vaccino astrazeneca

La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

La scorsa settimana, da questa umile rubrica, ho segnalato come “ne usciremo decisamente peggiori”. Sono ormai più che convinto che la pandemia, incredibile opportunità (sembra un paradosso, non lo è) per capire quello che diamo troppo per scontato e per valorizzare qualità sopite, si stia trasformando in una fonte di aggressività e di distanziamento, quello si, non corporeo, ma sociale, nel senso di ulteriore separazione fra classi. Non voglio tornare sull’argomento, ormai dipanato a più riprese, di coloro che hanno la fortuna di avere uno stipendio fisso o una pensione e coloro che invece, in mille modi, quello stipendio se lo devono costruire giorno dopo giorno.

Ne usciremo peggiori e non sarà così semplice ricostruire rapporti sociali e assottigliare la forbice che si sta creando anche fra categorie e organizzazioni (basta guardare alle reazioni, diametralmente opposte, rispetto all’ordinanza regionale su pasqua e Pasquetta). Per cui temo che ogni giorno in più in questa situazione non possa che peggiorare la situazione. E dunque sarebbe bene spingere al massimo sui vaccini, vaccinazioni, sieri e quant’altro. Più vaccini per tutti, si sarebbe gridato nelle manifestazioni di massa. Senza se e senza ma, avrebbe gridato qualche sindacato.

Vaccini, vaccini, vaccini. Quello è il problema. Perché i luoghi dove fare le iniezioni, in sicurezza e a distanza, ci sono. Le Contrade di Siena hanno messo a disposizione i propri spazi, purtroppo di luoghi vuoti e inutilizzati (e attrezzabili per la campagna di vaccinazione) ce ne so tanti, fuori e dentro le città. Non mi pare proprio, lo dico da profano e non da scienziato (o da tuttologo del web, se preferite), che sia quello il problema o che comunque sia ampliamenti risolvibile. Lo è meno l’approvvigionamento, il tenere fede (o far tenere fede…) alle promesse fatte sulle forniture dell’anti Covid. Al di là degli anticorpi monoclonali, serve la copertura vaccinale. Per tornare alla “normalità”, perché stiamo ampiamente dimostrando che in questa situazione non ci sappiamo più stare. Il tempo è scaduto.

Buona domenica e buona Pasqua.

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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