Storie di un calcio piccolo: la rubrica settimanale di Riccardo Lorenzetti

“Diciamo che era il terzo anno che cercamo di raggiunge st’obbiettivo, e jo l’ho fatta. E quest’anno li avemo ammazzati”.
Maurizio Sani, nel 2010, ha ancora un sacco di capelli… Persino un accenno di “banana”, alla moda di quei cantanti americani tipo Little Richard o Chuck Berry
.
La personalità, invece, è quella di un capitano di ventura medievale. Un mix irresistibile di grinta, volontà, intuizione e scaltrezza che ha trasformato una piccola aziendina di provincia in un impero: la Stosa, che vende cucine in tutto il mondo.
I suoi concorrenti si chiamano Scavolini, Snaidero, Lube, e sponsorizzano squadre che vincono gli scudetti del basket o della pallavolo. Maurizio, invece, è un sentimentale di tre cotte: la fortuna gli ha regalato una nuova dimensione, ma non gli ha modificato i punti di riferimento. Che sono la sua azienda, la sua gente e la sua città.
E basta sentirlo parlare per sentir venir fuori Piancastagnaio. In quello slang tutto particolare che risulta comico persino a quelli di Abbadia San Salvatore, che abitano a una manciata di chilometri, appena oltre il ponte dell’Indivina.
Per questo, il giocattolo di Maurizio Sani si chiama U.S Pianese: squadra di calcio dai colori bianconeri, che vanta una solida tradizione nel calcio dilettanti con discrete apparizioni nei campionati di Prima Categoria e Promozione.
Ma la Stosa Cucine è ormai un colosso: i nuovi stabilimenti nella Valle del Paglia sono l’orgoglio di un intero territorio, e anche le ambizioni sportive devono tenere il passo dell’azienda.
Nasce qui il progetto di una supersquadra come nessuno aveva mai visto prima: soprattutto, nasce l’idea folle di portare la piccola Piancastagnaio (3800 abitanti) nel cosiddetto “calcio che conta”. E forse persino più in là, dove nemmeno i sogni dello sportivo più ottimista hanno mai osato spingersi.
Ma così come Roma non fu edificata in un giorno, anche la Pianese ha bisogno di una gestazione che non sarà né breve, né del tutto indolore. Per costruirla, il Patron si affida a Renato Vagaggini, che viene dal Vivo d’Orcia e nella vita fa un mestiere fiabesco: il rappresentante alimentare per le Cooperative di provincia. Ovvero, quelli che, nei paesi di una volta, si chiamavano pomposamente “i viaggiatori”.
Renato ha colpito Maurizio perché è il tipico prodotto del Monte Amiata: sveglio, concreto e con quel necessario tocco di disincanto. Si è fatto un nome come calciatore, ma soprattutto come allenatore, dove ha raggiunto eccellenti risultati negli anni ’90.
Vagaggini propone e Sani dispone. E con questa coppia la Pianese parte all’assalto del paradiso.

Si vivono anni strani e difficili. La leadership calcistica territoriale è momentaneamente vacante, con l’astro del Chiusi che è ormai al tramonto e l’orizzonte della Sansovino che si sta riempiendo di nuvole minacciose.
Vagaggini, che è uomo scaltro, ha capito che per fare la storia bisogna innanzitutto conoscere la geografia; e la geografia mostra Piancastagnaio per quello che è… Un posto ricco, carino, persino turistico, ma pur sempre un puntino abbastanza sperduto nel bel mezzo di una montagna.
Difficile convincere a salirci chi è abituato alle luci (e alle tentazioni) di una città… Ma i soldi, diceva il saggio, “mandano l’acqua all’insù”, e sta arrivando la grande crisi finanziaria che cambierà la faccia del calcio, e non solo di quello.
Cominciano qui le estati dell’incubo Co.Vi.Soc, e dei Club più prestigiosi tra serie C e serie D, che chiudono improvvisamente bottega. E quelli che riescono ad evitare i libri in tribunale, non trovano i soldi nemmeno per l’iscrizione (e figuriamoci per i contratti).
Piancastagnaio non sarà né Disneyland, né Las Vegas. Però, mette sul piatto un progetto serio e soprattutto un assegno che ha, sotto, una firma a prova di bomba; e per uno che vive di pallone, in quel preciso momento, sono proprio quelli (e non altri) gli argomenti più persuasivi.
Ma diventare la terra promessa, così all’improvviso, comporta sempre qualche rischio: e il primo è farsi prendere dalla fretta, che è la peggior consigliera.
La prima pedina che arriva, intanto, è il tecnico: si chiama David Sassarini, ad ha una gran voglia di ricostruirsi una verginità dopo aver buttato via un campionato stravinto con il Pietrasanta.

C’è un problema: Sassarini lavora ai cantieri navali di La Spezia, dove percepisce un regolare stipendio. Accettare la proposta di Vagaggini vuol dire compiere una “scelta di vita”, e azzardare il salto nel buio come l’astro nascente Maurizio Sarri, che al calduccio della Banca Toscana ha preferito il freddo di una panchina.
Ma Sassarini ci crede, e vuol giocarsela fino in fondo. E d’altronde, Vagaggini lo ha preso proprio per quello, preferendolo a Beppino Forasassi che durerà solo una giornata: tecnicamente parlando, è bravo e persino maniacale, con metodi di lavoro che rivolteranno la Pianese come un calzino.
Gli allenamenti si fanno rigorosamente con il pallone tra i piedi, perché quello è l’oggetto sul quale bisogna concentrarsi. Nella gestione del gruppo, invece, Sassarini è una via di mezzo tra il “martello” alla Antonio Conte e il “santone” alla Phil Jackson: l’impatto che ha sull’ambiente è quello di un meteorite, e unito ai mezzi illimitati che la società gli mette a disposizione, darà vita ad una miscela esplosiva.
Il tecnico spezzino si siede sulla panchina e l’inizio è a dir poco scioccante… Dopo cinque giornate la superfavorita del campionato è ancora ferma al palo, e le risate beffarde alle spalle dei “millonarios” sono come sale sulle ferite.
Vista con il senno di poi, la Pianese è effettivamente fortissima, ma le manca un particolare da niente: il gruppo.
Che è, invece, l’ingrediente principale quando si vuol vincere e indispensabile se si deve entrare nella storia.
Alla fine sarà quinto posto: un po’ pochino, in un torneo dove vincerà il Monteriggioni di Alessandro Monaci e Matteo Simone, Sani e Mandorlini.
Ai playoff, la Pianese incoccia il Sinalunga e ne fa strame, con un 5-0 al Carlo Angeletti firmato da Alberto Bianconi che realizza la prima, grande impresa della sua carriera.
Poi arriva il Casoli, dall’Abruzzo, ed è la classica partita stregata: i bianconeri bussano a lungo e con ostinazione, ma ai tempi supplementari se ne sbagliano di orribili. Alla fine si va ai calci di rigore, e l’errore di Maico Colonnelli è la pietra tombale.

L’estate comincia, e Vagaggini si guarda intorno senza perdersi d’animo: la Pianese è la classica corazzata dentro uno stagno, confinata nel campionato d’Eccellenza che sarà pure bello, ma comincia a star stretto. E l’impressione è che sia solo questione di tempo.
Sassarini presenta la lista della spesa, ma Renato ha le idee fin troppo chiare e sa dove andare a pescare… Dal repulisti estivo si salvano in quattro: Tommassini, Franchi, Biagini naturalmente Del Giusto, che eredita la fascia di capitano.
In attacco, aria fresca con Mimmo Borrelli, che ha fatto bene a Chiusi, e soprattutto Diego Cubillos che in quel momento è tra i primi cinque più forti dell’intera regione.
Vagaggini lo soffre perché ogni volta che se lo trova davanti, lo vede combinare sfracelli, come se avesse un conto aperto con la Pianese. Dopo l’ennesima doppietta, si incocciano negli spogliatoi e Renato è una furia: “Questa è l’ultima che mi combini…” gli sibila.
“E’ una minaccia?” sorride serafico Cubillos.
“No. E’ un’offerta…” replica Vagaggini.
Il fuoriclasse ci pensa un po’ su, e l’anno seguente si trasferisce nell’Amiata: costo, sedicimila euro. Che non sono noccioline, nemmeno se ti chiami Stosa Cucine.
“Quanto l’hai pagato?” domanda curioso Patron Maurizio.
Vagaggini si schernisce, guarda in aria, tossisce e la butta in caciara: “Oh, abbiamo fatto un vero affare… Tremila contanti, altri tremila a Natale, poi duemilacinque a Pasqua…”. Sani, che conosce i suoi polli, alza gli occhi al cielo e sorride: poi, compila l’assegno con il saldo totale e ordina all’autista di recapitarlo il giorno stesso al Presidente del San Donato. Che lo osserva incredulo, fa una smorfia e infine sospira: “Ah… Se tutte le squadre si chiamassero Pianese…”.
Roy Giomarelli, invece, arriva dalla serie D, e ci vuole un po’ per convincerlo a scendere di categoria. In più, a Orvieto è così popolare che persino le vecchiette, sul tram, si alzano per cedergli il posto.
Poi Vagaggini sussurra a mezza voce l’offerta e anche Roy si precipita a firmare il contratto.
Giomarelli regista occulto sulla destra, Del Giusto che si ricicla sontuosissimo esterno e davanti Borrelli-Cubillos: Sassarini si frega le mani, e può mettere nero su bianco il 4-2-4 dei suoi sogni. Quando si fa male qualcuno, entrano Dongarrà e Zammarchi. E se a voi vengono in mente interpreti migliori di questi, beh… Siete uomini fortunati.
A centrocampo sono in tre che si alternano per due posti: l’indigeno Magini (che è fuoriquota), il pupillo Biagini e un rodomonte che viene da Firenze e bazzica gli ambienti del calcio storico, sponda “Bianchi di Santo Spirito”. Si chiama Yuri De Rosa, ha una carica di simpatia esplosiva e (purtroppo) anche un destino infame che lo aspetta dietro l’angolo.
In difesa, stesso discorso per la rotazione dei centrali: Matteo Franchi, Devid Rosi (Senese del Drago) e il favoloso Patrick Amadio sarebbero titolarissimi in qualsiasi squadra di serie D… Nella Pianese che fa l’Eccellenza, invece, i posti disponibili sono solo due, e allora si studia una tabella di turnazione che nemmeno all’Italsider.
Tommei in porta, e i fuoriquota Leporini, Gentili e Andrea Goracci (il “boy di Acquaviva”) completano il quadro.

Ma si sbaglia chi pensa di vivere una stagione di calcio come Iddio comanda. La crisi morde, e le società stanno cadendo come birilli: così, alla compilazione dei gironi, la Pianese scopre che gli hanno recapitato tra capo e collo Pistoiese e Sansovino, sulle quali si apre il paracadute del “Lodo Petrucci” per rendere meno traumatico il fallimento.
Sono due club che hanno scritto la storia del football in Toscana, e che alzano di parecchio l’asticella della difficoltà; a queste si aggiunge la Castelnuovese che ha messo su una squadra pazzesca (Zacchei, Rigucci, Sussi, Arcadio) e l’ha affidata a Valerio Beltrami, assoluto Re Mida delle panchine, il Quarrata del grande Del Prete e l’irriverente Sinalunghese di Fani con Spataro-Benocci davanti.

Arriva ottobre, e finalmente si comincia a capire quale vento soffia su questo campionato stellare: la Pianese non è ancora decollata, e i gravi infortuni di Tommassini e Ripaldi hanno messo fuori uso due pedine di importanza strategica. Ma proprio in quel momento arriva il trittico di partite che sembrano messe lì apposta per verificarne l’effettivo spessore tecnico… Sinalunga (fuori), Sansovino in casa e poi l’infrasettimanale di Pistoia; tre esami durissimi dai quali, dichiara Maurizio Sani alla stampa, “bisogna comunque tirar fuori almeno cinque punti”.
E invece, di punti ne arriveranno nove.
Un filotto di tre su tre che valgono l’esame di laurea per una squadra che prende il largo e diventa in quel momento l’effettiva padrona. 1-0 all’Angeletti, 3-1 al Sansovino e poi il capolavoro di Pistoia, dove alla Pianese bastano solo otto minuti per fare 3-0 e chiudere virtualmente la pratica (finale, 3-2).
Immancabilmente, sta nascendo (con i risultati) anche un grande gruppo: che ogni giovedi si raduna per i convivi portafortuna al Grottino di Radicofani. Il gran cerimoniere è Patrick Amadio che è, tra l’altro, anche un ragazzo pio e religiosissimo, e guai se a qualcuno scappa qualche moccolo di troppo. Il poderoso difensore marchigiano è così convincente che nessuno si azzarda a contraddirlo, e così la Pianese diventa anche un modello di virtuosità cristiana.

Da lì in poi è una sinfonia assoluta, con nove vittorie di fila che scavano un solco e avviliscono sul nascere qualsiasi tentativo di rimonta: l’allenatore della Pistoiese è Oliviero Di Stefano, e di calcio ne ha visto parecchio: “ I miei sono ottimi calciatori – ammette- Quelli della Pianese sono, presi uno per uno, i migliori in assoluto in ogni ruolo”.
E’ una dichiarazione fin troppo onesta, ma la società non gradisce, e lo esonera. Mentre la Castelnuovese, in piena bulimia, continua a crederci, e porta a casa anche Ale Monaci, in rotta con il Monteriggioni.

L’infortunio di Cubillos, a gennaio, lancia in orbita Piero Dongarrà, e l’appannamento di Roy riporta su livelli “normali” un rendimento che nei primi quattro mesi ha rasentato la perfezione. Del Giusto, da esterno sinistro, ricorda il “sacrificio” tattico di Boniperti nella Juve del ’60, con la coppia d’attacco Charles-Sivori… Ma anche in quel ruolo defilato, il fuoriclasse di Chianciano risulterà alla fine il vicecapocannoniere del campionato (dietro a “Le Roi” Spataro).
Arriva la Pistoiese in montagna, dopo la sconfitta bianconera di Monte San Savino che ha ridotto il distacco a sei punti (!): è l’ultimissima chiamata per riaprire i giochi, ma l’1-1 finale (gol di Rojas e di Borrelli) chiude virtualmente il discorso, in netto anticipo sui tempi. Gli Ultras della Pistoiese lo intuiscono, e allora danno sfogo alle loro bellurie mettendo Piancastagnaio a ferro e fuoco. Concluderanno il loro “memorabile” pomeriggio al casello autostradale di Chiusi-Chianciano, dove li attendono alcuni reparti della Polizia.
Manca ancora lo scoglio Castelnuovese (che viene battuta battuta 2-, con Del Giusto e un autogol), proprio nella domenica che il Montalcino, quasi condannato, va a vincere a Pistoia consegnando idealmente la serie D ai bianconeri con cinque giornate di anticipo.
La matematica si arrende a Soci, in Casentino. Per la festa vera e propria, invece, si attende la domenica successiva, tra le mura amiche, con il Subbiano: la squadra si dipinge la faccia di bianconero e vince 1-0 (gol del solito Max Del Giusto).

“Quest’anno li avemo ammazzati”, gongola dunque Maurizio Sani ai microfoni di Tele Idea, dopo aver guardato una classifica che parla da sola: la Pianese, con 81 punti, stabilisce il record, tuttora imbattuto. La Pistoiese arriva a 70, la Castelnuovese a 60 e poi tutte le altre… Mai, nella storia del campionato di Eccellenza, si era visto un divario del genere.
“Li avemo ammazzati”… Senza offesa (perché Sani è un uomo diretto, ma mai offensivo), e con il legittimo orgoglio di aver dominato uno dei campionati più elevati di sempre, con una squadra non più replicabile: fatta di campioni assoluti, da romanzo di cappa e spada, che occupano un posto d’onore nel cuore di chi ama il football. Superiore, probabilmente, ai ragazzi che porteranno Piancastagnaio in serie C, dieci anni dopo; perché il calcio si misura con metri del tutto particolari, che talvolta escono fuori dalle regole aritmetiche. In quel senso, la Pianese della scorsa stagione è stata una gran bella squadra… Quella che vi abbiamo raccontato adesso, è stata un’epopea.

Con la potenza economica di Maurizio Sani e il sorriso sardonico di Vagaggini. Il ghigno di Sassarini, che diventerà si allenatore “di mestiere”, ma senza che la sua carriera arrivi mai a decollare.
E poi, il talento malinconico di Roy, la grinta di Max, il sorriso di Ciro e Donghi, che sono gli alfieri “locali” di quel miracolo. Cubillos, il Colombiano che parla in fiorentino, e Amadio, che prega la Madonna di Medjugorje prima delle partite.
Infine, la risata di Yuri De Rosa. Che si spegnerà definitivamente il 19 settembre 2017 a nemmeno 35 anni: salutando tutti, e andandosene con grande anticipo.

Proprio come fece la sua favolosa, irripetibile Pianese.

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