La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Si, è acclarato. Il Coronavirus ci ha cambiati. In peggio. Siamo capaci di indignarci e di sollevarci popolarmente per una canzonetta, nel senso letterale della parola, senza pretese artistiche e musicali, di un gruppetto di “cazzoni” (come da autodefinizione, anche se la parola non è proprio domenicale, lo capisco) o di prendercela con il povero ristoratore follonichese che, ignaro di cotanta sfida, ha prestato il proprio tetto a un nugolo di amici.

Certo, il messaggio inconsapevolmente spedito (ma ampiamente ricevuto) non è dei migliori, oltretutto in un periodo in cui di turismo si campa (o si muore, dipende dai punti di vista). Certo, chi fa la “transumanza” estiva dalle colline del Chianti, così come dalla Valdichiana aretina o dalle rive dell’Arno, non è mai stato proprio simpaticissimo ai locali. Suvvia, però, diciamo che in alcuni atteggiamenti ci hanno pure preso e, suvvia, la “caccia al senese” (o al maremmano, sull’altra sponda) è roba molto anni Ottanta o giù di lì. Certo, almeno ricordiamoci di non fare altrettanto quando (speriamo prima possibile) da Porta Camollia a Porta Romana torneranno gli studenti, dimostriamo (e dimostratemi) che, per l’appunto il Covid ci ha cambiati. In meglio.

Forse, però, l’indignazione popolare dovrebbe avere altri volti. Per esempio, al momento in Italia la situazione è sostanzialmente sotto controllo: infatti ad oggi abbiamo 67 ricoverati in terapia intensiva, TI (1.6% del picco), 826 ricoveri ospedalieri totali (2.8% del picco) e 13.323 casi attivi (al picco erano oltre 108.000). Dopo il “libera tutti” di inizio giugno, nonostante movide, manifestazioni, tifosi sciagurati, aperitivi e apericene, aperipranzi e light lunch, braciate e brindisini lalala’ non sono affatto seguiti gli scenari catastrofici previsti da certi modelli, basati su rapida crescita esponenziale dei contagi alla riapertura seguita poi da aumento corrispondente di ricoveri in TI e morti. Per non parlare di Siena, si intende. Le corna sono sempre a disposizione, ci mancherebbe altro, ma è palese come con questa situazione si debba imparare a convivere, invece di quasi sperare che un focolaio più grande e mal gestito ci rispedisca tutti sul divano a godere di uno stipendio pieno, pronti a intonar cori dal balcone o a puntare il dito contro il runner di turno.

Oppure pensiamo al fatto che un recente studio di Confturismo Confcommercio e Swg sull’indice di fiducia del viaggiatore relativo a giugno, dice che il 93% degli intervistati, ben il 16% in più dello scorso anno, farà ferie in Italia. Mete privilegiate Puglia, Toscana (meno male) e Sicilia. Città e luoghi d’arte, di solito in vetta alle preferenze, languiscono però al quarto posto fra le preferenze degli intervistati, menzionate dal 15% contro il 22% dello scorso anno. Speriamo solo che le file al Duomo (come da foto) o al Santa Maria della Scala siano una costante a luglio. Altrimenti? Tutti al mare, per l’appunto. Anche i senesi.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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