La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Pensate a quanta polvere e quanto caldo durante l’ascesa verso il Monte Sante Marie, la salita maledetta nel percorso delle Strade Bianche. Pensate a quanta passione c’è voluta, unita chiaramente all’allenamento, per affrontare una giornata come quella di ieri: e non parliamo soltanto di coloro che poi quella gara se la sono contesa fino all’ultima pedalata, quella sulle lastre di via Santa Caterina, bensì pure di coloro che faticosamente hanno arrancato da gregari in fondo al gruppo.

Siena può pensare di ripartire (anche) da tutto questo. Dalla polvere delle Strade Bianche, faticosamente organizzate e “dimezzate” dall’assenza o quasi di pubblico; comunque una ripartenza, un rilancio, una nuova vita e una nuova storia. Qualche mese fa, chiusi dentro ai nostri appartamenti, probabilmente questa corsa era l’ultimo dei pensieri. Il fatto che si sia potuta disputare, in sicurezza, ha rinnovato l’immagine della città in tutto il mondo. E non è poco, visti i tempi che corrono e i mesi, difficili, che aspettano una Siena svuotata al momento, soprattutto per quanto riguarda il turismo internazionale.

Certo, non basta, ma è un punto di svolta. Un segnale di passaggio: è stato possibile fare le Strade Bianche, adesso si può davvero ricominciare.

Nonostante lo slittamento le Strade Bianche sono ormai un appuntamento tradizionale e storico per Siena, il ciclismo, lo sport.

Tutt’altra storia è quella del Partito Democratico che però rinnova anch’esso una tradizione: quella di litigare, in vista di qualsiasi appuntamento, che sia (con tutto il rispetto, s’intende) l’elezione del segretario del circolo del Ruffolo o la lista di coloro che vorrebbero entrare nel consiglio regionale. Consapevoli, peraltro, che entrambe gli incarichi hanno più o meno lo stesso valore economico, se non politico: perché la sagra del crostino, nobile tradizione che vive anche grazie a quel circolo al Ruffolo, non porta a rimborsi per il segretario (forse l’esatto opposto), mentre in consiglio regionale salirà un solo rappresentante del Pd di questi territori, a meno di exploit a dir poco clamorosi dei Dem.

E quel candidato ha un nome (Simone) e un cognome (Bezzini): sperare che un vincente Eugenio Giani lo scelga poi come assessore, facendo così scattare il secondo arrivato o arrivata nel Pd è complicato, visto che un assessore designato da queste parti c’è già e anche quello ha un nome (Stefano) e un cognome (Scaramelli). A meno che il Pd non speri che Italia Viva (a cui appartiene Scaramelli) prenda pochi voti, mettendo però, in questo modo, a rischio la vittoria di Giani. Un paradosso, insomma, come quello costruito dal Pd provinciale che ha portato faticosamente al regionale una lista di candidati che poi è stata edulcorata e modificata d’imperio. Insomma, tradizione per tradizione, il Pd si è infilato nel consueto e tradizionale vicolo cieco. Non certo una novità.

Certo, non stanno benissimo neppure negli altri schieramenti. Per esempio la Lega, da queste parti, sfoglia la margherita da settimane, dimenticando che ne mancano sei o poco più all’appuntamento elettorale e nel mezzo ci sono vacanze, Ferragosto, caldo, spiaggia e aperitivi in costume, che poco hanno a che fare con comizi e promesse elettorali.

Infine, non sono una novità purtroppo, l’ansia e la preoccupazione dei tifosi del Siena per le vicende societarie, in una “pantomima” che ha pericolosi paralleli con quelle vissute nel 2014. Come è finita lo sappiamo tutti.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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