La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

C’è una sottile differenza fra chi riesce a fare un’analisi del voto e delle elezioni e chi si abbandona a facili entusiasmi e difficili scoramenti, al di là di quelle che devono per forza di cose essere le esternazioni ufficiali, in cui hanno vinto (quasi) tutti e perso (quasi) nessuno. Chi riesce a fare un’analisi lucida, come insegnavano le vecchie scuole di partito della Prima Repubblica, di qualsiasi colore, vince le successive. O, perlomeno, parte con qualche vantaggio in più. Non è semplice fare una valutazione che va oltre alcune percentuali o la vittoria/sconfitta. Eppure è tutto lì, contenuto nei numeri, nei dati, nelle preferenze.

Il voto vede, anche in città a Siena, Eugenio Giani passare la soglia del cinquanta per cento. Boccata di ossigeno per il centrosinistra? Punto di partenza e speranza per il 2023, visto che non ci saranno altre elezioni (a meno di una caduta del governo e roba simile) da qui a tre anni? Domande a cui è facile rispondere positivamente, ma poi è difficile capire (oppure no?) quanto tutto questo sia reale, visto che le differenze fra regionali e comunali sono tante, che di tempo per recuperare-riprendere-riperdere ce n’è diverso. Non solo.

Il segnale – chiaro, chiarissimo – che i dati, le preferenze, i numeri danno è che i simboli contano fino a un certo punto. Sul territorio regionale la “chiamata alle armi”, con l’appello a quello che si è chiamato “voto utile”, degli ultimi giorni del centrosinistra ha probabilmente dato frutti, ma quello che, alla fine, da una parte o dall’altra, è contato è stata la credibilità dei candidati. La loro faccia. La loro conoscenza. Financo la loro competenza, intensa come l’ormai celeberrimo e abusato “radicamento sul territorio”. Qualunque sia stato il loro colore politico.

Da questo gli schieramenti devono ripartire, più che dalla tendenza e dai venti. Lo dicono i numeri, sempre se si abbia la voglia di analizzarli fino in fondo, di scorporarli, di non cedere alla facile tentazione di considerare uno e l’altro come grandi agglomerati che si fronteggiano minacciosi.

Chiosa finale. Gazzetta di Siena è nata da poco, pochissimo, ma si sta già ritagliando uno spazio (importante?) nel vasto panorama dell’informazione senese. Siamo bravi o fortunati, non lo sappiamo e sono (solo e soltanto…) i lettori a doverlo dire. Di certo possiamo dire una cosa: conosciamo la cultura del lavoro.

Buona domenica.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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