Si tratta del primo caso in Italia: il paziente, 54 anni, è in remissione completa di malattia a 5 mesi dalla procedura

Effettuato a Siena, alle Scotte, il primo trapianto di cellule staminali allogeniche in un paziente affetto da una Leucemia mieloide acuta e già sottoposto ad un precedente trapianto di polmone. È il primo caso del genere in Italia. Tale traguardo è stato raggiunto grazie al lavoro di squadra e alla collaborazione delle unità operative complesse Terapie Cellulari e Officina Trasfusionale, diretta dal dottor Giuseppe Marotta, Ematologia, diretta dalla professoressa Monica Bocchia, Malattie dell’Apparato respiratorio, diretta dalla professoressa Elena Bargagli, ed Immunoematologia e Servizio Trasfusionale, diretta dalla dottoressa Elena Marchini. La complessità del caso e l’elevato rischio di complicanze ha richiesto la valutazione multidisciplinare di ogni fase diagnostica e terapeutica finalizzata alla pianificazione dell’intero percorso.

“Il paziente – spiega la professoressa Bargagli – era stato sottoposto ad un trapianto di polmone nel 2015 per una diagnosi infausta di malattia polmonare ed aveva sviluppato, a luglio 2022, una Leucemia acuta mieloide ad alto rischio. Dopo un trattamento chemioterapico intensivo nel reparto di Ematologia, lo scorso 14 dicembre è stato sottoposto al trapianto di cellule staminali emopoietiche, da donatore familiare HLA identico”. Attualmente il paziente è in remissione completa di malattia a 5 mesi dalla procedura.

“Il risultato – aggiunge la dottoressa Marchini – è stato raggiunto grazie al lavoro e alle competenze delle diverse équipe mediche e di tutto il personale del comparto, sia infermieristico che tecnico, coinvolto nel percorso assistenziale, che ha gestito le varie fasi della procedura e ha seguito il paziente costantemente in questi anni”.

“È stato un gran lavoro di squadra – prosegue la professoressa Bocchia – con un risultato certamente non scontato, sia durante la terapia per la leucemia acuta che poi durante il trapianto. Devo dire che il paziente è stato, ed è, un grande combattente, ha sempre avuto un atteggiamento positivo, anche nei momenti più difficili. Per questo credo che l’ampia discussione che ha preceduto l’inizio del percorso, dove tutti insieme lo abbiamo informato su ogni step ma anche motivato e confortato, mostrandoci uniti e determinati, sia stata una delle componenti che ha permesso di dargli una seconda possibilità”.

In particolare il lavoro di squadra è stato seguito da: per Malattie dell’Apparato respiratorio il dottor David Bennett e la dottoressa Antonella Fossi; per Terapie Cellulari e Officina Trasfusionale, il dottor Alessandro Bucalossi e le dottoresse Maria Pia Lenoci, Francesca Toraldo, Monica Tozzi e la biologa Valeria Del Re; per Immunoematologia e Servizio Trasfusionale, il dottor Francesco Cibecchini e le dottoresse Alice Pietrini e Stefania Olita; per Ematologia la dottoressa Elisabetta Zappone e il dottor Corrado Zuanelli. Ha partecipato nella gestione post-operatoria del paziente, a causa di alcune complicanze, anche l’Oculistica diretta dal professor Gian Marco Tosi.

“La interdisciplinarità è alla base di ogni percorso di cura complesso e la direzione aziendale ha investito molto negli ultimi anni sulla necessità di procedere dal riferimento storico di una singola disciplina verso l’utilizzo di saperi e prassi diversificate mediante lo sviluppo di numerosi progetti ‘inter-dipartimentali’ – conclude il dottor Giuseppe Marotta che, all’Aou Senese, è anche direttore del Dipartimento terapie Cellulari, Ematologia e Medicina di Laboratorio –. Questa è l’ennesima dimostrazione che tale modalità di ‘interdipendenza funzionale’ è in grado di rispondere in maniera ottimale alle esigenze del paziente passando dalla centralità delle funzioni alla centralità del processo”.

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