La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Lo slogan “vaccini, vaccini, vaccini” rischia di diventare come una celebre canzone di Mina. Parole. Se, preferite, le chiacchiere che non fanno farina. Certo, pian piano la campagna vaccinale sta andando avanti, ma siamo ben lontani dalle promesse governative dei “migliori”, che ci avevano detto di una fantomatica immunità di gregge a giugno. Siamo a inizio maggio e ancora siamo lontani. Ben lontani.

Per la verità era una situazione preventivabile e prevedibile. In pochi ci aspettavamo un’estate di completa e vera libertà. In pochi ci aspettiamo, con tutta sincerità, che a fine giugno si potessero cogliere i rumori del montaggio dei palchi in piazza o del viaggio lento e costante della stesura della terra sul Campo. Qualche speranza la conserviamo per agosto e per questo fa bene il Comune di Siena ad aspettare qualche giorno in più. Del resto lo scorso anno, fra mille incertezze, si decise a metà maggio. Quest’anno sappiamo qualcosa in più del virus, abbiamo un vaccino, perché toglierci completamente e subito questa possibilità e arrivare fino al 2022? Queste chiacchiere farebbero, invece, un bel po’ di farina. Perché, alla fine, invece delle tante parole contano i fatti e quelli dicono che quei quattro giorni sono vitali per tante cose in città. Diciamocelo, senza paura di cadere in dogmatiche e purismi.

Potrei applicare questi principi anche alla questione stadio Artemio Franchi. La società armena dell’Acn Siena ha sbagliato tanto e tutto lo sbagliabile durante questa annata e certi passaggi a vuoto come l’ormai celeberrima gestione tecnica Pahars-Gazzaev, che sarebbe probabilmente continuata che il fondo Berkeley Capital non avesse deciso di rivoltare come un guanto l’organigramma societario, sono a dimostrarlo, ahimè, per una classifica che poteva essere ben diversa. Resta il fatto, però, che al bando pubblico disegnato dal Comune di Siena per la gestione decennale dello Stadio Artemio Franchi e del sintetico del Massimo Bertoni si sia presentata solo una società: l’Acn Siena. C’era da sborsare un milione e duecento mila euro, come minimo. Certo, mi si dirà, difficile investire se non si affianca a questo il titolo sportivo (che attualmente, comunque, quei soldi non li vale, vista la serie), ma a volte bisogna ricordarsi come tutte le voci e le indiscrezioni che vorrebbero imprenditori e cordate (parola che mi suscita sempre un po’ di orticaria), magari anche senesi, sulla soglia pronti a rilevare questo e quello risultino alla fine solo chiacchiere. Che non fanno farina.

Buona domenica

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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