La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

E’ arrivata la primavera, benché la speranza sia che il pallottoliere acceleri e si possa arrivare rapidamente all’estate. Non tanto perché il sottoscritto ami il caldo più della mezza stagione, ma perché forse fra tre mesi l’incubo sarà più alle spalle che pria, soprattutto, per la legge dei grandi numeri, sarà più vicina la luce in fondo al buio. Poi ci saranno da capire tutte le conseguenze del caso, ma questa è un’altra storia. Allo stesso tempo non possiamo sprecare un minuto di esistenza e anche questa primavera andrà vissuta nella costruzione del nostro futuro.

A proposito di futuro. La città è stata scossa questa settimana dall’indagine “Hidden Partner”. Il tempo e le carte ci aiuteranno a capire cosa sia realmente accaduto, quali e di chi siano eventuali responsabilità, senza farsi prendere (ancora una volta) dalla moda che agita i cappi della forca alla notifica di un’informazione di garanzia che, come dice il nome, sarebbe garanzia per l’indagato e non materiale per pubblico ludibrio. Tant’è: viviamo un periodo in cui spesso vince chi la spara più grossa e più forte, anche arrampicandosi in ragionamenti palesemente smentiti dai fatti.

Quello che ha detto il sindaco Luigi De Mossi in settimana su questa vicenda ha una base solida. Siena ha bisogno di investitori. Che non significa accogliere chiunque e comunque: alcune volte gli anticorpi, ancora presenti in città, hanno funzionato (ricorderei i presunti investitori sullo stadio all’epoca Mezzaroma, il celeberrimo fondo inglese per il palasport a fine epoca Macchi, ma scordo qualcuno), altre volte possono funzionare meno. Vorrei capire però senza investitori da fuori porta Camollia (o da fuori porta Romana, se preferite) come questa città possa pensare al proprio futuro occupazionale. Turismo e scienze della vita sono e saranno due colonne portanti, con il relativo indotto, ma senza investimenti impossibile pensare che le fonti occupazionali rimangano marchiate I726. La Repubblica di Siena è finita, da un pezzo.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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