La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Tempo di elezioni, tempo di convivenza. Abbiamo fatto una scelta precisa: rispettare rigorosamente il silenzio elettorale e quindi non pubblicare più note politiche o chiose e considerazioni sulle elezioni regionali (pur legittime, s’intende) dalla giornata di ieri, sabato. Per esprimere le proprie idee e le proprie proposte, come per giudicare e provare a indirizzare (sempre che ci si riesca) c’è stato tempo e no c’è bisogno di filosofeggiare la domenica mattina strizzando l’occhio a quella o all’altra parte politica. Lo abbiamo fatto per rispetto di noi stessi, di coloro che si sono comunque impegnati nella campagna elettorale e, soprattutto, di chi ci legge. Che ha avuto la possibilità di pensarci su e da questa mattina esercitare il proprio diritto, sia sulle regionali che sul referendum. Per commentare, esprimere la propria opinione e anche pensare che questa possa influenzare la massa, ci sarà tempo.

Mi sembra al momento più interessante pensare al fatto che la riapertura delle scuole ci ha perlomeno fatto fare un passo in avanti verso la normalità, pur con tutti i problemi e le nuove dinamiche del caso. Ci dovremo abituare, almeno per i prossimi mesi, a convivere con il virus. Ce lo hanno ripetuto allo sfinimento, però poche volte ci hanno spiegato cosa questo significhi, cadendo spesso nei catastrofismi di un nuovo lockdown. Invece la convivenza significa (anche) che chiusura e isolamenti di luoghi pubblici (scuole, asili e banche, come abbiamo raccontato in settimana) saranno all’ordine del giorno. Una cosa che non va intesa per forza come negativa, per quanto provochi disagi e problematiche: riuscire a tracciare subito un caso positivo, isolarlo immediatamente per iniziare una cura che possa essere efficace, individuare altrettanto celermente chi è stato a contatto per effettuare i tamponi può ridurre moltissimo il contagio, quindi abbassare il numero dei ricoveri (anche in terapia intensiva) e, di conseguenza, salvare vite. Questo in pochi lo hanno o lo riescono a raccontare: il virus c’è e continua a esserci, dobbiamo imparare a fiaccarlo, a “gestirlo”, in attesa di una cura certa, farmaco prima e vaccino poi.

Parallelamente questa gestione potrebbe evitare l’aggravarsi di un’emergenza che è per forza diventata anche economica.

Quella appena conclusa, fra le altre cose, ha segnato la chiusura definitiva del “Sonar”. Un locale molto caro a quelli della mia generazione (e delle generazioni successive). Per la verità da anni non si andava più a sentire la musica dal vivo a Gracciano, ma la cancellazione vera e propria, annunciata dai gestori, è quel trauma che ti aspetti, ma al quale non credi mai. Si ripartirà, pare, in un altro luogo, alcuni ricordi resteranno in quel capannone in fondo a quella strada sterrata.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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