La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Non credo che tutti abbiano ancora la consapevolezza di trovarsi nel mezzo di una pandemia mondiale. Qualcosa che sarà ricordato, tanto per capirsi, come una Guerra Mondiale. Non credo, altrettanto, che ne usciremo così facilmente e così presto, perché se la speranza è sempre aggrappata alla vaccinazione e al farmaco, quando (forse a settembre) sarà raggiunta l’ormai celeberrima immunità di gregge (fornitura di dosi permettendo), ci saranno da affrontare tutte le conseguenze economiche di questi lunghi mesi. Ci consoliamo, forse, con il fatto che sono più quelli che ci siamo lasciati alle spalle di quelli che abbiamo davanti.

Del resto, non tutti ancora a Siena si sono resi conto che il “Babbone” non c’è più. E non tornerà. Che la Fondazione Monte dei paschi non sarà mai più quella di prima. Che se anche l’azione giudiziale, sulla quale è tornato a spingere questa settimana il sindaco Luigi De Mossi, nei confronti della banca dovesse andare a buon fine, Palazzo Sansedoni non sarà mai più l’ente pronto a lastricare d’oro le strade del senese.

La sveglia è suonata da tempo. Dipende però se vogliamo realmente svegliarci, oppure continuare a cullarci nei sogni del tempo del fu e anche in quelli delle responsabilità che furono (che ci sono, nessuno lo nega). E’ venuto il momento di affrontare il presente, Covid e non solo: invece di aggrapparsi al passato, di affrontare, cioè, il futuro.

Dove vuole andare la città? Son passati i bei tempi e non ritornano più. Quindi è bene cominciare a intendersi su quello che Siena vuole essere e vuole diventare. E’ l’ora di fare delle scelte. “La catena del destino – ha detto il sindaco – fa afferrata anello per anello”. Ora, adesso, subito. Senza se e senza ma. Come quello che deve afferrare la Fondazione per contare qualcosa nel passaggio decisivo di Mps, come quello che deve afferrare la città senza indugi. Scienze della vita, turismo, intelligenza artificiale. Le chiacchiere su crisi e opportunità, altrimenti, per i senesi rimarranno solo tali, mentre il mondo fuori Porta Camollia procede.

Un ultimo pensiero domenicale. Quando nasce una nuova iniziativa editoriale, come Gazzetta di Siena, è normale che si smuovano le acque, pure nel piccolo-grande mare dell’informazione senese. Se questa barca stia navigando bene o male a giudicarlo saranno i lettori, nel frattempo noi continuiamo a remare, con fatica (tanta) ed entusiasmo (moltissimo). A qualcuno non piace il nostro varo, la nostra rotta, il timone? Ce ne siamo già fatti una ragione.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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