La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Qualche anno fa la domenica sera aspettavamo “i gol in tele”, oggi attendiamo le parole di Giuseppe Conte per capire se e come dovremo muoverci nelle prossime settimane. Ce lo aspettavamo, ce lo meritiamo, lo potevamo prevedere? Tutto possibile. Personalmente, invece che ai consueti soloni laureati su Facebook preferisco affidarmi agli scienziati quando si parla di scienza, mentre vorrei affidarmi ai politici quando si parla di politica (o, se preferite, di governo): i secondi hanno già ampiamente dimostrato di sapere prendere poche decisioni, affidandosi completamente ai primi. E non è necessariamente una buona cosa.

Rino Rappuoli – anche da queste pagine – ha detto che fino al 2021 (tutto compreso) avremo a che fare con questo virus. Questa è la scienza. La politica cosa farà di fronte a quella che è ormai una certezza (ovvero: la convivenza con il virus)? Navigherà ancora di settimana in settimana o quasi, a seconda dei contagi che andranno su o giù a seconda delle chiusure/aperture? Si aggrapperà alla speranza di un vaccino o di un farmaco? Dall’emergenza sanitaria all’emergenza economica il passo è estremamente breve e quel confine lo abbiamo già superato: basta chiedere a commercianti e partite Iva, la nuova classe povera di questo paese, ancora dominato da rendite, statali e parastatali, pensionati. I quali, probabilmente, sperano addirittura in una nuova chiusura come manna dal cielo per lavorare in pigiama davanti al proprio pc. Inconsapevoli, evidentemente, che l’economia non “lavora” a compartimenti, ma “gira” tutta assieme.

Ci vorrebbe buonsenso. Ma da tutte le parti in commedia. Da quelli che gridano al terrone dell’aumento dei contagi e sono, per l’appunto, già con il pigiama in mano o hanno spolverato i balconi per un nuovo coro di gruppo, ai negazionisti del virus e del rifiuto totale della mascherina. Il buonsenso vorrebbe che la vita continuasse, nel rispetto di distanziamento, mascherina e gel disinfettante, ma senza chiudersi fra le proprie quattro mura e sopportando mini “lockdown”, piccole/medie chiusure per impedire che si allarghino i contagi. E sopportando anche qualche stop agli eventi sportivi: quelli di oggi di Siena, Pianese ed Emma Villas, per esempio, senza per questo che ci si faccia prendere la mano in pensieri tipo “allora chiudiamo tutto”. Perché anche lo sport, nel suo piccolo (o grande) fa girare qualcosa in questa città e in questo paese già allo stremo.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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