La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

La politica si è decisa. Facciamo il conto alla rovescia verso le riaperture, con tutte le perplessità per il futuro e anche per il passato. Nel senso che alcune decisioni prese adesso ci appaiono perlomeno scontate. Eppure restiamo perplessi sul perché, per l’appunto, arrivino a un anno e due mesi dallo scoppio della pandemia. Con tutti i se e i ma del caso, s’intende, su cui, sopra a tutti, sta il fatto che di questo virus si conosceva niente.

Quattordici mesi sono lunghi e la normalità è diventata il coprifuoco alle 22, l’assenza di cene e pranzi e una socialità ridotta al lumicino. Anzi, del tutto assente. Lo notiamo, come già detto, per strada, nella mancanza di saluti, negli sguardi che trapelano dalle mascherine (cui, al sottoscritto, si aggiunge l’appannamento perenne degli occhiali), ma soprattutto in un mal celato nervosismo che rischia di diventare cronico. La speranza è che almeno i paventati spiragli di normalità ci regalino nuova vitalità.

E Siena? In questi giorni le Contrade azzardano (nel senso positivo del termine) gli allenamenti di alfieri e tamburini, con mascherine e a distanza. Riecheggiare il suono dei tamburi fa bene al cuore, ma, obiettivamente, siamo ancora lontani dal pensare che il rito estivo del Palio (benché io sia convinto che questo sia solo uno degli aspetti della vita contradaiola) sia calendarizzabile. Una decisione avverrà probabilmente fra un mese, come del resto è stato lo scorso anno, perché giustamente il Comune di Siena non vuole lasciare niente di intentato. Se ci fosse lo spiraglio, cogliamolo. Nel frattempo, proviamo a ritrovare la nostra normalità.

Buona domenica

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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