaduto faccio pedissequamente rimando a quanto riportato dai media locali tra cui il predetto articolo nonché al link https://www.gazzettadisiena.it/caso-rossi-arrestata-dai-carabinieri-giovanna-ricci-la-testimone-delle-iene/).

Bene. Tale Giovanna Ricci nel suo post scrive “Ma Lorenza Bondi è indagata? Oppure è solo un pezzo di pregio nel CDA della Biblioteca degli Intronati di Siena?”. Premettendo che non ho onestamente compreso gli interrogativi che si è posta (le hanno fatto porre? Chissà) né con la prima né con la seconda delle due domande (che però, sempre a mio avviso, potrebbero essere circostanziate e sviscerate meglio in altre sedi o aule) e giocando anche io, da ora in poi, al piccolo complottista apro una riflessione sulle tempistiche e mi chiedo come mai questa signora tiri fuori proprio adesso la mia presenza in tale CdA dato che l’insediamento nello stesso risale a ben 3 anni fa.. Una domanda me la potrei porre anche io: il fine e il motivo del post scritto proprio e solo in questo periodo, quale sarebbe?

Non conoscendo personalmente, come dicevo, la signora Giovanna Ricci non so se tale impellenza comunicativa le sia autonomamente arrivata compreso lo ‘scoop’ di sottolineare che la scrivente siede nel tale consiglio di tale prestigiosa Istituzione (nel caso gliene aggiungo anche un altro di scoop: il presidente è il Prof. Raffaele Ascheri. Nomina risalente sempre ai soliti 3 anni fa, però), oppure se la notizia le sia stata molto recentemente segnalata da (per parità di genere menziono entrambe le ipotesi) suggeritori/suggeritrici.

Ma poiché dopo anni alla fine credo sia lecito stufarsi di offese/illazioni gratuite, la nuova modalità verso chi ‘apre bocca e lascia andare’ è quella di cristallizzare le parole in atti formali, così da ricevere risposte agli interrogativi altrove.

Un’ultima considerazione. In questo particolare momento storico e sociale credo che occorrerebbe, coralmente, un supplemento di lucidità e di pacificazione collettiva, non lasciando spazi a chi, con la stantìa tecnica del dividi et impera vuole creare tifoserie sguazzando nel narrare le cose nello stile The Truman show.

E dico questo essendo per me sacrosanto il diritto di espressione di tutti. Diritto di espressione che, però, non è più tale nel momento in cui scade nella delazione/diffamazione/calunnia. In questi casi, come è giuridicamente disciplinato, è previsto che chi le adotta ne risponda penalmente.

Ringrazio tutti coloro che avranno avuto la pazienza di leggere queste lunghe ‘riflessioni’. Ma dopo anni ho ritenuto fosse arrivato il momento giusto per esporle”.

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