Allevatori disperati per gli attacchi dei lupi. Dal Cia Siena: “Servono interventi concreti e risolutivi”

Situazione di disperazione quella degli allevatori nel Senese, che stanno continuando a subire attacchi dei lupi. Un esempio è Radicofani, Comune in cui la situazione non sembra migliorare.

A denunciare, sono i due fratelli Ciacci: Valentino, dell’azienda Ghino di Tacco, e Claudio, dell’azienda San Giacomo. In totale possiedono 80 bovini adulti, a cui si aggiungono i vitelli, e circa 850 capi di ovini, il cui latte è venduto ai caseifici della Val d’Orcia.

I due allevatori raccontano: “Ormai stiamo subendo attacchi anche di giorno. I lupi non hanno paura dei cani e neanche dell’uomo. Animali morti dopo ogni attacco, pecore soprattutto, ma anche vitelli di razza chianina. Siamo sotto attacco: il risarcimento di 25mila euro in tre anni, può bastare per una piccola azienda, ma non per allevamenti medio-grandi come nel nostro caso”.

Una soluzione sembrava che l’avessero trovata, ma la burocrazia ha messo un alt: “Volevamo fare una tendostruttura mobile per fare stare le pecore più protette. La Soprintendenza ci ha bloccato per via del vincolo paesaggistico, essendo in Val d’Orcia, mentre dal Comune avevamo avuto l’approvazione alla nostra richiesta“.

A intervenire è Federico Taddei, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori Siena, che commenta: “La situazione di questa nostra azienda è simile a tante altre. Non ci sono più parole da spendere, ma servono solo interventi concreti e risolutivi, in grado di riportare la presenza del lupo nei nostri territori a quella di anni fa, quando era ancora sostenibile. Altrimenti a breve rimpiangeremo le nostre eccellenze agroalimentari”.

Se gli allevamenti si trovano costretti a chiudere – conclude Roberto Bartolini, direttore Cia Siena – si avrà l’abbandono dei territori, con danni ambientali, economici ed occupazionali. Occorre intervenire”.

Si lancia pertanto un appello alle istituzioni: “Diteci cosa dobbiamo fare, se chiudere subito o nel giro di 2-3 anni. Si perde un grande patrimonio, il pecorino non lo faranno più con il nostro latte. Chiediamo che la Regione Toscana si attivi per monitorare davvero i lupi, la situazione non è più sostenibile. E poi servono misure concrete di contrasto”. 

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