Francesca Appolloni

“La notizia della volontà del comune di Siena di costituire un’Agenzia per il welfare e le modalità con le quali questo programma sarà portato avanti, sono per noi sconcertanti, si tratta di un progetto reazionario”

Numerosi movimenti femminili e femministi di Siena hanno espresso la loro opinione sulla decisione dell’Amministrazione comunale di istituire l’Agenzia comunale del welfare, famiglia, politiche per la casa e volontariato annunciata dall’assessore ai servizi sociali Francesca Appolloni.

“La notizia della volontà del comune di Siena – affermano i movimenti femministi senesi – di costituire un’Agenzia per il welfare e le modalità con le quali questo programma sarà portato avanti, sono per noi sconcertanti. L’Agenzia, di cui non sono chiari neanche i contorni dal punto di vista giuridico si può riassumere (anche se non esplicitamente dichiarato) in un accordo tra la curia, l’assessora alle politiche sociali ed il vicesindaco, i quali in seguito ad un convegno decidono che attraverso la costituzione di tale Agenzia, si risolveranno tutti i problemi sociali oltre a quelli legati alla povertà economica dei cittadini e delle cittadine di Siena, senza specificare concretamente le misure che intendono mettere in atto ne quantificando i fondi che verranno messi a disposizione”.

“Neanche, oltretutto- continuano i movimenti femministi senesi -, è contemplata nel progetto la possibilità da parte della cittadinanza di una interlocuzione con questa ‘entità misteriosa’ che estromette da ogni confronto il Consiglio comunale”.

“Noi donne della città siamo stupefatte – proseguono movimenti femministi senesi – e ci sentiamo beffate perché è ovvio che c’è una grave volontà reazionaria che vuole riportare indietro le lancette dell’orologio a tempi  lontanissimi. Alla base del progetto c’è una posizione precisa e ideologica di esclusione sociale, un concetto paternalistico della politica che si limita al rapporto diretto cittadino-amministrazione nella soluzione di problemi che invece sono collettivi, un’idea di famiglia tradizionale e cristiana che va aiutata a discapito di quelle che non rientrano in questo standard e in barba ad ogni principio di pluralità, inclusione e laicità del soggetto pubblico”.

“Per questo riteniamo – concludono – che un progetto del genere dovrebbe nascere attraverso un processo democratico che coinvolga tutta la politica oltre alle forze sociali ed alle associazioni attualmente estromesse da ogni confronto. Viviamo in una democrazia in cui le funzioni di stato e chiesa sono indipendenti, pur nell’apprezzamento che la curia aiuti la comunità, il ruolo dell’ente pubblico deve rimanere coerente con i principi costituzionali di uguaglianza e pari opportunità. Troviamo questo nebuloso progetto messo in piedi dal comune un inutile dispendio di risorse pubbliche e le sue reali intenzioni ci trovano nettamente contrarie alla sua realizzazione”.

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