Le risposte della redazione di Gazzetta di Siena alle vostre segnalazioni, ai vostri spunti e alle vostre riflessioni

“Quello che sta succedendo è terribile. Siamo stati travolti da un vero e proprio tzunami che ci ha colto impreparati e disorganizzati. L’Europa delude ancora e stavolta lo fa sulla pelle dei cittadini ucraini che stanno soffrendo i risultati di anni e anni di mala gestione politica, soprattutto quella interna. Non è possibile che l’Unione Europea appaia così disgregata e debole: non esiste un piano comune, non esiste un’unica voce che rispecchi totalmente i paesi che ne fanno parte. Questo è il rischio più grosso che stiamo correndo.
Sara”

All’improvviso la storia ci ha svegliati. Le immagini drammatiche arrivate in questi giorni dall’Ucraina ci dimostrano che il mondo è complicato e noi siamo piccoli e impotenti. Le sirene che risuonano nelle città, le case squarciate dalle bombe, i morti per le strade: tragedie che credevamo fossero destinate a rimanere confinate nel secolo scorso e invece accadono oggi, nel mondo globalizzato dei social, che testimoniano e amplificano tutto.

La guerra di Putin è destinata a lasciare un segno indelebile, non solo per gli ucraini, ma anche per noi europei, perché cambiata la nostra percezione del mondo. In realtà già due anni di pandemia ci hanno già insegnato quanto fragile può essere il nostro stile di vita, ma quello che sta accadendo in Ucraina è anche peggio. Perché le pandemie sono eventi naturali, sfuggono al nostro controllo, le guerre invece no, sono fatti umani, e pensavamo che in Europa non si sarebbero più ripetuti.

Sì, ma giusto in Europa, perché nel resto del mondo, anche dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’Urss, i conflitti ci sono sempre stati. In Medio Oriente e in Africa le guerre sono andate avanti inesorabilmente e in alcuni casi, ovvero in Iraq e in Afghanistan, ad attaccare siamo stati noi, gli occidentali, poco importa se per motivi giusti o sbagliati.

Insomma, le guerre nel 2000 sembravano finite, ma solo in una parte del mondo.

Adesso però non possiamo più credere di essere esenti, intoccabili, privilegiati, unti dal Signore: siamo coinvolti anche noi. E questo ci fa capire un’altra cosa: ci dobbiamo organizzare. Non è più possibile che l’Unione Europea abbia ventisette voci diverse, ci vuole una politica estera comune. E non è più possibile appaltare la nostra difesa agli Stati Uniti, ci vuole un esercito comune europeo.

Questo è il minimo per sopravvivere alle sfide del XXI secolo, che hanno volti diversi rispetto a quelle del Novecento, e quindi meritano risposte diverse, ma nella sostanza sono le stesse.

Ovviamente però la cicatrice più grande è quella che resterà nell’est del nostro continente e che difficilmente si rimarginerà nel breve periodo. Nessuno al momento è capace di dire cosa ne sarà dell’Ucraina, se Putin uscirà indebolito o rafforzato da questa guerra, se i suoi calcoli sono stati giusti oppure questa volta ha fatto un passo falso, anche per i suoi interessi.

E del resto molti analisti in questi giorni hanno preso degli abbagli clamorosi. L’unica cosa certa, che entrerà nei libri di storia, è la resistenza degli ucraini, disposti a sacrificare tutto pur di provare a salvare il loro paese.

Sono nato a Melito di Porto Salvo (RC) e mi sono diplomato al Liceo Classico di Reggio Calabria. Dopo la maturità, ovvero sia più di sei anni fa, mi sono trasferito a Siena, una città che ormai è più di una seconda casa. Qui ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e una magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Da sempre appassionato alla scrittura, il mio proposito è quello di raccontare ciò che mi accade intorno in modo obiettivo.

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