La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

“Persino i poveri di spirito diventano più intelligenti dopo il vero dolore”. Così scriveva Fëdor Dostoevskij. Gli sportivi senesi hanno provato quel dolore a più riprese in questi anni, se guardiano le due maggiori società di calcio e basket: quattro “fallimenti” (due a testa, per non farsi mancare niente) in pochi anni. Riusciremo a diventare, adesso, più intelligenti, come diceva Dostoevskij, o almeno più lungimiranti?

La non iscrizione (perché ancora di fallimento vero e proprio non si può parlare e non è detto che se ne parli) della Robur Siena alla Lega Pro ha un responsabile, è inutile girarci troppo intorno: Anna Durio. Si possono trovare tutte le giustificazioni del caso, ma alla fine chi non ha trovato la forza, il tempo, le energie e le risorse per far partecipare la squadra al prossimo campionato di terza serie è l’imprenditrice ligure. Niente complotti o manovre intorno: c’era tutto il tempo per trovare le soluzioni alternative, qualunque esse fossero. Anna Durio, dal 2016, ha messo soldi (e tanti) propri, cosa che non accadeva dal compianto Max Paganini. Visti i risultati, li ha spesi molto male. L’analisi è molto più semplice di qualsiasi storytelling che ci possiamo fare, a seconda delle proprie convinzioni.

E soprattutto non ha avuto la capacità di anticipare un disastro che era a dir poco annunciato. A pagare le conseguenze sarà ancora lei a livello personale (se davvero dovesse arrivare il fallimento o comunque dovendo ulteriormente tirare fuori soldi di tasca), ma soprattutto città e tifosi. Che, come sempre, sono quelli che subiscono di più. Che, come sempre, stanno già pagando quelle pesanti conseguenze, visto che si dovrà rivivere l’esperienza di giocare nei campi dell’Italia centrale o disputare il derby con il Badesse (con tutto il rispetto, ci mancherebbe altro, vista la scalata fatta nei dilettanti) e con la Pianese. Per farlo, peraltro, le cose devono pure andare bene.

Sta qui, come ha avuto modo di sottolineare il sindaco De Mossi in settimana, la crescita dopo il dolore, cioè la lungimiranza avuta fino a un certi punto (anzi, non avuta) in passato. Riuscire a trovare il punto di equilibrio fra la giusta ambizione della piazza e una progettualità sostenibile. Nel 2014 nacque “Robur anno zero”, un volume scritto con il collega Filippo Tozzi che non solo tracciava il passato con l’analisi dei bilanci, drogati dal supporto di Mps, ma soprattutto provava a capire il futuro, senza la banca. Sei anni dopo è ahimè ancora di grande attualità. Siamo a un nuovo anno zero, questa volta proviamo a sfruttarlo con maggiori capacità. Da parte di tutti.

Questa sarà anche la settimana del “Palio che non c’è”. Un’esperienza, traumatica, che abbiamo già provato a luglio, per cui probabilmente questi giorni saranno vissuti con maggiore distacco, nella speranza che passino prima possibile. Ho sentito tanti senesi che, probabilmente, proprio per non provare quelle amare sensazioni provate fra il 29 giugno e il 2 luglio sfrutteranno i giorni di vacanza sapientemente già segnati per starsene in spiaggia, provando per una volta nella loro vita (e speriamo l’unica) come è il Ferragosto in riva al mare e non in Contrada. Per certi versi un anno zero, dunque, anche per le Contrade.

E sarà, infine, la settimana che porterà all’ufficializzazione delle liste (scadenza 20 agosto) per le elezioni regionali. La Toscana (pare) sia contendibile. Sinceramente della politica sotto il sole e delle costanti baruffe sotto gli ombrelloni, anche quelli dello stesso colore, però, ne avrei fatto volentieri a meno.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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