La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Era il 15 novembre scorso (quattro mesi fa), quando titolavo allo stesso modo il consueto articolo domenicale sui cambi repentini di colore nella ridente Toscana. Come diceva il saggio? Tutto cambia, per non cambiare niente, anche se non serve scomodare il Gattopardo, la problematica qui è – ahimè – un po’ più di basso livello.

Non riesco proprio a spiegarmi come si possa pensare, ancora una volta, di andare avanti a tentoni, o quasi. Di obbligare le famiglie, ma pure le strutture scolastiche, a organizzarsi in poco più di 48 ore. E meno male che, almeno in questa fase, il presidente della Regione perlomeno “concerta”, pur attraverso faraoniche (nei tempi) riunioni il venerdì sera, le decisioni con le istituzioni locali, che sono quelle che poi si devono girare gli zebedei sul territorio. Poi lasciamo perdere che venerdì scorso Giani (o chi per lui) ha combinato un mezzo pastrocchio comunicativo, rifilando ora Castelnuovo Berardenga, ora Gaiole, ora tutta la provincia di Siena in zona rossa, poi borderline, poi invece no e poi invece sì, mischiando peraltro i colori con le chiusure delle scuole (riguardatevi, con calma, la diretta facebook del Governatore di venerdì scorso).

Alla fine credo proprio che il sindaco di Siena e quello di Castelnuovo Berardenga abbiano preso una decisione estremamente giusta: invece che aspettare il venerdì notte o, meglio, il sabato mattina (ci sarà la pandemia e ci sarà Sanremo, ma non tutti si addormentano alle undici passate), meglio chiudere le scuole subito. Perché oltre alla pandemia e al virus, ci sono anche “piccoli” problemi quotidiani di organizzazione: delle famiglie e, come detto, delle strutture scolastiche, che, al momento, non sono macchine che puoi accendere da un giorno all’altro, oltretutto quando si è alle prese con protocolli anti covid, quarantene del personale, orari sfalsati, didattica a distanza a rotazione e quant’altro. E oltretutto in capoluoghi di provincia, per dire, dove non è che si tratta di organizzare qualche decina di famiglia. Che poi si arrivi a situazioni paradossali (scuole chiuse, negozi aperti) non è e non sarà la prima volta durante la pandemia. E forse questo è anche uno dei paradossi meno paradossali di tutti quelli che abbiamo vissuto.

Andiamo avanti. Anche con le Strade Bianche. Altra cosa strana avviene a Siena. Quando non ci sono, ci dovrebbero essere. Quando ci sono, non ci dovrebbero essere. Se c’è la zona rossa vanno fatte, anzi no, forse, però. Diventa perfino divertente leggere certi commenti sui social. Tutte le opinioni sono valide, il pensiero è libero, ma una cosa è il proprio, una cosa partire con un ragionamento più ampio, che deve per forza di cose partire da una serie di premesse quantomeno ragionevoli. La prima delle quali è la seguente: le Strade Bianche (per fortuna, direi) rientrano in un circuito professionistico mondiale del livello della Formula Uno o del campionato di calcio di serie A o della Nba. Vi pare che questi tornei si siano fermati in zona rossa, arancione, gialla o a pallini blu?

Alla fine abbiamo spedito un cartolina di Siena nel mondo. Vista la giornata di ieri, rimane l’amaro in bocca per quello che poteva essere e non è stato, a causa del Covid. Frase che, purtroppo, abbiamo già utilizzato e, presumo, toccherà utilizzare anche per qualche altro mese. Intanto, però, il francobollo lo abbiamo messo.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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