Si scalda la politica senese in vista delle elezioni amministrative che si svolgeranno a Siena nel 2023

Visto che di Palio ne sentiamo tutti la mancanza potremmo iniziare il nostro articolo così:

“E’ entrata fiancata…no, la mossa ancora non è valida, ma per il Palio del Sindaco di Siena (si vota nel 2023) le corse di addestramento in provincia sono di fatto già partite.”

Manca meno di un anno e mezzo alla fine del mandato del sindaco Luigi De Mossi, dunque solo qualche mese (o forse settimana?) e la campagna elettorale entrerà nel vivo. Ma quali saranno i “fantini” che i vari schieramenti proveranno a montare per la Carriera che porterà fino a Palazzo Pubblico? Big o esordienti? Conferme o novità? Esperti o giovanissimi? Vediamo il valzer delle “monte” che si prospetta in questo momento. 

Il centrodestra dovrebbe puntare ancora su quello che è, di fatto, il “fantino di Contrada”, ovvero il civico Luigi De Mossi, attuale primo cittadino. I partiti e i vari movimenti civici, che ancora oggi sono a supporto della maggioranza (come dimostrato nell’ultimo consiglio comunale quando alcuni atti di grande rilevanza sono stati votati in maniera compatta), partono da questa sicurezza, forti di un posto basso al canape, ovvero un primo cittadino in carica che amministrerà fino al giorno dello scoppio del mortaretto per l’uscita dei cavalli dall’Entrone.

Solo in caso di improvvise novità ci sarà un cambio di monta, ma dovrebbero arrivare sirene e lusinghe da Roma. Solo in questo caso il giubbetto potrebbe essere affidato ad un altro avvocato, quel Riccardo Pagni già in corsa per il “Palio della Regione“, oppure al notaio Alfredo Mandarini: due monte che non sarebbero certo un rincalzo, ma che sono pronti a scendere sul tufo solo in caso eccezione. Un po’ come quei fantini delle regolari, sicuri di far bene anche in piazza ma che non hanno bisogno di farlo.

Ci potrebbe essere anche un’altra soluzione, pescando sempre fra i fantini quotati ma buoni per tutti i giubbetti: un nome come Emanuele Montomoli, Professore di igiene dell’Università di Siena e a capo di un’importante azienda del territorio. Un po’ come era una volta Saro Pecoraro detto Tristezza (ha vinto nell’Istrice e nella Lupa, per esempio). Il centrodestra potrebbe farci un pensiero, del resto la moglie Sara Pugliese è colonna portante della giunta attuale (dopo un paio di cambiamenti ha comunque in mano la pesante delega della cultura, a Siena non certo un ripiego). Ma non è un mistero che Claudio Marignani (Sena Civitas) stia tentando di aprire una strada privilegiata in quelli che sono i colloqui invernali fra dirigenze e fantini. E negli ultimi giorni a farsi dare il numero di telefonino di Montomoli è stato anche l’ex sindaco Pierluigi Piccini, il quale però, non disdegnerebbe di essere di nuovo al canape in prima persona. 

Certo, quella di Piccini sarebbe una monta un po’ vintage, un po’ come se il buon Salvatore Ladu detto Cianchino dovesse essere richiamato a correre sul tufo: mossa quasi disperata, magari per fermare un avversario? A ben guardare, poi, Cianchino di Palii ne ha vinti otto, Piccini nelle sue ultime performance ha collezionato: un secondo posto da candidato a sindaco a diversi colonnini di distanza da Maurizio Cenni (2006), una sconfitta per dispersione da candidato consigliere comunale (2011), un amaro terzo posto da candidato a sindaco dietro a De Mossi e Valentini (2018), culminato in un’alleanza suicida con lo stesso Valentini. 

E il centrosinistra? “Li abbiamo tutti in tasca” sembrano dire i neodirigenti provinciali del Pd (per quelli comunali si deve ancora attendere un po’), senza paura di rimanere con il classico cerino in mano. Il dipendente universitario Fiorino Iantorno, una vita a sinistra, starebbe preparando il terreno per l’ex rettore Angelo Riccaboni, anche se sui social non disdegna una monta alla Rompicollo: Monica Barni, ex vicepresidente della Regione e che sarebbe la prima sindaco donna di Siena. Se invece il centrosinistra volesse dar vita a una sfida Nicchio vs Nicchio, il giubetto verrebbe fatto indossare a Daniele Magrini. Infine rimarrebbero le monte “fatte in casa”, che in politichese si traducono in candidature di bandiera; Alessandro Masi, Anna Ferretti o, per ripercorrere la strada di un primo cittadino che arriva da un Comune (Paliotto?) vicino, Giuseppe Gugliotti da Sovicille. 
Ma se la sera della cena della prova generale a fare il discorso ai “contradaioli” del centrosinistra fosse, invece, ancora una volta Bruno Valentini? L’ex primo cittadino, in cuor suo, non disdegnerebbe il Palio della rivalsa. 

L’estrema sinistra, infine, andrebbe su Michele Vittori, uscito da Potere al popolo, ma pronto a raccogliere il giubbetto dell’ex comunismo duro e puro. 


Il valzer insomma è appena iniziato…

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