Anche l’Ateneo senese si unisce all’appello dell’Università del Piemonte Orientale, del Karolinska Institute e della Vrije Universiteit Brussel per la scarcerazione del professor Ahmadreza Djalali

L’Università di Siena rinnova la sua adesione all’appello per la liberazione del dottor Ahmadreza Djalali, condannato a morte in Iran. L’Ateneo senese sostiene le azioni di sensibilizzazione portate avanti dalle tre università europee in cui il docente ha insegnato, fra cui figura anche la nostrana Università del Piemonte Orientale. La Rete Scholars at Risk (Sar), di cui fa parte anche l’Università di Siena, continua ad appellarsi come si legge di seguito – insieme ai tre atenei – all’Unione Europea e alle istituzioni, affinché esse intervengano per la liberazione del professore e immediate cure mediche.

Nel quinto anniversario dell’arresto del Dr. Ahmadreza Djalali, Scholars At Risk rimane allarmata per la sua continua detenzione e per il ripetuto rifiuto di fornirgli adeguate cure mediche, e incoraggia un’azione immediata per rettificare le violazioni dei diritti umani che riguardano il suo arresto, la sua detenzione e la sua condanna a morte.

Il Dr. Djalali è un eminente studioso di medicina delle catastrofi che ha di recente insegnato al Karolinska Institute in Svezia, dopo aver ricoperto posizioni simili all’Università del Piemonte Orientale, in Italia, e alla Vrije Universiteit Brussel, in Belgio.

Il Dr. Djalali deve essere rilasciato ora. La sua salute si sta rapidamente deteriorando”, hanno detto le istituzioni in una dichiarazione congiunta firmata dal Prof. Ole Petter Ottersen, Presidente del Karolinska Institute, il Prof. Gian Carlo Avanzi, Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, e la Prof. Caroline Pauwels, Rettrice della Vrije Universiteit Brussel.

Clare Robinson, Advocacy Director di Sar, ha sottolineato che “abbiamo capito che la salute del Dr. Djalali è gravemente peggiorata da quando le autorità lo hanno trasferito in isolamento nel novembre 2020. La sua famiglia teme che il dottor Djalali possa morire in prigione se le cure mediche urgenti di cui ha bisogno continueranno a venirgli negate”.

Le tre istituzioni fanno appello alla comunità accademica per chiedere il rilascio del Dr. Ahmadreza Djalali. “La situazione del dottor Djalali dovrebbe preoccupare gli studiosi e la società ovunque. È stato condannato a morte in apparente ritorsione per la collaborazione internazionale nel suo campo di studi. La sua ingiusta persecuzione ed incarcerazione, proprio come l’ingiusta persecuzione ed incarcerazione di altri studiosi e ricercatori come lui, mette in pericolo il lavoro accademico, e priva ciascuno e ciascuna dei benefici della ricerca scientifica e dello scambio scientifico”.

Mentre visitava l’Iran nell’aprile del 2016 per partecipare a una serie di workshop ospitati dalle università di Teheran e Shiraz, le autorità hanno arrestato il Dr. Djalali per “collaborazione con governi ostili” e per “azioni contro la sicurezza nazionale”. Il Dr. Djalali è stato successivamente detenuto nella prigione di Evin e tenuto periodicamente in isolamento.

Il 21 ottobre 2017, il Dr. Djalali è stato condannato a morte per “corruzione in terra” (ifsad fil-arz), sulla base di infondate accuse di aver fornito servizi di intelligence alle autorità israeliane. Il Dr. Djalali ha contestato le accuse, sostenendo che i suoi legami con la comunità accademica internazionale sono alla base del suo processo. Sar è a conoscenza del fatto che al Dr. Djalali è stato negato il diritto di appellarsi sia alla condanna che alla sentenza, e che ha subito torture, maltrattamenti e un numero crescente di complicazioni mediche durante la detenzione.

Il 24 novembre 2020, le autorità iraniane hanno trasferito il Dr. Djalali in isolamento e hanno iniziato i preparativi per eseguire la sua condanna a morte. Da allora, le autorità hanno continuamente rimandato l’esecuzione ma hanno mantenuto il Dr. Djalali in isolamento per oltre 20 settimane. La salute del Dr. Djalali è drasticamente deteriorata mentre era soggetto a condizioni estreme, tra cui avere le luci accese in isolamento 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il Dr. Djalali, secondo quanto riferito, soffre di dolori allo stomaco e difficoltà respiratorie e ha perso almeno 12 Kg. Il 14 aprile 2021, le autorità hanno trasferito il Dr. Djalali dall’isolamento a una cella con diversi occupanti. Le autorità continuano a negargli l’accesso al suo avvocato, alla sua famiglia e all’assistenza medica urgentemente necessaria. Queste azioni deliberate impongono incommensurabile angoscia e dolore al dottor Djalali e alla sua famiglia.

Scholars at Risk chiede alle autorità iraniane di sospendere la sentenza capitale emessa contro il Dr. Djalali e di assicurare il suo immediato rilascio in modo che possa ricevere le cure mediche di cui ha urgente bisogno.

“Noi, Karolinska Institutet, Università del Piemonte Orientale e Vrije Universiteit Brussel, abbiamo avuto il privilegio di avere il dottor Djalali come collega, ed ora chiediamo ancora una volta pubblicamente il suo immediato rilascio – hanno ripetuto i tre atenei – in modo che possa fare ritorno a casa, in Svezia. Chiediamo che le autorità assicurino al Dr. Djalali l’accesso immediato a personale sanitario qualificato, che sia in grado di offrire cure mediche nel rispetto dell’etica professionale, compresi i principi di riservatezza, autonomia e consenso informato. Chiediamo inoltre alla comunità internazionale di rinnovare azioni immediate in risposta all’aggravarsi delle condizioni del Dr. Djalali, e chiediamo all’Unione Europea e agli Stati Membri di intercedere a favore di questo caso prima che sia troppo tardi”.

Durante tutto il periodo dell’emergenza pandemica, il Dr. Djalali è stato tenuto in una cella di circa 30 metri quadri, condivisa con altri quattordici prigionieri, per essere poi trasferito in isolamento il 24 novembre 2020. Dopo oltre 140 giorni di isolamento, il Dr. Djalali è stato trasferito nuovamente in una cella condivisa con altri detenuti nella prigione di Evin, dove si trova tuttora, sotto la costante minaccia dell’esecuzione della pena capitale.

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