Storie di un calcio piccolo: la rubrica settimanale di Riccardo Lorenzetti

Niccolò Valenti si avviò sul dischetto mentre la tensione aveva fatto calare un silenzio irreale. Un silenzio che quel ragazzo venuto da Siena conosceva molto bene, avendolo sperimentato tante volte sulla sua pelle di contradaiolo. Era, anche quello, un silenzio mistico. Che riecheggiava il sudore freddo di quando i cavalli escono dall’entrone, e si avviano verso la mossa: o, meglio ancora, di quando il Mossiere apre la busta e comincia, lentamente, a chiamare l’ingresso al canape. Niccolò sapeva interpretare quel silenzio meglio di tutti gli altri… Forse, addirittura l’unico a poterlo dominare.

Il silenzio da “cazzotto nella bocca dello stomaco”; dell’iperbolico “almeno, se ero nato a Strove” che i senesi recitano come una litania in quel preciso momento. Senza tanto rispetto del congiuntivo, ma buono per capire da quanto lontano venga tutta quella roba lì. E “Nicco del Bruco”, ovviamente, fece centro. E mise a segno il rigore più bello e più beffardo mai calciato in tutta la storia del nostro calcio giovanile.E subito dopo, quello di Edo Dyla, ancora più importante: e infine la parata decisiva di Scascia, su Pischedda: che permise alla piccola Sinalunghese di eliminare, ai quarti di finale del torneo nazionale, i campioni d’Italia del Tor di Quinto… Come la squadra del Lussemburgo che si ritrova chissà come al Mondiale, e sbatte fuori il Brasile.


3 giugno 2011. Sono i ragazzi di Francesco Neri, l’equivalente nostrano della cosiddetta “Quinta del Buitre”, la nidiata di talenti (Butragueno in testa) che rivoluzionarono il calcio spagnolo negli anni d’oro del grande Real, di Happy Days e dei Roy Rogers come jeans.A ricordare l’impresa delle classi 91-92-93: i “quasi millennials” che si issarono lassù, dove nessun’altra squadra senese era mai riuscita ad arrivare. 

Ma prima di arrivare al cucchiaio di Valenti, alla freddezza di Dyla e a tutto il resto, bisogna riavvolgere il nastro, e trasferirsi nella sede della Sinalunghese, sopra gli spogliatoi dell’Angeletti: perché è in quella palazzina che prende forma il patto tra Bruno Mugnai e Francesco Neri. Mugnai è il Richelieu del calcio chianino: talmente bravo da meritarsi persino la stima dei fiorentini, notoriamente poco teneri nei confronti di tutto quello che non è roba loro. Neri ha poco più di trent’anni, è una specie di “enfant-prodige” e da due stagioni guida la Juniores rossoblu provinciale con risultati extraterrestri. Adesso, però, è arrivato il momento di alzare l’asticella. E la sua “Quinta” è chiamata ad affrontare da matricola assoluta il terribile campionato regionale di categoria, che comprende il fior fiore del calcio aretino, dal Santa Firmina allo Junior Camp, più le scomodissime “intrusioni” fiorentine composte da Grassina, Antella e Rignanese.L’intento è quello di non buscarne troppe e, soprattutto, di mantenere fino in fondo la dignità della squadra: senza diventare, come succede spesso, il serbatoio al quale attinge allegramente la prima squadra nei momenti del bisogno.Andrà a finire che succederà l’esatto contrario… E cioè che saranno i più grandi ad inchinarsi, e a dover scucire i fuoriquota per le partite più importanti.

In porta, Scasciafratti. Bravo, e con il cognome che riesce difficile all’altoparlante riesce un po’ difficile. Si gioca il posto con Luca Cinquegrana, che però è più permaloso: e il giorno che ne becca cinque, e prendono a chiamarlo “Cinquenane”, mette il broncio e non si fa più vedere.In difesa, il diligente Botarelli e il promettente Della Scala, di Rapolano. Al centro presidia le operazioni Cendrim Azemi, “il gigante buono” di Kosovska Mitrovica, e sulla sinistra giostra Roland Leti, spalleggiati da Sanleonini e Francesco Benincasa che ne giocano molte.La colonna vertebrale di centrocampo è formata da Beppe Schillaci e Giovanni Oliverio, che sono due carrarmati, e poi la ricchezza tecnico-tattica di Edo Dyla, che risulta decisivo in ogni parte del campo. Sulla sinistra, Saimir Leti, che ha così tanta birra in corpo da ricoprire senza difficoltà almeno due-tre ruoli contemporaneamente. Nocciolini, Baldini, Stecchi, Iordache e l’altro Benincasa completano il reparto. In avanti, la coppia Crocini-Casini ai quali si aggiunge spesso il folletto Cristiano Mucciarelli e, saltuariamente, Jack Lucatti che scende dalla prima squadra.   

Ecco. Questo è il fenomenale “Sinalunga-Lussemburgo” del 2010-11…  Ma già vedo, tra le vostre facce, parecchi sguardi perplessi. Si, perché nessuno di questi ragazzi (tranne poche eccezioni) ha avuto una carriera fulminante, e anzi la maggior parte di essi li ritroviamo, dopo dieci anni, non più in là di un’onesta Prima, o Seconda categoria.Eppure, per uno di quei miracoli che rendono il calcio meraviglioso, quella piccola, “normalissima” squadra sbaraglierà letteralmente il campo, e dominerà quel Campionato Regionale Juniores con lo sproposito di quindici punti di vantaggio sulla seconda.Sinalunghese 69, Soci 55, Grassina 53… Un collettivo che dà lustro a tutti, con i quindici gol di Crocini e i tredici di Lucatti e casini. Una stagione da leggenda, dominata in lungo e in largo, con un ruolino che in Lussemburgo non si sognano nemmeno.Ma il bello deve ancora venire, perché i ragazzi hanno vinto clamorosamente il campionato, ma l’impresa (già poderosa di suo) è appena agli inizi. Anzi, non è che un frugale antipasto alla valanga che si sta rovesciando addosso: ed infatti, comincia da qui l’escalation verso il paradiso, che da adesso in poi sarà travolgente.

Si parte dalle semifinali regionali, contro il Pietrasanta, che ha dominato il girone nord ed è una corazzata. E che, conseguentemente, farà un sol boccone della “Quinta” che invece è arrivata lì in canotto.Ma il canotto rossoblu è inaffondabile, e l’equipaggio è tostissimo: sembra quasi di rivivere la saga dell’Ammiraglio Tegethoff; e del famoso proclama degli “uomini di ferro su navi di legno” all’indomani della battaglia di Lissa. Scintillante 2-0 in trasferta (Lucatti-Casini), comodo 1-1 in casa, e la “Quinta” è in finale, contro tutti i pronostici. A giocarsi il titolo di campione regionale, nella “bella” di Colle Val d’Elsa contro il Fiesolecaldine.

E’ una Sinalunghese talmente proiettata dentro il suo incredibile sogno, che non parte battuta con nessuno; i risultati sono talmente luccicanti che anche Bruno Mugnai e Egidio Antonini si mettono sugli attenti, e annusano nell’aria il profumo dell’impresa storica. La finale di un campionato regionale non è roba da tutti i giorni nemmeno per il Club rossoblu, che pure vanta tradizioni solidissime, e allora ai piani alti decidono di scucire Lorenzo Fanetti e Niccolò Valenti per rendere più aspra la vita al Fiesolecaldine. 

Che, in quella stagione, è una specie di Real Madrid-bonsai, costruito senza badare a spese e con il chiaro intento di vincere e, se possibile, stravincere: nella doppia semifinale, opposta alla Pro-Livorno Sorgenti, lo squadrone fiorentino ha giocato quasi surplace, e ne è comunque venuta fuori con un parziale complessivo di 7-2.

E’ il 14 maggio 2011, e rinforzato dai due innesti dalla prima squadra, il piccolo Lussemburgo ha comunque ridotto le distanze tecniche.Così, invece della temuta nebbia di Waterloo, esce improvvisamente fuori il sole di Austerlitz… Il risultato è di quelli che non ammettono repliche: Sinalunghese 5-Fiesolecaldine 1. Comincia Jack su rigore (ed espulsione del portiere fiorentino) e raddoppia Beppe, al 22’. I Fiorentini rialzano la testa, e mettono paura con Marzi, poi, nella ripresa si aprono le cateratte e la “Quinta” dilaga: Lucatti fa terno al 68’, Crocini entra e segna all’82’ e infine il marchio di Valenti al 90’, con una prodezza da lontanissimo che ricorda certi numeri di Ibrahimovic.Il Fiesolecaldine prende cappello e schiuma rabbia: è così tanto il dispetto che i dirigenti arrivano a disertare la premiazione, con una brutta figura che è francamente colossale.I ragazzi di Neri, invece, agguantano la coppa e fanno il giro d’onore… Il Lussemburgo è diventato imbattibile: ha messo tutti in riga, ed è clamorosamente in cima alla Toscana calcistica. 

Sinalunga coccola i suoi meravigliosi ragazzi che adesso preparano le valigie per un’estate da sballo: la stagione è stata pazzesca, e le spiagge di Ibiza e Formentera si annunciano indimenticabili, adesso che andiamo con l’aureola del Campione Regionale. Ma intanto, nella sede del Carlo Angeletti arriva il postino, e sventola uno strano telegramma: “la SS.VV è cortesemente invitata alle finali nazionali che si terranno ecc ecc…”. Mugnai e Antonini si guardano perplessi e si grattano la zucca: perché adesso bisogna mettersi al telefono in tutta fretta e recuperare la squadra, alla quale era già stato ordinato un precipitoso “rompete le righe”. Perché la storia delle Finali Nazionali, a dire il vero, era sfuggita ai più: e la stagione era riuscita talmente bene così, che nessuno aveva più pensato al Gran Galà di fine anno: quella specie di “final-twenty” dal quale sarebbe scappata fuori la squadra Campione d’Italia Juniores 2010-2011. Si giocano gli ottavi di finale, in gara andata e ritorno: alla Sinalunghese tocca il Cannara, che è campione umbro, e stavolta fa sentire la “Quinta” un po’ meno Lussemburgo del solito… Ma la partita riesce ugualmente ostica, perché i rossoblù del Topino sono squadra tutt’altro che sprovveduta, e strappano all’Angeletti un rocambolesco 2-2 sotto la direzione dell’arbitro Fourneau (quello che due settimane fa ha diretto lo Juve-Samp che ha dato lo scudetto ai bianconeri).

Si va allo “Spoletini” di Via Assisi per giocare (da sfavoriti, a questo punto) un ritorno che si prospetta al calor bianco. E’ il 21 maggio, e lo stadio umbro è una fornace ribollente: Scasciafratti para praticamente tutto, e negli spazi che si aprono, si gettano come squali Leo Casini e Nicco Valenti, che tranciano in due la difesa del Cannara. Finisce 3-1 e la Sinalunghese vola ai quarti di finale, con corollario di rissa sulle tribune:  perché va bene la cavalleria, ma arrivati a questo punto il piatto si è fatto ricco. E tutti ci si vogliono ficcare.

Ma ci pensano i sorteggi a far tornare la Sinalunghese piccina piccina, e a farle nuovamente vestire i panni del Lussemburgo. Perché l’urna, stavolta, non è benevola e pesca il Brasile per davvero, che sono gli imbattibili Campioni d’Italia del Tor di Quinto, che hanno lo scudetto cucito sul petto.  Il Tor di Quinto ha un settore giovanile tra i più floridi dell’intera Capitale, ha un raggio d’azione che potremmo definire illimitato (il quartiere più insignificante della periferia di Roma vale almeno  venti Sinalunghe) ed ha strutture all’avanguardia. A vederne le partite sono fissi gli osservatori di Roma e Lazio, che poi vi pescano i virgulti migliori… Anche Marco Materazzi, per dirne uno qualunque, è uscito da lì.

Per la partita di andata si trattiene il respiro, anche se l’impresa da compiere è colossale: proprio una roba da Lussemburgo o, anche peggio, da gommone panamense che dichiara guerra alla Marina Militare Americana. La Sinalunghese non scende a fare le barricate, e anzi si presenta con il tridente Lucatti-Casini-Valenti. Il Tor di Quinto, che è squadra sorniona e di talento, colpisce un palo, recrimina un paio di rigore e ne insacca comodamente due: con Pischedda e Ciavarro, che poi sarebbe il figlio del famoso attore. La “Quinta”, però, tiene il campo e non sfigura affatto: Scasciafratti compie la parata del millennio su rovesciata di Marioni (il terzo gol sarebbe stato una pietra tombale) e i rossoblu azzeccano un risultato bruttino, ma accettabile: 0-2, e adesso si torna in Valdichiana. E’ il 3 giugno 2011, e per trovare una data altrettanto significativa per la storia dell’UC Sinalunghese bisognerà aspettare il magico 2018, e il filotto irresistibile verso la serie D. Scascia-Roland Leti-Botarelli-Fanetti-Della Scala-Schillaci-Dyla-Crocini-Casini-Valenti-Oliverio. Poi entreranno Lucatti e Sanleonini. Saimir Leti e Azemi, infortunati. Sarà la classica partita perfetta: quella che già da subito mette in fila le costellazioni e le dispone verso il destino che si sta inesorabilmente compiendo. La “Quinta del Neri” mette alle corde i Campioni d’Italia, stavolta senza timori reverenziali: disinnesca il fenomenale Kanoute con un Botarelli da leggenda e poi, con Beppe Schillaci, molla due uppercut micidiali: il primo al 66’ e il secondo allo scadere, nella bolgia di un Angeletti che sta esplodendo. Il risultato è ribaltato, ma mancano ancora i rigori… Ma quelli sono magia pura, e infatti ve li abbiamo già raccontati all’inizio del pezzo. 

La Sinalunghese vola in semifinale, dunque: e ci si riempie di pizzicotti perché vuol dire essere tra le quattro squadre più forti d’Italia, e giocarsi quel triangolino che si chiama “scudetto”.
Ma è talmente bello che, da qui in poi, la storia si interrompe, e il sogno finisce: la carrozza regale ridiventa una zucca, e il Lussemburgo ritorna… Lussemburgo. In pochi giorni, quella squadra meravigliosa si dissolve, e perde malissimo la semifinale con la Virtus Soverato.

La perde abbassando subito le armi, clamorosamente, sfacciatamente, incomprensibilmente: dopo il gol immediato di Sanleonini che sembra preludere all’ennesimo delirio. Invece, la Sinalunghese finisce lì. E uno dopo l’altro incassa sei gol, quasi senza più giocare. Si dà la colpa all’arbitraggio contrario, al complesso di appagamento, alle improvvise vertigini… Il risultato finale è 1-6 (!) e vanifica anche il ritorno in Calabria, dove la “Quinta” si reca giusto per l’onor di firma (finirà 2-0).
Terzi classificati, in tutta Italia. Con l’onore in mano e, alla fine, persino con l’amaro in bocca. Nessuno li ha più eguagliati.

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