mps sallustio bandini

La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

E così è iniziata anche questa campagna elettorale, che ci porterà dritti dritti all’autunno e al voto per le regionali, anche da queste parti. Sinceramente, non ne sentivamo troppo il bisogno, oltretutto dopo essere stati costretti in casa per tante settimane. Il dibattito, appena iniziato, già langue sui medesimi vizi e le medesime virtù degli anni passati, sempre considerando che viviamo immersi in una campagna elettorale permanente. Una politica da spiaggia, insomma. Rigorosamente con la mascherina, s’intende: non tanto per il virus, ma per nascondere la proprio espressione non proprio di gusto.

I contendenti (perché il resto, sinceramente, per usare una battuta di Pieraccioni, “fa volume”) sono due. Eugenio Giani, che come celebrato dallo spassoso profilo Instagram “Giani c’era”, è capace, grazie anche a una navigata esperienza politica e amministrativa (per la serie, il nuovo che avanza), di fare quattro aperitivi e tre cene alla stessa ora, tre merende in contemporanea e otto colazioni insieme, di cui una con caffè a Castiglion d’Orcia e l’altra con pasta a Forte dei Marmi. Infilandoci nel mezzo strette di mano, comizi, interviste e alleanze vecchie e nuove. Ho notato che ha anche la capacità di cambiarsi d’abito nella stessa giornata o, semplicemente, di togliersi/mettersi la cravatta: bravo, le interviste non si possono fare tutte allo stesso modo.

Susanna Ceccardi, invece, già è inciampata in qualche frase di troppo (“Se perdo me ne torno a Bruxelles”, per dire) o di troppo poco (su Tls a Siena, sempre per dire), dimostrando però la capacità di mettere d’accordo, cosa non semplice, tutto il centrodestra. Più o meno, basta non leggere quello che dice Tajani, per esempio. Per lei, paradossalmente, meno dura la campagna elettorale e meglio è; i sondaggi potrebbero alla fine anche premiarla e farla rimanere da queste parti pure dopo il 20 e 21 settembre.

Forse ha ragione Aldo Cazzullo che sul Corriere della Sera, peraltro citando il sindaco di Siena Luigi De Mossi come eccezione, dice come questa classe politica non abbia proprio la capacità di esprimere una classe dirigente. E che, in sostanza, ci tocca rimpiangere Prodi, Maccanico e la pletora di Tangentopoli (per chi ce l’ha, in questi giorni va in onda su Sky “Hammamet”, ma vi consiglio per l’appunto, di non guardarlo, per evitare recrudescenze anni Ottanta).

Visto che a Siena non ci facciamo mai mancare niente, nel frattempo, due liste civiche (Sena Civitas e Voltiamo pagina) esprimono il loro parere sulla situazione politica attuale. La seconda ci informa che non appoggerà “nessuno dei suddetti” (intesi come Giani e Ceccardi) alle regionali e che l’obiettivo (di già?) è il 2023. Immagino i fremiti di Giani e Ceccardi dopo questa notizia, ma soprattutto mi domando: ma gli elettori di Voltiamo pagina se ne staranno tutti a casa il 20 settembre?

La prima, con un comunicato in politichese arcaico, ci informa invece che è già partito il “toto sindaco”, sempre per il 2023, e svela (si fa per dire) che qualcun’altro sta pensando a qualcuno per una qualche alternativa civica con o senza l’appoggio di qualcuno del Pd. Mi domando: ma Sena Civitas è sempre in maggioranza?

Siccome non ci facciamo mancare niente (parte due) assistiamo in questi giorni anche a una trattativa plurima (o se preferite, fantasma) per la cessione della Robur. Anche qui le domande fioccano: perché se un presidente ha davvero firmato non lo dice? Perché si incontrano interlocutori diversi da quelli a cui si sarebbe già ceduto? Perché ad altri interlocutori (gli armeni) non si dice “grazie, abbiamo già fatto”? Perché si lasciano città e tifosi da una settimana (anche di più) nel limbo, addensando il legittimo sospetto che il 5 agosto si celebri un altro fallimento?

Forse sarebbe meglio occuparsi di questo.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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